In soli cinque anni il colosso italiano dell’energia ha rivoluzionato il proprio business model in nome della sostenibilità. Niente più mega impianti, maggiori utili per gli azionisti, strumenti finanziari innovativi legati agli obbiettivi di sostenibilità (grande successo delle obbligazioni SDG linked) e benefici per la collettività. Obiettivi futuri: decarbonizzazione e supportare l’elettrificazione dei consumi
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Lustro il passato, lustro il futuro. Un piccolo calembour per raccontare cinque anni di profonda trasformazione che hanno cambiato la fisionomia di un player fondamentale per il nostro Paese, prefigurando un avvenire (sembrerebbe) altrettanto lustro, nel senso di splendente.
Questo dicono i numeri di Enel, a oggi primo distributore privato di energia al mondo, con 73 milioni di utenti finali, numero uno mondiale anche nelle fonti rinnovabili (46 gigawatt di capacità gestita) e come portafoglio di clienti retail (71 milioni), per quella che a tutti gli effetti è la prima società in Italia e la prima utility europea per capitalizzazione, con oltre 75 miliardi di euro.
La rivoluzione strategica è racchiusa in una parola che oggi viene spesa con molta disinvoltura, sostenibilità, tradotta non solo in termini ambientali ma complessivi. E questo può essere un indicatore per tutto il sistema-Italia. ELA impianto solare Lalackama - Chile
Non sempre la via più diretta è quella più veloce se poi il tracciato è disseminato di ostacoli. Così si è visto che era inutile insistere sulle megacentrali, privilegiando impianti di fonti rinnovabili più piccoli e dai ritorni economici più rapidi. Progressivo e definitivo abbandono del carbone, con l’obiettivo di azzerare le emissioni di Co2 secondo i dettami di tutti gli organismi internazionali entro il 2050. Entro i prossimi tre anni è previsto un incremento di 14,1 gigawatt di capacità rinnovabile (+22% rispetto al piano precedente) e una riduzione di capacità e produzione di carbone rispettivamente del 61% e del 74%, dai livelli del 2018. Tanto per far capire la mole di capitali immessi in questo processo, saranno circa 29 i miliardi di euro investiti nell’arco di piano, di cui circa il 95% contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi di Sviluppo sostenibile (gli SDGs) indicati dall’Onu. Una riconversione economicamente impegnativa ma “sostenibile” grazie anche alla capillare espansione della rete, e alla massiccia digitalizzazione degli asset del gruppo. Impianto eolico di Palo Alto
Imprescindibile, ma non scontata, la sostenibilità finanziaria del gruppo. Da qui arrivano le note forse più sorprendenti di questo processo: le obbligazioni emesse nel mercato Euro da Enel collegate al raggiungimento di obbiettivi relativi agli SDGs 7 e 13, hanno generato ordini per 10 miliardi di euro a fronte di un’emissione multitranche di 2,5 miliardi, una domanda da parte del mercato quasi quattro volte il valore dell’offerta effettuata dal Gruppo. "Abbiamo lanciato la nostra prima obbligazione sostenibile sul mercato europeo dopo il successo riscontrato nel mercato Usa – ha affermato il CFO di Enel Alberto De Paoli -. Esiste un chiaro legame tra sostenibilità e creazione di valore, dal momento che investendo in progetti sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, le aziende possono massimizzare i profitti e minimizzare i rischi, contribuendo al contempo al raggiungimento degli SDG. Siamo fiduciosi che le aziende adotteranno sempre più questo modello, orientando le loro attività verso una strategia globale che ponga la sostenibilità al centro delle loro decisioni di investimento e di finanziamento."
Sembra insomma che, dopo tanto parlare, l’economia sostenibile abbia cominciato a procedere molto speditamente. Un elemento che interessa non solo la finanza istituzionale ma anche il giovane in cerca di lavoro e il piccolo risparmiatore.