Foto/Industria: le trasformazioni del lavoro attraverso gli scatti di grandi fotografi
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L'uomo pensa e agisce, medita e innova. E a ogni azione, a ogni innovazione corrisponde una reazione che coinvolge tutto ciò che si conosceva prima.
Miniere di carbone, centrali elettriche, industria manifatturiera, catene di montaggio: le diverse generazioni di fabbriche e le innumerevoli forme di sfruttamento incontrollato delle risorse energetiche, hanno trasformato il paesaggio e con esso influenzato le condizioni e gli ambienti di lavoro. La rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni sta creando nuove professioni e ridefinendo i luoghi e l’esperienza del lavoro. Attraverso le immagini di fotografi che hanno saputo documentare mondo industriale e ricerca sociologica, la terza edizione di Foto/Industria, prima biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’industria e del lavoro, che si svolge a Bologna dal 12 ottobre al 19 novembre 2017, offre un’importante riflessione sulle trasformazioni avvenute nel corso del tempo nel rapporto fra industria uomo e territorio.
Ideata nel 2013, la manifestazione è organizzata, promossa e prodotta dalla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), riconosciuta a livello internazionale come ideale piattaforma di scambio intellettuale e dialogo con il mondo del lavoro. Il programma presenta 14 mostre di grandi artisti, padri della fotografia e giovani talenti, allestite in diverse sedi del centro cittadino, tra palazzi storici, musei, chiese, luoghi simbolo, e nell'avveniristica sede della Fondazione MAST. In programma, anche un fitto calendario di appuntamenti per il pubblico, tra visite guidate con i fotografi e i curatori, incontri con artisti, critici, collezionisti e filosofi, concerti e performance, laboratori per bambini e ragazzi. Il nuovo polo culturale bolognese Mast (legato al gruppo Industriale Coesia) ospita diverse attività e spazi di condivisione tra cui la PhotoGallery, oggi l’unica istituzione al mondo dedicata alla fotografia della civiltà industriale, diretta da Urs Stahel, co-fondatore e direttore del Fotomuseum Winterthur.
Mitch Epstein - Pinacoteca Nazionale
Tra i temi trattati dalle mostre in esposizione alla terza Biennale bolognese, alcuni fotografi hanno finalizzato la loro ricerca in particolare sull’idea di trasformazione e sui processi di mutamento avvenuti negli ultimi decenni nel mondo dell’industria manifatturiera, sull’evoluzione delle condizioni di lavoro e dei diritti dei lavoratori, e sulle trasformazioni del paesaggio a seguito di uno sfruttamento energetico incontrollato. Le quattordici immagini di grande formato realizzate dall’americano Mitch Epstein, autore dell’affascinante serie “American Power” (2003-2009) proposta dalla Fondazione Walther Collection all’interno del progetto “Landscapes of American Power. Photography from the Walther Collection”, allestita negli spazi della Pinacoteca Nazionale, sono una cronaca toccante e amara degli stravolgimenti paesaggistici a opera dell’intervento industriale del secolo scorso in Nord America. Hanno valore di riflessione sugli sprechi di energia nella società votata al consumismo: centrali elettriche e nucleari, pozzi di petrolio, miniere di carbone sono ritratti come strumenti di distruzione del pianeta. A fare da contrappunto, le immagini di “The Making of Lynch” (1917–1920), un antico album di fotografia vernacolare, anch’esso nel progetto proposto dalla Walther Collection. Documenta la repentina edificazione di una città mineraria e di un impianto industriale nel Kentucky orientale, mettendo in luce?gli straordinari cambiamenti subiti da questo idilliaco paesaggio rurale americano.
