Sulle auto di domani non serviranno più, c’è il digitale. Sui prototipi presentati ai più recenti saloni dell’auto, da Bmw i8 Mirrorless a Volkswagen I.D. Buzz, da Toyota Concept-i a Chrysler Portal Concept, gli specchi sono scomparsi, sostituiti da telecamere e sensori capaci di scansionare la realtà circostante e proiettare immagini sul display di bordo.
Per i più attenti non è una novità. Già con l’introduzione della retrocamera gli specchietti sono diventati “superflui” nelle manovre di parcheggio, mentre il primo retrovisore digitale, simile a un tablet, è stato testato nel 2012 da Audi sulla R18 alla 24Ore di Le Mans e installato poi sul bolide elettrico R8 e-tron. La nuova Cadillac CT6 monta a richiesta un dispositivo a forma di retrovisore centrale che al posto dello specchio ha un display collegato con la retrocamera.
La rivoluzione è iniziata e in Giappone il Road Transport Bureau ha già autorizzato da quest’anno la circolazione di veicoli senza retrovisori, sostituiti da telecamere e sensori. Tra non molto gli specchietti finiranno nei musei con una ricca storia da raccontare. Il primo apparve sulla Marmon di Ray Harroun che trionfò alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1911: il pilota montò uno specchio sul cofano, in posizione centrale, per eliminare il peso del meccanico che all’epoca aveva anche il compito di avvisare il guidatore delle auto in arrivo. Gli specchietti retrovisori esterni sono invece più giovani: l’obbligo in Italia, lato guida, è in vigore dal 1977. Ma nonostante l’indiscussa utilità in materia di sicurezza, lo specchietto esterno si è rivelato insufficiente a garantire la visibilità nelle manovre, il cosiddetto “angolo cieco” è sempre in agguato e ha causato molti incidenti.
Per sopperire a questo limite, Volvo ha introdotto per prima, dal 2005, il “Blind Spot Detection”, allerta dell’angolo cieco, integrando dei sensori che rilevano la presenza delle vetture in arrivo fuori dalla portata dell’occhio e inviano un segnale di avviso. Invenzioni recenti che sembrano già vecchie: con le nuove tecnologie digitali la carriera dei retrovisori è arrivata al capolinea, per la gioia dei designer che li considerano antiestetici da sempre e hanno tentato di eliminarli più volte. Come sull’Alfa Romeo 33 Carabo del 1968 disegnata da Marcello Gandini, autore di alcune delle più belle vetture della storia tra cui Lamborghini Miura e Lancia Stratos.
Per i più attenti non è una novità. Già con l’introduzione della retrocamera gli specchietti sono diventati “superflui” nelle manovre di parcheggio, mentre il primo retrovisore digitale, simile a un tablet, è stato testato nel 2012 da Audi sulla R18 alla 24Ore di Le Mans e installato poi sul bolide elettrico R8 e-tron. La nuova Cadillac CT6 monta a richiesta un dispositivo a forma di retrovisore centrale che al posto dello specchio ha un display collegato con la retrocamera.
La rivoluzione è iniziata e in Giappone il Road Transport Bureau ha già autorizzato da quest’anno la circolazione di veicoli senza retrovisori, sostituiti da telecamere e sensori. Tra non molto gli specchietti finiranno nei musei con una ricca storia da raccontare. Il primo apparve sulla Marmon di Ray Harroun che trionfò alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1911: il pilota montò uno specchio sul cofano, in posizione centrale, per eliminare il peso del meccanico che all’epoca aveva anche il compito di avvisare il guidatore delle auto in arrivo. Gli specchietti retrovisori esterni sono invece più giovani: l’obbligo in Italia, lato guida, è in vigore dal 1977. Ma nonostante l’indiscussa utilità in materia di sicurezza, lo specchietto esterno si è rivelato insufficiente a garantire la visibilità nelle manovre, il cosiddetto “angolo cieco” è sempre in agguato e ha causato molti incidenti.
Per sopperire a questo limite, Volvo ha introdotto per prima, dal 2005, il “Blind Spot Detection”, allerta dell’angolo cieco, integrando dei sensori che rilevano la presenza delle vetture in arrivo fuori dalla portata dell’occhio e inviano un segnale di avviso. Invenzioni recenti che sembrano già vecchie: con le nuove tecnologie digitali la carriera dei retrovisori è arrivata al capolinea, per la gioia dei designer che li considerano antiestetici da sempre e hanno tentato di eliminarli più volte. Come sull’Alfa Romeo 33 Carabo del 1968 disegnata da Marcello Gandini, autore di alcune delle più belle vetture della storia tra cui Lamborghini Miura e Lancia Stratos.