Tutti contro Tesla. In America, la casa automobilistica è sotto attacco multiplo: ci sono alcuni proprietari di Model S e Model X che continuano ad accusare l’Autopilot – il sistema di guida semi-automatica – di non funzionare bene o di causare incidenti. Ipotesi puntualmente smentite da Tesla che, dopo aver scaricato e analizzato i dati delle auto in questione, ha dichiarato che c’è sempre stato l’errore umano dietro i fatti denunciati.
Poi c’è il recente caso delle sospensioni difettose della Model S: pare che la notizia sia partita da un blogger statunitense e sia stata ripresa da diversi media nazionali, con tanto di coinvolgimento della National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), e ripercussioni in borsa. Anche se i dati delle vetture segnalate sono poi risultati falsi, le segnalazioni fatte attraverso alias fasulli, le foto delle presunte auto distrutte a causa del difetto erano state prese da Internet, e non è mai stata avviata una vera e propria inchiesta da parte dell’autorità americana. Anzi, la NHTSA ha rassicurato sulla solidità delle sospensioni della Model S. Insomma, sembrerebbe in atto una sorta di “complotto” contro la casa automobilistica del momento, che intanto perde sia in immagine che in soldoni. Tanto che Elon Musk, dal suo profilo Twitter, ha denunciato addirittura che “37 su 40 segnalazioni di reclamo sulle sospensioni inoltrate alla NHTSA erano fraudolente”. E si chiede chi ci sia dietro tutto questo e, soprattutto, perché.
C’è davvero qualcuno che muove i fili per danneggiare Tesla o per guadagnarci? Può darsi. Ma se a sollevare dubbi sulla sicurezza del suo sistema di guida semi autonoma non è un automobilista maldestro o un blogger in cerca di visibilità, bensì il Senior vice president del reparto Ricerca e Sviluppo di Volvo – la casa automobilistica svedese che proprio della sicurezza ha fatto il suo cavallo di battaglia – beh, allora le cose cambiano. “Every time I drive, I’m convinced it’s trying to kill me”, tradotto: “Ogni volta che guido – con l’Autopilot inserito – sono convinto che stia cercando di uccidermi”.
Questo è quanto Peter Mertens – in Volvo dal 2011 e con un curriculum alle spalle che annovera esperienze in Jaguar Land Rover, General Motors e Daimler – avrebbe dichiarato a proposito di Tesla al giornalista Lawrence Ulrich durante le prove stampa delle nuove Volvo V90 e S60.
L’articolo firmato da Ulrich e pubblicato sul sito di informazione “The Drive.com”, riporta una serie di considerazioni di Mertens sul sistema di Tesla e sui sistemi di guida autonoma o semi-autonoma in generale. E non sono certo positive: “Chi dice ‘abbiamo sistemi che sono meglio dei guidatori umani’ sta mentendo. Chiunque si muova troppo velocemente mette a rischio l’intera industria del settore della guida autonoma. Siamo il marchio della sicurezza, e stiamo prendendo le cose con calma. Fino a quando i sistemi saranno meglio di un buon pilota umano, Volvo non andrà in quella direzione”, ha aggiunto Mertens. Dunque, nonostante Musk continui a precisare che il suo Autopilot è un sistema che richiede un guidatore pronto a intervenire anche in fase di guida semi-autonoma, e che “la probabilità di avere un incidente è inferiore del 50% con Autopilot inserito”, in Volvo non sembrano essere d’accordo. E non è la prima volta che la casa svedese critica Tesla. Già ad aprile Victor Trent, Senior Technical Leader Crash Avoidance di Volvo, aveva bollato l’Autopilot come “un aspirante senza supervisione” che “dà l’impressione di fare più di quello che fa”.
Il sistema Tesla può essere classificato a cavallo tra il livello 2 e il livello 3 della tecnologia per la guida autonoma, ovvero un po’ più di un sistema avanzato di assistenza alla guida, come ne conosciamo tanti installati sulle vetture di ultima generazione, e un po’ meno di uno che sia in grado di “prendere decisioni”. Purtroppo, i video che circolano in rete, con persone sedute al posto di guida di una Tesla che dormono o salutano sporgendosi dal finestrino mentre la macchina guida da sola, possono essere fuorvianti, dare l’errata percezione di quello che la macchina è in grado di fare.
Lo stesso Musk ha più volte sottolineato che è un sistema semi-automatico che necessita di supervisione. Ma a quanto pare non basta per garantire la sicurezza. Ed è proprio questo a preoccupare Mertens, che, in attesa di riuscire a raggiungere un livello di affidabilità soddisfacente dei sistemi di guida autonoma – il cosiddetto livello 4 -, prima di metterli in commercio, invita tutti a una riflessione: nonostante l’errore umano sia la principale causa di incidenti stradali, “nessuno conta i milioni di incidenti che gli esseri umani riescono ad evitare, ogni minuto di ogni giorno, in tutto il mondo”. Riuscirà il computer a superare l’uomo? E’ su questo punto che si gioca la sfida delle driverless car.
