FORLI' - Di trofei, all'Asaps, che sabato scorso ha festeggiato i suoi 20 anni, ne hanno potati a casa una marea (la numerazione dei cavalcavia, la battaglia contro l'abuso di alcool e per l'incentivazione degli etilometri, la lotta contro l'innalzamento del limite ai 150 km/ora, la patente a punti, la difesa del sistema di tutor autostradale e la precisa volontà di arrivare alla confisca della macchina in caso di abuso di alcool, portata a casa con grande convinzione e grande forza). "Come se - ha spiegato il presidente Giordano Biserni con il solito piglio "buca-giornali" - per noi il Cesena avesse vinto il campionato con 96 punti in classifica".
Già, ma poi per festeggiare la storica tappa del ventennale l'Asaps non punta sui successi personali ma guarda avanti e sceglie il tema "Il ruolo della comunicazione per una più efficace sicurezza stradale". E non è un caso perché questa battagliera associazione forlivese (ormai punto di riferimento nazionale per la sicurezza stradale, con studi, osservatori e interventi che spesso e volentieri hanno varcato i confini nazionali, guadagnandosi citazioni finanche sul New York Times) ha capito per prima che senza un'efficace lavoro sulla comunicazione non si va da nessuna parte.
Così, con il solito piglio a metà strada fra Grillo e un comico di Zelig, con la forza dei numeri, il dramma delle tragedie che racconta mitigate dalla simpatia dei romagnoli, Biserni è subito andato "giù duro" come si dice da quelle parti: "agli anni Cinquanta ad oggi, sui 440.000 km di strade italiane, 400.000 persone sono morte e 14 milioni sono rimaste ferite - ha spiegato - praticamente abbiamo perso una città come Firenze, mentre presunte emergenze come l'aviaria e mucca pazza conquistavano l'attenzione dell'opinione pubblica"...
Biserni non ha fatto sconti a nessuno, come al solito, raccontando poi che "la pubblicità in TV fa schifo perché celebra la positività dell'alcool e la potenza dei veicoli, che vengono filmati mentre viaggiano sempre su strade meravigliose e libere, mai sulla E45 o sulla A3. Per rimediare a questa asimmetria - ha aggiunto - che è anche e soprattutto di mezzi economici, abbiamo deciso sin dall'inizio di puntare sulla comunicazione, sui nostri strumenti, gli osservatori e il rapporto con gli organi di informazione, grazie al quale abbiamo ottenuto grandi risultati".
Al convegno, a cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito la propria prestigiosa medaglia di rappresentanza, c'eravamo anche noi, fra illustri colleghi come l'ex direttore di Quattroruote Mauro Tedeschini, il responsabile della pagina Motori di Virgilio. it Nestore Morosini, la giornalista Rai Emanuela Falcetti, la direttrice del Corriere Romagna Maria Patrizia Lanzetti, il direttore della Voce di Romagna Franco Fregni e il direttore del Quotidiano Nazionale (Carlino, Nazione, Giorno) Pierluigi Visci.
E quello che ci ha colpito, davvero, è stato l'approccio di questa associazione (ma anche di tutte le forze dell'ordine presenti, delle associazione vittime delle strada come quella Vittime della Strada presieduta con forza da Pina Cassaniti Mastrojeni, e di tutti coloro che lavorano sulla sicurezza stradale) nei confronti di noi Media, quasi a volerci ringraziare per il nostro impegno su questi temi. Un atteggiamento commovente perché - si sa - i giornali sono fatti di notizie. E normalmente chi "porta" una notizia - come queste associazioni - viene ringraziato. Ma non è solo una questione di "ribaltamento di ruoli": l'Asaps in tutti questi anni ha cambiato l'approccio alla lotta alla sicurezza stradale perché una cosa è parlare di questi temi con i soliti temi lugubri, una cosa è cercare paragoni, iperboli, metafore, confronti anche dai risvolti comici per dare (a volte "rubare" con forza) spazio sui giornali a temi della sicurezza stradale. Temi che con questo metodo finiscono in prima pagina invece di essere relegati in una "breve" nelle ultime sezione locali.
Insomma all'Asaps tutti riconoscono meriti. E non è un caso che sabato scorso è stato forte anche il calore delle autorità - elencarle tutte è praticamente impossibile - basti dire che ha partecipato anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi.
Ma il ventennale dell'Asaps è stata anche l'occasione per ricordare alcuni caduti della polizia stradale, e non solo, con la consegna di un riconoscimento ai familiari. Come la vedova del forlivese Pierluigi Giovagnoli, sovrintendente della Sezione Polizia stradale di Forlì, ucciso da un camionista ubriaco al volante il 24 maggio 2003, a 46 anni, mentre stava scortando una corsa ciclistica. O come il fratello di Antonella Savi, l'infermiera di Tivoli morta il 7 settembre 2010, mentre di notte e sotto la pioggia soccorreva gli occupanti di una vettura che aveva subito un incidente sulla A24. Non sono mancati poi anche Gabriella Vitali, vedova del maresciallo Luigi D'Andrea, Medaglia d'Oro al Valor Civile alla memoria, ucciso dalla banda Vallanzasca a Dalmine il 7 febbraio 1977, e i genitori dell'agente Stefano Biondi, altra Medaglia d'Oro alla memoria, travolto e ucciso il 20 aprile 2004 da una banda di corrieri della droga sull'Autosole a Reggio Emilia.
