L’abbiamo desiderato a lungo; poi l’abbiamo disegnato, progettato, assemblato fino all’ultima vite e l’ultimo chip. Ho sognato un robot, l’abbiamo sognato tutti; apro gli occhi e lo trovo alla mia scrivania. Finisce il sogno e comincia l’incubo? Non è così semplice; e non è solo un incubo
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L’uomo, dalla notte dei tempi, lavora; lo fa per vivere e non solo. Il lavoro nobilita, si diceva una volta; così, nei secoli dei secoli, milioni, miliardi di nobiluomini e nobildonne lavorano. Dalla terra alla fabbrica e poi gli uffici, le scartoffie...
L’uomo e le macchine. Con le macchine si fatica meno e si produce di più; ce lo dice la storia, quella che racconta le rivoluzioni industriali e la nascita del tempo libero.
Il tempo libero, poi, diventerà anch’esso industria. Restano solo le domande: la tecnologia ha migliorato la qualità della vita? E poi: se la macchina fa il lavoro di cento uomini, chi lo dice a quei cento neo-disoccupati?
Queste domande, apparentemente banali, tengono banco tra i politici, gli storici e gli economisti. Le risposte non vanno in un’unica direzione: c’è bisogno di studiare, dibattere e interrogare i protagonisti.
Per esempio intervistare un robot. Se ne occuperà il 1° giugno Roberto Cingolani, docente di fisica e direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT).
Cosa fa un robot? Come sostituisce o è complementare al lavoro umano? Cingolani lo chiederà a Icub, androide costruito proprio dall’IIT. Ne sentiremo delle belle, a Trento, in occasione della tredicesima edizione del FESTIVAL DELL’ECONOMIA (31 maggio – 3 giugno 2018). Il Festival, promosso dalla Provincia, dal Comune e dall’Università di Trento, annovera nel comitato organizzatore la Casa Editrice Laterza e si tiene annualmente dal 2006. Il “titolo” di quest’anno è “Lavoro e Tecnologia”. Nutrito e stimolante il programma, anche grazie ai relatori: da Tito Boeri (direttore scientifico dell’evento) a Robert Allen (docente di Storia Economica e Scienze Sociali alla New York University di Abu Dhabi), da Roberto Battiston (presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana) a Richard Baldwin (docente al Graduate Institute di Ginevra). I nomi sono ancora tanti, ma noi torniamo alle domande: dove ci porta la globalizzazione? La tecnologia crea disuguaglianze? Automazione e sindacato: guerra aperta o pacifica convivenza? Archivio Ufficio stampa Festival dell'Economia - Romano Magrone
“Ogniqualvolta si assiste ad un progresso tecnologico prendono piede le tesi secondo cui le macchine sostituiranno l’uomo… La fine del lavoro è stata decretata centinaia di volte. Eppure nelle economie di tutto il mondo si continuano a generare milioni di posti di lavoro e l’occupazione, nel XX secolo, è cresciuta pressoché ovunque (…). L’automazione porta con sé anche aumento della produttività e dei salari (…).” Da sinistra verso destra: Paolo Collini Rettore Università di Trento, Tito Boeri direttore scientifico del Festival, Giuseppe Laterza editore, Ugo Rossi Presidente della Provincia autonoma di Trento
Sono parole di Tito Boeri, tratte dall’editoriale che troviamo nel sito del Festival; parole che ci inducono a pensare che forse HAL 9000 e tutti i suoi “discendenti” non volevano e non vogliono la guerra. Un auspicio sottoscritto anche da Ugo Rossi, presidente della Provincia Autonoma di Trento: “La fine del lavoro decretata dalle macchine è stata annunciata tante volte; anche in Trentino molte imprese ci hanno segnalato le loro difficoltà nel reperire professionalità sia ‘alte’ che ‘basse’. Ma il mercato del lavoro nella nostra Provincia è in ripresa e nel bilancio 2018 abbiamo confermato e rafforzato gli investimenti sulla formazione. Stiamo già pensando alla scuola del futuro: la scuola trentina vuole essere inclusiva e moderna, capace di preparare al domani”.