Facciamo i conti di una filiera tutta nostrana che il mondo ci invidia e che porta in tavola alimenti sicuri, a buon prezzo e dietetici. Tutto grazie ai 6200 allevamenti professionali in grado di coprire per intero il fabbisogno nazionale. Florida anche la produzione delle uova.
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Circolano in rete, di tanto in tanto, video inquietanti di polli sofferenti, stipati in ambienti inadeguati e dalle condizioni igieniche riprovevoli. Chi conosce la filiera produttiva italiana sa che queste situazioni non sono rappresentative della nostra realtà. Qui da noi, malgrado le difficoltà generali, almeno in questo settore c’è da stare tranquilli. La filiera italiana è, come usano dire i tecnici, un esempio di integrazione verticale efficiente.
Non solo: la produzione nazionale copre il 106,6 per cento delle carni di pollo consumate, una cosa rara in segmenti di mercato così importanti. Si può dire, dunque, che il comparto delle carni avicole è tutto made in Italy e che ogni pollo che approda sulla nostra tavola è allevato, macellato e distribuito in Italia. Non è un dato da poco: questo vuol dire poter attingere a un’alimentazione sicura, sana e dietetica, importante soprattutto per nonni, bambini e per le tasche dei nostri malmessi connazionali.
Fatte salve le scelte di carattere personale, del tutto legittime, non si comprende l’ostilità di taluni nei confronti di una cosa che funziona bene nel nostro Paese (non sono poi tante), frutto di grossi sacrifici degli stessi produttori e delle tante risorse pubbliche investite sui controlli. A dispetto degli allarmi, le intossicazioni da carni bianche (anche da quelle rosse) sono pressoché inesistenti nelle cronache quotidiane, solitamente fameliche di scandali.
Oltre ai polli e ai tacchini, sono italiane pure le aziende che li allevano e li portano a tavola. Vale la pena, dunque, sfatare alcuni luoghi comuni che circolano, come sempre in rete. È risaputo che le carni bianche contengano tante proteine e pochi grassi, utilizzate in ogni dieta che si rispetti (quelle prescritte dai medici in ospedale, non quelle fai da te). Ciò che va ripetuto è che nelle carni bianche non esiste rischio di trovare antibiotici e ormoni. Gli ormoni, oltre che essere inutili, sono illegali e non ha senso utilizzarli. Così gli antibiotici che ormai si usano solo quando è indispensabile e mai in modo preventivo ma sempre sotto prescrizione medica. La riprova è che in nessuno dei tanti test fatti in questi anni sono stati rilevati residui di ormoni o di antibiotici nei polli italiani.
Negli ultimi anni gli stabilimenti avicoli si sono evoluti profondamente. Da sessanta anni i polli italiani crescono esclusivamente a terra. Anche gli allevatori sono cambiati: sempre più giovani, disponibili a fare formazione, tutti a proprio agio con le nuove tecnologie. Si alzano prima dell’alba, come i loro nonni, ma con lo smartphone e il computer sotto mano per controllare che i valori e i parametri dell’allevamento siano a norma.
In Italia sono attivi 6.200 allevamenti professionali.
Un settore che impiega complessivamente circa 64 mila addetti, per un fatturato complessivo di 5.700 milioni di euro. Tra i fattori vincenti anche il costo contenuto delle carni bianche e delle uova, un elemento fondamentale in tempo di crisi economica. Per molte famiglie il mezzo pollo e la frittata sono un’abituale e intelligente soluzione al carovita. La riprova è che le carni avicole e le uova sono ai vertici delle abitudini alimentari degli italiani: nel 2018 sono state prodotte 1.314.000 tonnellate di carni e 12 miliardi e 253 milioni di uova, per un consumo di circa 20.4 chili pro capite di carni bianche e addirittura 208 uova ciascuno.