Momenti toccanti, a volte commoventi, perché l'argomento di cui tratta l'Asaps, alla fine, è un argomento duro, "anzi tosto, mica roba da pataca" come direbbe il presidente Biserni...
Già, ma poi per festeggiare la storica tappa del ventennale l'Asaps non punta sui successi personali ma guarda avanti e sceglie il tema "Il ruolo della comunicazione per una più efficace sicurezza stradale". E non è un caso perché questa battagliera associazione forlivese (ormai punto di riferimento nazionale per la sicurezza stradale, con studi, osservatori e interventi che spesso e volentieri hanno varcato i confini nazionali, guadagnandosi citazioni finanche sul New York Times) ha capito per prima che senza un'efficace lavoro sulla comunicazione non si va da nessuna parte.
Così, con il solito piglio a metà strada fra Grillo e un comico di Zelig, con la forza dei numeri, il dramma delle tragedie che racconta mitigate dalla simpatia dei romagnoli, Biserni è subito andato "giù duro" come si dice da quelle parti: "agli anni Cinquanta ad oggi, sui 440.000 km di strade italiane, 400.000 persone sono morte e 14 milioni sono rimaste ferite - ha spiegato - praticamente abbiamo perso una città come Firenze, mentre presunte emergenze come l'aviaria e mucca pazza conquistavano l'attenzione dell'opinione pubblica"...
Biserni non ha fatto sconti a nessuno, come al solito, raccontando poi che "la pubblicità in TV fa schifo perché celebra la positività dell'alcool e la potenza dei veicoli, che vengono filmati mentre viaggiano sempre su strade meravigliose e libere, mai sulla E45 o sulla A3. Per rimediare a questa asimmetria - ha aggiunto - che è anche e soprattutto di mezzi economici, abbiamo deciso sin dall'inizio di puntare sulla comunicazione, sui nostri strumenti, gli osservatori e il rapporto con gli organi di informazione, grazie al quale abbiamo ottenuto grandi risultati".
Al convegno, a cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito la propria prestigiosa medaglia di rappresentanza, c'eravamo anche noi, fra illustri colleghi come l'ex direttore di Quattroruote Mauro Tedeschini, il responsabile della pagina Motori di Virgilio. it Nestore Morosini, la giornalista Rai Emanuela Falcetti, la direttrice del Corriere Romagna Maria Patrizia Lanzetti, il direttore della Voce di Romagna Franco Fregni e il direttore del Quotidiano Nazionale (Carlino, Nazione, Giorno) Pierluigi Visci.
E quello che ci ha colpito, davvero, è stato l'approccio di questa associazione (ma anche di tutte le forze dell'ordine presenti, delle associazione vittime delle strada come quella Vittime della Strada presieduta con forza da Pina Cassaniti Mastrojeni, e di tutti coloro che lavorano sulla sicurezza stradale) nei confronti di noi Media, quasi a volerci ringraziare per il nostro impegno su questi temi. Un atteggiamento commovente perché - si sa - i giornali sono fatti di notizie. E normalmente chi "porta" una notizia - come queste associazioni - viene ringraziato. Ma non è solo una questione di "ribaltamento di ruoli": l'Asaps in tutti questi anni ha cambiato l'approccio alla lotta alla sicurezza stradale perché una cosa è parlare di questi temi con i soliti temi lugubri, una cosa è cercare paragoni, iperboli, metafore, confronti anche dai risvolti comici per dare (a volte "rubare" con forza) spazio sui giornali a temi della sicurezza stradale. Temi che con questo metodo finiscono in prima pagina invece di essere relegati in una "breve" nelle ultime sezione locali.
Insomma all'Asaps tutti riconoscono meriti. E non è un caso che sabato scorso è stato forte anche il calore delle autorità - elencarle tutte è praticamente impossibile - basti dire che ha partecipato anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi.
Ma il ventennale dell'Asaps è stata anche l'occasione per ricordare alcuni caduti della polizia stradale, e non solo, con la consegna di un riconoscimento ai familiari. Come la vedova del forlivese Pierluigi Giovagnoli, sovrintendente della Sezione Polizia stradale di Forlì, ucciso da un camionista ubriaco al volante il 24 maggio 2003, a 46 anni, mentre stava scortando una corsa ciclistica. O come il fratello di Antonella Savi, l'infermiera di Tivoli morta il 7 settembre 2010, mentre di notte e sotto la pioggia soccorreva gli occupanti di una vettura che aveva subito un incidente sulla A24. Non sono mancati poi anche Gabriella Vitali, vedova del maresciallo Luigi D'Andrea, Medaglia d'Oro al Valor Civile alla memoria, ucciso dalla banda Vallanzasca a Dalmine il 7 febbraio 1977, e i genitori dell'agente Stefano Biondi, altra Medaglia d'Oro alla memoria, travolto e ucciso il 20 aprile 2004 da una banda di corrieri della droga sull'Autosole a Reggio Emilia.
Momenti toccanti, a volte commoventi, perché l'argomento di cui tratta l'Asaps, alla fine, è un argomento duro, "anzi tosto, mica roba da pataca" come direbbe il presidente Biserni...