Economia

Investimenti, come scegliere il momento giusto

Acquistare un titolo sottovalutato dal mercato e venderlo quando è investito da un ottimismo eccessivo. È il sogno di ogni investitore, per quanto inseguire questo obiettivo si riveli spesso illusorio, con la conseguenza di causare perdite anche pesanti. Allora come orientarsi, cercando di cogliere le tempistiche giuste?
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I pericoli dell’entusiasmo eccessivo
“Nelle scorse settimane abbiamo assistito a un grande ritorno dell’ottimismo sui mercati, che dai minimi del 18 marzo hanno visto un rialzo di svariate decine di punti percentuali per molti listini azionari e una riduzione degli spread obbligazionari”, riflette Luca Tobagi, cfa di Invesco. “L’esposizione netta all’azionario dichiarata dagli hedge fund, gli investitori più speculativi di tutti è tornata a livelli elevati in prospettiva storica”.
Questo ottimismo dei mercati potrebbe riflettere una visione di fondo positiva sulla ripresa economica, degli utili aziendali e della qualità del credito dopo la pandemia. È corretto o è troppo presto per dirlo? “Nelle ultime settimane gli investitori hanno aumentato il flusso di capitali investito in azioni e sono entrati in tutto ciò che ha a che fare una ripresa globale ciclica: azioni a piccola capitalizzazione, Eurozona, industriali, banche, emergenti, piuttosto che gli Usa.
 
Criteri
Solitamente, quando sui mercati domina l’ottimismo, gli investitori sperano che le aziende facciano più investimenti per la crescita. All’opposto, quando c’è più pessimismo sperano che riducano il debito e rafforzino il bilancio. Un recente sondaggio di Bank of America Merrill Lynch dice proprio che, dopo un lungo periodo in cui il secondo elemento prevaleva nettamente, ora c’è un timido piccolo ritorno verso il primo. E’ così? “Per quanto riguarda il mondo post-Covid-19, gli investitori si aspettano più re-shoring, cioè il rientro di varie produzioni entro i confini nazionali, più protezionismo e più tasse”, spiega Tobagi. “E anche più sostegni incondizionati al reddito, più infrastrutture sostenibili e maggiore cooperazione commerciale a sostegno della crescita (che secondo me è in contrasto con il protezionismo)”.
Quando la psicologia conta più dei fondamentali
Nella fase attuale, sottolinea il managerlo strategist di Invesco, “la sensazione è che il
mercato sarà guidato dalla psicologia degli investitori più che dai fondamentali. Durante l’estate avremo dati macro che dovranno confrontarsi con aspettative riviste al rialzo e una stagione degli utili che verosimilmente potrebbe essere contrastata. E le tensioni politiche su vari fronti, a cominciare da Usa-Cina, faranno sempre più notizia”.
Anche se, d’altra parte resta forte il sostegno delle Banche centrali e quello della politica fiscale.
 
Incognite sui bond

Per quanto riguarda il mondo obbligazionario nello scenario attuale, secondo Tobagi non è ancora detto, come qualcuno teme, che la recessione in corso possa tramutarsi in una pesante crisi finanziaria che porterà a conseguenze simili al 2011-2012. “È una possibilità, ma al momento non è il nostro scenario di base. Il settore bancario, in particolare, è in condizioni molto migliori dello scorso decennio”. Allora era stato l’origine del problema, oggi può essere parte della soluzione. Detto questo, sottolinea, “bisogna considerare che la recessione nella quale stiamo entrando potrebbe far aumentare il livello di sofferenze bancarie o peggiorare in generale la qualità del credito, almeno temporaneamente. Questi potrebbero essere elementi di stress per il sistema finanziario, ed è per questo che sia dal punto di vista delle iniziative di politica monetaria, sia dal punto di vista della regolamentazione, le banche centrali si sono attivate per intervenire con misure a sostegno del sistema finanziario”.
Dal punto di vista dei governativi, il BTp ha vissuto settimane di forte ascesa dei corsi. “In termini assoluti, e tenendo conto del profilo di rischio associato a ciascun  Paese, non credo che il debito di nessuno dei Paesi appaia particolarmente attraente dal punto di vista delle valutazioni”, aggiunge. L’opinione cambia se ci si pone in una prospettiva relativa: rispetto ad altri Paesi europei, infatti, il debito pubblico italiano offre rendimenti più interessanti, soprattutto se chi investe ritiene che l’azione della Bce possa sostenerne i corsi anche nei momenti di potenziale difficoltà, e quindi ne riduca il profilo di rischio e livelli comparabili con i Paesi considerati più solidi.

“In generale crediamo che il mondo del credito investment grade potrebbe offrire il profilo rischio/rendimento più interessante nello scenario attuale. Il comparto ad alto rendimento offre potenzialità di rendimento superiori, ma a fronte di rischi più elevati, soprattutto in un contesto economico di recessione per molti Paesi”, è l’analisi di Tobagi. “Crediamo che i mercati offrano ancora opportunità e che valga sempre la pena di guardare al futuro in modo costruttivo, soprattutto a fronte degli ingenti stimoli fiscali e monetari messi in campo. Ma non possiamo ignorare che l’incertezza rimane elevata e abbiamo ancora rischi significativi all’orizzonte. Mantenere le cinture di sicurezza allacciate in questa fase del viaggio mi sembra comunque una buona idea”, conclude.
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