Seggiolini auto come salvavita: ecco il tema della campagna “Bimbi in auto” lanciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), in collaborazione con il Ministero della Sanità, la Polizia di Stato e le società scientifiche e culturali dei pediatri che richiama l’attenzione degli adulti verso un tema sempre attuale.
In Italia, infatti, secondo le statistiche del MIT e dell’Istituto Superiore di Sanità, appena il 47% della popolazione utilizza correttamente e costantemente il seggiolino auto o le cinture di sicurezza quando trasporta un bambino. Un dato a dir poco allarmante, a fronte di numeri che fanno rabbrividire: nel 2017, in Italia, sono morti a causa di incidenti stradali 25 bambini sotto i 14 anni, e più di 8 mila sono rimasti feriti (fonte Istat). Per dare maggior senso ai numeri, basti sapere che nel 2017, “ogni 23 giorni almeno un bambino ha perso la vita, ed ogni giorno in molti hanno subito lesioni a seguito di incidente stradale – sottolineano dal MIT -. Molti di questi lutti e lesioni si sarebbero potuti drasticamente ridurre se fossero state completamente rispettate le norme sull’uso dei seggiolini auto e il buon senso”.
Già perché se gli incidenti stradali non si possono azzerare completamente, almeno cerchiamo di proteggere i bambini usando gli strumenti a disposizione. Lo stabilisce l’articolo 172 del Codice della strada, che prevede l’obbligo dell’uso del seggiolino, omologato e adeguato al bambino, fino ai 150 centimetri d’altezza. Non sempre, tuttavia, è facile scegliere il seggiolino giusto. Per questo la campagna “Bimbi in auto” ha realizzato una locandina con istruzioni semplificate e punti chiave sul corretto uso dei dispositivi di ritenuta per bambini.
Ma come mai molti (troppi) genitori italiani – e con loro nonni, zii, e via dicendo – non usano il seggiolino auto? Come mai continuano a trasportare neonati e bambini in braccio, sul sedile anteriore? Perché lasciano i piccoli liberi di saltellare sui sedili posteriori? Eppure siamo generalmente molto protettivi verso i nostri figli. Tappezziamo la casa di paraspigoli e copri-prese elettriche, siamo sempre pronti a scattare se il bebè cade e si sbuccia un ginocchio… e poi in auto non li difendiamo da potenziali urti violenti? Sembra un controsenso.“In auto abbiamo una percezione di falsa sicurezza – commenta Massimo Agnoletti, psicologo esperto di Stress e di Psicologia Positiva -, il materiale e la struttura che ci avvolgono ci fanno sentire protetti ed al sicuro, un po’ come in un carro armato (vedi l’attuale trend dei Suv).
Ma questo produce un’illusoria percezione di sicurezza e di controllo. In auto, le consuete categorie dello spazio e del tempo sono distorte rispetto a quando ci muoviamo a piedi. E questo produce una scorretta percezione del pericolo. Come le falene, abituate ad orientarsi in base alla posizione del sole, si scottano se esposte alla luce artificiale, noi umani tendiamo ad utilizzare gli stessi criteri di percezione del rischio in contesti del tutto artificiali come la guida di un’auto, che può andare decine di volte più veloce rispetto i nostri limiti biologici”. Serve quindi più consapevolezza del pericolo da parte degli adulti.
Non meno importante è l’altro tema legato ai seggiolini auto, quello di dotarli del sistema anti-abbandono per evitare che si verifichino altri casi di bambini dimenticati in auto. “Questo è un mio impegno personale che diverrà presto un obbligo di legge – ha aggiunto il ministro Toninelli -, dovrà essere sempre installato sui seggiolini auto un dispositivo anti abbandono. Basta una piccola modifica al Codice della strada, un piccolo intervento normativo per scongiurare tante morti assurde: per evitare che una distrazione possa trasformarsi in una tragedia”. Dopo vari tentativi archiviati, chissà che questa sia la volta buona.
Intanto la linea del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è chiara: educazione alla sicurezza in auto, a partire dai più piccoli, attraverso materiali informativi che saranno diffusi negli ambulatori pediatrici, negli ospedali, nei consultori e sui media, per sollecitare e coinvolgere il mondo degli adulti sulla necessità di assicurare i bambini – sempre e correttamente – a idonei sistemi di ritenuta durante i viaggi in auto, lunghi o brevi che siano.
Perché ricordiamoci che la maggior parte degli incidenti si verificano in città entro i 5 km di percorrenza. E anche un piccolo tamponamento, senza conseguenze per un adulto, può essere dannoso per un bambino. La nuova campagna “Bimbi in auto” fa parte inoltre del “Piano Nazionale di Sicurezza Stradale – Orizzonte 2020” che fissa l’ambizioso obiettivo di azzerare entro il 2020 il numero di bambini deceduti sulle strade italiane e prevede, tra l’altro, un incremento di controlli specifici da parte delle pattuglie in servizio sulle strade.
