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Viaggio nel maxi centro ricerca Bridgestone

Per creare mescole, battistrada e fianchi in grado di sopportare le sollecitazioni sommate di attriti e forze dinamiche, i costruttori di pneumatici hanno realizzato laboratori nel mondo. La Bridgestone ne ha uno in Giappone, uno ad Akron (Ohio  -  USA) e il terzo è in Italia, alle porte di Roma
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L'impronta a terra del pneumatico? E' la "colla" che tiene in traiettoria la vettura. Le 4 gomme di un'auto, infatti, toccano l'asfalto con una superficie complessiva molto ridotta, eppure sono in grado di non farci uscire di strada. Per creare mescole, battistrada e fianchi in grado di sopportare le sollecitazioni sommate di attriti e forze dinamiche, i costruttori di pneumatici hanno realizzato laboratori e centri di ricerca nel mondo. La Bridgestone ne ha uno in Giappone, uno ad Akron (Ohio  -  USA) e il terzo è in Italia, alle porte di Roma.

Lo abbiamo visitato, comprendendo quanto sia importante la ricerca per creare pneumatici efficienti e in grado di durare nel tempo, con percorrenze elevate, anche gli investimenti da affrontare sono decisamente rilevanti. Qual è la gomma migliore? Come per le auto, dipende da che impiego se ne voglia fare, dalla neve all'asfalto o a fango e rocce. Per ciascuna situazione c'è un …
L'impronta a terra del pneumatico? E' la "colla" che tiene in traiettoria la vettura. Le 4 gomme di un'auto, infatti, toccano l'asfalto con una superficie complessiva molto ridotta, eppure sono in grado di non farci uscire di strada. Per creare mescole, battistrada e fianchi in grado di sopportare le sollecitazioni sommate di attriti e forze dinamiche, i costruttori di pneumatici hanno realizzato laboratori e centri di ricerca nel mondo. La Bridgestone ne ha uno in Giappone, uno ad Akron (Ohio  -  USA) e il terzo è in Italia, alle porte di Roma.

Lo abbiamo visitato, comprendendo quanto sia importante la ricerca per creare pneumatici efficienti e in grado di durare nel tempo, con percorrenze elevate, anche gli investimenti da affrontare sono decisamente rilevanti. Qual è la gomma migliore? Come per le auto, dipende da che impiego se ne voglia fare, dalla neve all'asfalto o a fango e rocce. Per ciascuna situazione c'è un pneumatico in grado di offrire le prestazioni più indicate, anche se sulle ruote delle auto di serie vengono montati dei polivalenti, in grado di mantenere motricità e tenuta su molti tipi di fondo stradale, salvo forse quelli innevati, per i quali occorre montare pneumatici dedicati se non si vuole ricorrere alle catene da neve.

Una volta stabilito quale mescola di polimeri usare per un certo tipo di pneumatico se ne producono 2-3 prototipi, poi si passa alla sperimentazione in laboratorio. Ci sono apparecchiature in grado di simulare lunghe percorrenze a velocità variabile per testare i nuovi pneumatici. Superate queste prove in laboratorio si passa alla pista, il proving ground per dirla nel linguaggio internazionale dei costruttori di gomme. Qui collaudatori specializzati rilevano, anche grazie ad apparecchiature installate sulle auto impiegate per le prove, spazi di frenata o tempi di accelerazione, handling (cioè la guidabilità), insomma tutta una serie di fattori che portano a correggere eventuali imperfezioni del pneumatico, fino a raggiungere lo standard necessario per l'industrializzazione e iniziare la produzione di serie. E le prove partono da lontano, anche in laboratorio, dove ancora oggi viene talvolta impiegata una macchina costituita da un rullo coperto di carta abrasiva che controlla la velocità di deterioramento di un pneumatico. Curioso che questo rullo sia nato intorno al 1920, ma all'epoca destinato a controllare in quanto tempo si consumasse .... La suola delle scarpe. Un'altra apparecchiatura raggiunge la velocità di rotazione di 500 kmh, serve a testare gli pneumatici di Formula Uno, mentre si è dovuto costruire un "mozzo" in grado di far ruotare le gomme destinate all'agricoltura, oggi con velocità passate da 40 a 60 kmh e con diametro che può raggiungere i 3 metri. Un mondo a parte dunque, un mondo che impiega le proprie risorse a fornire  -  a costi accettabili per l'industria come l'acquirente finale - la massima sicurezza possibile agli automobilisti quando viaggiano nelle strade delle città o su veloci autostrade, sotto il sole o la pioggia.

E la ricerca dà i suoi frutti. Bridgestone, infatti, ha prodotto (presso il Technical Center di Tokyo - Giappone) i primi pneumatici per auto contenenti gomma naturale derivata esclusivamente da guayule, una pianta tipica di alcune zone aride, coltivata dalla stessa Bridgestone in Arizona. Un primo prototipo era stato già realizzato nel Centro alle porte di Roma. In quel caso, la maggior parte dei componenti solitamente realizzati in gomma naturale (compresi battistrada, fianco e tallone) erano stati sostituiti dalla gomma estratta dalla guayule coltivata e raccolta dalle piantagioni di Bridgestone. La guayule e? un arbusto nativo del Messico e del Sud Ovest degli Stati Uniti: la gomma, presente nella corteccia e nelle radici, ha caratteristiche simili alla gomma prodotta dall'albero Hevea brasiliensis.La possibilita? di produrre guayule nelle regioni aride consente di ridurre lo sfruttamento delle aree tropicali, proteggendo la biodiversita?. La ricerca poi punta anche in altre direzioni, avvalendosi di materie prime più sostenibili degli attuali materiali derivati dal petrolio, con l'obiettivo, entro il 2050, di realizzare pneumatici solo con materiali completamente sostenibili. Sempre che l'uomo viaggi ancora in auto fra più di 30 anni.