Poi c’è il recente caso delle sospensioni difettose della Model S: pare che la notizia sia partita da un blogger statunitense e sia stata ripresa da diversi media nazionali, con tanto di coinvolgimento della National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), e ripercussioni in borsa. Anche se i dati delle vetture segnalate sono poi risultati falsi, le segnalazioni fatte attraverso alias fasulli, le foto delle presunte auto distrutte a causa del difetto erano state prese da Internet, e non è mai stata avviata una vera e propria inchiesta da parte dell’autorità americana. Anzi, la NHTSA ha rassicurato sulla solidità delle sospensioni della Model S. Insomma, sembrerebbe in atto una sorta di “complotto” contro la casa automobilistica del momento, che intanto perde sia in immagine che in soldoni. Tanto che Elon Musk, dal suo profilo Twitter, ha denunciato addirittura che “37 su 40 segnalazioni di reclamo sulle sospensioni inoltrate alla NHTSA erano fraudolente”. E si chiede chi ci sia dietro tutto questo e, soprattutto, perché.
C’è davvero qualcuno che muove i fili per danneggiare Tesla o per guadagnarci? Può darsi. Ma se a sollevare dubbi sulla sicurezza del suo sistema di guida semi autonoma non è un automobilista maldestro o un blogger in cerca di visibilità, bensì il Senior vice president del reparto Ricerca e Sviluppo di Volvo – la casa automobilistica svedese che proprio della sicurezza ha fatto il suo cavallo di battaglia – beh, allora le cose cambiano. “Every time I drive, I’m convinced it’s trying to kill me”, tradotto: “Ogni volta che guido – con l’Autopilot inserito – sono convinto che stia cercando di uccidermi”.
Questo è quanto Peter Mertens – in Volvo dal 2011 e con un curriculum alle spalle che annovera esperienze in Jaguar Land Rover, General Motors e Daimler – avrebbe dichiarato a proposito di Tesla al giornalista Lawrence Ulrich durante le prove stampa delle nuove Volvo V90 e S60.
L’articolo firmato da Ulrich e pubblicato sul sito di informazione “The Drive.com”, riporta una serie di considerazioni di Mertens sul sistema di Tesla e sui sistemi di guida autonoma o semi-autonoma in generale. E non sono certo positive: “Chi dice ‘abbiamo sistemi che sono meglio dei guidatori umani’ sta mentendo. Chiunque si muova troppo velocemente mette a rischio l’intera industria del settore della guida autonoma. Siamo il marchio della sicurezza, e stiamo prendendo le cose con calma. Fino a quando i sistemi saranno meglio di un buon pilota umano, Volvo non andrà in quella direzione”, ha aggiunto Mertens. Dunque, nonostante Musk continui a precisare che il suo Autopilot è un sistema che richiede un guidatore pronto a intervenire anche in fase di guida semi-autonoma, e che “la probabilità di avere un incidente è inferiore del 50% con Autopilot inserito”, in Volvo non sembrano essere d’accordo. E non è la prima volta che la casa svedese critica Tesla. Già ad aprile Victor Trent, Senior Technical Leader Crash Avoidance di Volvo, aveva bollato l’Autopilot come “un aspirante senza supervisione” che “dà l’impressione di fare più di quello che fa”.
Il sistema Tesla può essere classificato a cavallo tra il livello 2 e il livello 3 della tecnologia per la guida autonoma, ovvero un po’ più di un sistema avanzato di assistenza alla guida, come ne conosciamo tanti installati sulle vetture di ultima generazione, e un po’ meno di uno che sia in grado di “prendere decisioni”. Purtroppo, i video che circolano in rete, con persone sedute al posto di guida di una Tesla che dormono o salutano sporgendosi dal finestrino mentre la macchina guida da sola, possono essere fuorvianti, dare l’errata percezione di quello che la macchina è in grado di fare.
Lo stesso Musk ha più volte sottolineato che è un sistema semi-automatico che necessita di supervisione. Ma a quanto pare non basta per garantire la sicurezza. Ed è proprio questo a preoccupare Mertens, che, in attesa di riuscire a raggiungere un livello di affidabilità soddisfacente dei sistemi di guida autonoma – il cosiddetto livello 4 -, prima di metterli in commercio, invita tutti a una riflessione: nonostante l’errore umano sia la principale causa di incidenti stradali, “nessuno conta i milioni di incidenti che gli esseri umani riescono ad evitare, ogni minuto di ogni giorno, in tutto il mondo”. Riuscirà il computer a superare l’uomo? E’ su questo punto che si gioca la sfida delle driverless car.