Economia

Così sarà la banca di domani

2 minuti di lettura
All’attacco per conquistare le nuove generazioni dei millennials, abituate a usare gli strumenti digitali per ogni vicenda della propria vita. E al tempo stesso in difesa per frenare l’avanzata dei nuovi player che entrano sul mercato (soprattutto i giganti dell’It) e difendere i margini a fronte della concorrenza crescente. Cambiare è una necessità per gli istituti di credito che trova tutti d’accordo, anche se poi le ricette si differenziano quando si tratta di definire il da farsi.
 
Un ecosistema convergente
Nella visione di Ibm, che in questo settore opera come acceleratore della trasformazione in chiave digitale, le banche di domani dovranno essere un ecosistema convergente nel quale i servizi finanziari per i consumatori e la piccola/media impresa saranno forniti da istituti di credito e piattaforme con solide radici nell’e-commerce e nei social media. Una vera e propria rivoluzione per un settore abituato a comunicare con regole e schemi consolidati.
“Sono il signor Wolf. Risolvo problemi”. La frase cult del film Pulp Fiction calza a pennello nel ruolo che alle banche viene affidato dai clienti oggi. A fronte di una competizione sempre più serrata, vinceranno le piattaforme che consentiranno al consumatore di risolvere problemi complessi in modo semplice.
 

Quattro strade
Ma in concreto, come? La view individua quattro forze che sono in azione e stanno cambiando lo scenario competitivo a lungo termine:
  • L’intelligenza artificiale: gli investimenti del banking a livello globale sono i più alti tra tutti i settori industriali (esclusi i provider It);
  • Il ruolo dei player Big Tech: da Google ad Amazon, da Apple a Facebook, le principali aziende legate alla Web economy possono fare leva sul vasto database di clienti, di cui conoscono in maniera approfondita gusti e preferenze d’acquisto, per entrare con forza nel business bancario. Il tutto grazie anche all’evoluzione normativa che riduce le barriere all’ingresso nel mercato;
  • L’agilità operativa e tecnologica: a livello globale le banche hanno il più alto valore medio di spesa informatica rispetto al fatturato, ma questo spesso non produce i benefici attesi sul fronte dell’agilità e dei margini;
  • Digital assets: lo scambio di valore p2p (cioè tra utenti finali, senza intermediazione) diventerà progressivamente comune molti vincoli saranno progressivamente rimossi. 


Dominare uno scenario complicato
“Le banche tradizionali, dopo una lunga inerzia, stanno accelerando la reazione al nuovo scenario competitivo”, analizza Eugenio Cervetto, executive partner financial services della IBM Global Business Services in Italia. Che racconta come l’azienda sia al lavoro con molti istituti per la definizione della banca del futuro. “Non sarà una banca alternativa realizzata dai cosiddetti player Big Tech, che peraltro hanno missioni che vanno molto al di là dei servizi finanziari, ma i Big Tech faranno sicuramente parte di un ecosistema all’interno del quale soggetti nuovi e tradizionali dovranno imparare a cooperare e competere in un contesto sempre più aperto e fluido nel quale il consumatore finale avrà più possibilità di scelta”.

Le banche non partono sconfitte, visto che dalla loro hanno un’importante base clienti e anche una naturale propensione all’innovazione. Ma è fondamentale che accettino la sfida della trasformazione, cavalcando – per non subirla – la rivoluzione digitale. All'evento Money 2020 di Singapore, ricorda Cervetto, la società ha annunciato la disponibilità commerciale di Ibm WorldWire, “un nuovo sistema globale di pagamento basato su tecnologia blockchain”, conclude l’esperto, “che semplifica e rende più accessibile ed efficiente l'esecuzione di pagamenti tra istituzioni e valute di Paesi diversi”.