Motori

Autovelox sulle strade francesi:
un business da 590 milioni di euro

L'Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale, analizza il fenomeno e rileva che i vari rilevatori elettronici di velocità hanno documentato ben 16 milioni di infrazioni

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Nel consueto monitoraggio di quanto avviene sulle strade di tutto il mondo l'Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale sofferma la sua attenzione sulla situazione degli autovelox in Francia. A richiamare l'attenzione dell'Asaps è stato un recente articolo del settimanale "Nouvel Observateur" in cui si rileva che durante il 2010 i vari autovelox hanno documentato ben 16 milioni di infrazioni producendo un introito per le casse statali pari a 590 milioni di euro. Una cifra colossale che però permette, secondo l'analisi dagli osservatori sugli incidenti, un risparmio di 24 milioni di euro di costi sociali e 760 vite salvate. Alla cifra incassata dallo stato però, fanno notare all'Asaps, vanno sottratti 16 milioni di euro per la manutenzione a seguito di atti di vandalismo perpetrati ai danni degli autovelox e poco meno di 200 milioni di euro per costi di installazione, coordinamento con le banche dati e rinnovamento tecnologico.

Insomma secondo l'Asaps: "Ne consegue che, sì, gli autovelox fruttano, ma sono anche "terreno di caccia" tanto per gli enti pubblici che per gli imprenditori più assetati. Anche la distribuzione degli autovelox in Francia non pare soddisfare i dati ufficiali: uno ogni 4 kilometri in autostrada, uno ogni 400 sulle strade nazionali, dove avvengono rispettivamente il 6 e 9% dei sinistri. Come mai, dunque, una disparità così evidente in contesti parimenti difficoltosi? La risposta pare semplice: sulle "autoroutes" pigiare sull'acceleratore può venire più naturale in caso di poco traffico: corsie larghe, niente curve, la "pista" ideale per spingere a tavoletta. Ecco, dunque, che gli autovelox vengono posizionati anche in location improbabili - come il soffitto delle gallerie - e finiscono per scattare foto a ripetizione, come 8 in 23 minuti. L'occhio maligno e avido della vigilanza, poi, rafforza le fila dei veicoli non assicurati, un "buco nero" di ardua definizione, dove i soggetti coinvolti in Francia sembrano compresi tra 300.000 e 2,5 milioni".

Anche in terra transalpina dunque la sicurezza stradale sembra essere a rischio business, un fenomeno che, a quanto pare, non è solo una nostra prerogativa come sottolineano all'Asaps: "In Italia, dopo il caso degli autovelox fasulli scoperchiato in provincia di Brescia, il rischio è che il ricorso ai rilevatori di velocità serva solo a dare ossigeno ai bilanci di Comuni e Province. Un pericolo che solo il Parlamento può scongiurare, varando una volta per tutte il provvedimento, tanto sbandierato e mai attuato, affinché i proventi delle contravvenzioni possano essere reinvestiti a favore degli automobilisti, delle infrastrutture e del potenziamento delle attrezzature e strumenti delle  Polizie Locali". (m. r.)