In Italia, infatti, secondo le statistiche del MIT e dell’Istituto Superiore di Sanità, appena il 47% della popolazione utilizza correttamente e costantemente il seggiolino auto o le cinture di sicurezza quando trasporta un bambino. Un dato a dir poco allarmante, a fronte di numeri che fanno rabbrividire: nel 2017, in Italia, sono morti a causa di incidenti stradali 25 bambini sotto i 14 anni, e più di 8 mila sono rimasti feriti (fonte Istat). Per dare maggior senso ai numeri, basti sapere che nel 2017, “ogni 23 giorni almeno un bambino ha perso la vita, ed ogni giorno in molti hanno subito lesioni a seguito di incidente stradale – sottolineano dal MIT -. Molti di questi lutti e lesioni si sarebbero potuti drasticamente ridurre se fossero state completamente rispettate le norme sull’uso dei seggiolini auto e il buon senso”.
Già perché se gli incidenti stradali non si possono azzerare completamente, almeno cerchiamo di proteggere i bambini usando gli strumenti a disposizione. Lo stabilisce l’articolo 172 del Codice della strada, che prevede l’obbligo dell’uso del seggiolino, omologato e adeguato al bambino, fino ai 150 centimetri d’altezza. Non sempre, tuttavia, è facile scegliere il seggiolino giusto. Per questo la campagna “Bimbi in auto” ha realizzato una locandina con istruzioni semplificate e punti chiave sul corretto uso dei dispositivi di ritenuta per bambini.
Ma come mai molti (troppi) genitori italiani – e con loro nonni, zii, e via dicendo – non usano il seggiolino auto? Come mai continuano a trasportare neonati e bambini in braccio, sul sedile anteriore? Perché lasciano i piccoli liberi di saltellare sui sedili posteriori? Eppure siamo generalmente molto protettivi verso i nostri figli. Tappezziamo la casa di paraspigoli e copri-prese elettriche, siamo sempre pronti a scattare se il bebè cade e si sbuccia un ginocchio… e poi in auto non li difendiamo da potenziali urti violenti? Sembra un controsenso.“In auto abbiamo una percezione di falsa sicurezza – commenta Massimo Agnoletti, psicologo esperto di Stress e di Psicologia Positiva -, il materiale e la struttura che ci avvolgono ci fanno sentire protetti ed al sicuro, un po’ come in un carro armato (vedi l’attuale trend dei Suv).
Ma questo produce un’illusoria percezione di sicurezza e di controllo. In auto, le consuete categorie dello spazio e del tempo sono distorte rispetto a quando ci muoviamo a piedi. E questo produce una scorretta percezione del pericolo. Come le falene, abituate ad orientarsi in base alla posizione del sole, si scottano se esposte alla luce artificiale, noi umani tendiamo ad utilizzare gli stessi criteri di percezione del rischio in contesti del tutto artificiali come la guida di un’auto, che può andare decine di volte più veloce rispetto i nostri limiti biologici”. Serve quindi più consapevolezza del pericolo da parte degli adulti.
Non meno importante è l’altro tema legato ai seggiolini auto, quello di dotarli del sistema anti-abbandono per evitare che si verifichino altri casi di bambini dimenticati in auto. “Questo è un mio impegno personale che diverrà presto un obbligo di legge – ha aggiunto il ministro Toninelli -, dovrà essere sempre installato sui seggiolini auto un dispositivo anti abbandono. Basta una piccola modifica al Codice della strada, un piccolo intervento normativo per scongiurare tante morti assurde: per evitare che una distrazione possa trasformarsi in una tragedia”. Dopo vari tentativi archiviati, chissà che questa sia la volta buona.
Intanto la linea del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è chiara: educazione alla sicurezza in auto, a partire dai più piccoli, attraverso materiali informativi che saranno diffusi negli ambulatori pediatrici, negli ospedali, nei consultori e sui media, per sollecitare e coinvolgere il mondo degli adulti sulla necessità di assicurare i bambini – sempre e correttamente – a idonei sistemi di ritenuta durante i viaggi in auto, lunghi o brevi che siano.
Perché ricordiamoci che la maggior parte degli incidenti si verificano in città entro i 5 km di percorrenza. E anche un piccolo tamponamento, senza conseguenze per un adulto, può essere dannoso per un bambino. La nuova campagna “Bimbi in auto” fa parte inoltre del “Piano Nazionale di Sicurezza Stradale – Orizzonte 2020” che fissa l’ambizioso obiettivo di azzerare entro il 2020 il numero di bambini deceduti sulle strade italiane e prevede, tra l’altro, un incremento di controlli specifici da parte delle pattuglie in servizio sulle strade.