Casa e Design

Texas, un’architettura sacra per non dimenticare

Texas, un’architettura sacra per non dimenticare

Un sapiente gioco di prospettive permette di scorgere sulla facciata della chiesa di Saint Sarkis, a Carrollton in Texas, 1.5 milioni di minuscole icone stampate con tecnologie all’avanguardia su rivestimenti ceramici che, tessera dopo tessera, ricordano le vittime del genocidio armeno del 1915

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Antico e moderno possono trovare un comune denominatore e fondersi armoniosamente. Grandi capolavori dell’architettura, costruzioni di notevole spessore culturale, creativo e produttivo, sono in grado di combinare tradizione e innovazione in modo sapiente. Il risultato? Un magico gioco di prospettive capace di affascinare. Come testimonia la nuova chiesa armena di Saint Sarkis, sita nel centro di Carrollton (Texas) e consacrata lo scorso 24 aprile in occasione della Giornata mondiale per il ricordo del Genocidio Armeno. La struttura, inserita in un complesso di tre edifici che occupano un’area di cinque acri, rende omaggio alle vittime del genocidio armeno del 1915. Oltre a rappresentare un monumento commemorativo, è anche un luogo di culto, un punto di riferimento per tutta la comunità armena residente nell’area di Dallas.  

A fare da musa è stata la chiesa di Santa Ripsima (618 d.C), sita nei pressi di Erevan (attuale capitale armena), emblema della resistenza e della perseveranza di questo popolo che ha ispirato il pluripremiato architetto newyorkese David Hotson nella realizzazione del progetto, sviluppato insieme al collega Stepan Terzyan, al senior project manager Mike Konow e alla progettista architettonica Ani Sahakyan. Il tutto guardando al passato, ma con un occhio al presente - e al futuro - coniugando antiche tradizioni culturali con tecnologie digitali all’avanguardia.

Ad affascinare, ma anche a destare stupore e al tempo stesso curiosità, è la facciata occidentale della Chiesa che, in base al punto di vista da cui la si guarda, offre un’esperienza visiva stratificata. Da lontano infatti si scorge la tradizionale croce armena composta da motivi ornamentali geometrici e botanici intrecciati mentre, man mano che si avvicina alla chiesa, il visitatore si rende conto che l’intera facciata si compone di minuscole icone (o pixel) in alta risoluzione ispirate ad antichi motivi ornamentali armeni: 1,5 milioni per l’esattezza, un numero tutt’altro che casuale in quanto rimanda a coloro che hanno perso la vita durante il genocidio. Ogni tessera è unica, proprio come la persona che rappresenta. Prezioso il contributo di Fiandre Architectural Surfaces, Brand specializzato in superfici ceramiche che, avvalendosi della rivoluzionaria tecnologia Design Your Slabs (DYS), è stata in grado di riprodurre il disegno creato dall’architetto Hotson sulle superfici Maximum applicate poi sulla facciata dell’edificio.

Le lastre ceramiche, realizzate in Italia attenendosi alle unità di pixel richieste, sono state poi portate in Texas a composizione ultimata. A installarle è stata Graniti Vicentia Façades utilizzando il sistema di facciata ventilata brevettato da Granitech, divisione di Iris Ceramica Group. Fiandre inoltre ha curato la fornitura di finiture ceramiche per intradossi, pareti e pavimenti interni scelti tra le lastre in gres porcellanato appartenenti alla collezione Fjord che, ispirate al fascino enigmatico delle terre del Nord e caratterizzate da sottili nervature, richiamano le pallide superfici di pietra disegnate dal tempo e dalle forze primordiali della natura. La storia dunque non si apprende solo sui libri: visitare Saint Sarkis significa vivere un’esperienza spirituale attraverso uno spazio contemporaneo che, con la sua ‘facciata simbolica e solenne’, è in grado di preservare la memoria di un genocidio che non deve essere dimenticato.