The making of Lynch / the Walther Collection Courtesy of the Walther Collection Neu-Ulm, Germany, and New York, Usa
In Europa, i cambiamenti più importanti subiti nella seconda parte del Novecento dal paesaggio e dalla società inglesi, cuore della Rivoluzione Industriale, sono catturati dall’obbiettivo del fotografo John Myers e raccolte nel suo progetto “La fine delle manifatture”, in mostra al Museo della Musica. Le sue fotografie sono state scattate fra il 1981 e il 1988 nella regione dell’Inghilterra che viene chiamata Black Country, nota come “l’officina del mondo”, negli anni del declino del settore manifatturiero e della trasformazione radicale del paesaggio industriale esistente. Sono un ritratto della fine delle manifatture e l’affermarsi del mondo dei magazzini, della logistica, della vendita al dettaglio e delle distese d’asfalto.
Molto diversi i paesaggi industriali immortalati nell’arco di trent’anni dal ceco Josef Koudelka, il grande maestro della fotografia membro di Magnum Photos, testimone di uno dei grandi avvenimenti della Storia, l’invasione di Praga da parte dei carri armati russi nel 1968. Foto/Industria riunisce per la prima volta, in mostra al Museo Civico Archeologico, le più affascinanti foto dei paesaggi trasformati dall’industria di Koudelka. Alla fine degli anni Ottanta, infatti, il fotografo decise di rivolgere l’obiettivo al paesaggio e alle sue trasformazioni ad opera dell’uomo contemporaneo, scegliendo un formato panoramico. In questi luoghi maestosi trovò materiale per una straordinaria raccolta di nuove composizioni spettacolari, in una dimensione che pochi altri progetti possono uguagliare.
Mimmo Jodice visita guidata S. Maria della Vita
L’Italia del lavoro è protagonista nell’opera di Mimmo Jodice “Gli anni militanti”, esposto in Santa Maria della Vita. Mostra un aspetto meno conosciuto dell’opera di Jodice: l’impegno civile degli anni Settanta, quando l’artista partenopeo ha messo il suo sguardo esperto al servizio della stampa di sinistra per illustrare le condizioni del lavoro, soprattutto di quello minorile nelle vie di Napoli, all’epoca molto diffuso. Pubblicata su giornali militanti, nel tempo questa realtà violenta e ingiusta fortunatamente ha avuto un’evoluzione positiva. Michele Borzoni, invece, con il suo progetto-documentario “Forza lavoro”, allestito negli spazi di Palazzo Pepoli Campogrande, traccia un quadro composito dell’attuale panorama del lavoro nel nostro paese trent’anni dopo, immortalando dall'interno gli sconfinati spazi di lavoro del XXI secolo, centri di distribuzione, call center, luoghi di selezione del personale. propone l’Italia come esempio per illustrare non solo gli effetti della recessione sul lavoro, ma anche come la crisi abbia notevolmente accelerato una serie di cambiamenti che già da decenni erano riconoscibili in tutti i paesi dell’Unione Europea.
Mimmo Jodice, visita guidata S. Maria della Vita
Il tema degli ambienti di lavoro all’epoca dell’attuale rivoluzione tecnologica è anche al centro dell’appuntamento che il 14 novembre si terrà al MAST “I luoghi e i lavori 4.0”, primo di una serie di incontri che concludono un progetto di ricerca sviluppato in collaborazione con la Fondazione Feltrinelli. Sarà l’occasione per comprendere, attraverso la ricerca e la fotografia, le trasformazioni che la tecnologia genera sugli ambienti e sull’esperienza del lavoro. Partecipano all’incontro Luca Beltrametti, direttore del dipartimento di Economia dell'Università degli studi di Genova ed esperto di rivoluzione digitale e industria 4.0, Zoe Romano di WeMake e Stefano Mainetti, di Polihub.
L’ingresso a tutte le mostre è gratuito. Registrandosi sul sito www.fotoindustria.it si può richiedere il badge di Foto/Industria che dà diritto all’accesso gratuito alle 14 sedi espositive e, su prenotazione, agli eventi in programma al MAST durante la Biennale. Offre inoltre una serie di vantaggi, tra cui riduzioni sul costo del catalogo ufficiale della Biennale, prezzi speciali presso i ristoranti partner e l’iscrizione alla newsletter della Fondazione MAST.