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Fattore innovazione

Fattore innovazione
Un progetto formativo rivolto ai giovani delle scuole superiori, la ricerca d'avanguardia, il supporto ai pazienti. Per un'azienda farmaceutica, l'impegno verso la comunità si può declinare in diversi modi, tutti indispensabili
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Un percorso che ha raggiunto a oggi oltre 200mila giovani, attraverso incontri di formazione online e in presenza, e ha coinvolto oltre 26mila studenti delle scuole secondarie di II grado. Un tour in 14 tappe che ha toccato diverse città italiane, tra cui Torino, Palermo, Padova, Roma e oltre 20 appuntamenti formativi da remoto. Sono i numeri di Fattore J, progetto formativo promosso da Fondazione Mondo Digitale e Janssen Italia, che vuole parlare con i giovani e infondere fiducia nella ricerca scientifica.

"Fattore J è un progetto perfettamente in linea con il Credo che anima Janssen nelle scelte di tutti i giorni. Fra i nostri impegni c'è quello verso la comunità e volevamo interpretarlo in maniera innovativa", spiega Alessandra Baldini, Direttore Medico di Janssen Italia. "Il bisogno che abbiamo identificato è quello di suscitare nei giovani una maggiore fiducia nei confronti della scienza, di arginare il fenomeno delle fake news, di lenire nelle giovani generazioni il senso di inquietudine verso il futuro", va avanti Baldini. "Ci siamo quindi impegnati in un progetto che ci vedrà coinvolti per diversi anni, che porta i ragazzi a dialogare con i medici e con i pazienti, a imparare come usare diversi strumenti per comunicare la scienza, a riflettere sull'importanza della ricerca e, perché no, a stimolarli a diventare scienziati". La terza edizione di Fattore J si intitola non a caso "Più fiducia, più salute, più futuro" e ha visto i ragazzi delle scuole coinvolte impegnati nella realizzazione di progetti di comunicazione.

Lo spirito apripista

Il futuro della salute si costruisce innanzitutto nei laboratori dove si fa ricerca. "Siamo fra le aziende che investono di più in ricerca e sviluppo, l'anno scorso abbiamo investito oltre 14 miliardi di dollari grazie ai quali stiamo studiando molte molecole. Entro il 2030 porteremo ai pazienti oltre 65 nuovi farmaci", sottolinea Baldini. "Ci piace essere degli apripista, facciamo ricerca in aree inesplorate e cerchiamo di sviluppare le prime generazioni di farmaci, medicine cioè che prima non esistevano". Come la prima terapia orale per il cancro della prostata e la terapia a base di cellule T ingegnerizzate (CAR-T) per curare il mieloma multiplo, un raro tumore del sangue.

Cure di precisione

La precisione è la cifra della nuova medicina. L'idea è quella di avere delle terapie che funzionano meglio e con meno effetti collaterali, perché colpiscono dei bersagli specifici delle cellule malate, risparmiando quelle sane. "In questa direzione vanno due delle nostre nuove terapie: un farmaco per un tipo particolare di tumore al polmone, caratterizzato da una specifica mutazione, e la terapia genica per la retinite pigmentosa, una malattia che si sviluppa nei primi anni di vita e può portare alla cecità", spiega Baldini. "Nel primo caso il farmaco è preciso perché viene dato solo a chi ha la mutazione, e funziona meglio delle cure standard. Nel secondo è preciso perché va a sostituire il gene che non funziona".

La sperimentazione sulla terapia genica presto inizierà anche in Italia e si aggiungerà ai 98 studi clinici che Janssen sta portando avanti sul nostro territorio, con un coinvolgimento di oltre 7mila pazienti. "Vogliamo portare le grandi innovazioni in Italia il prima possibile, per fornire nuove terapie che diano speranze alle persone", conclude Baldini. "Il fondatore della nostra azienda era un medico alla ricerca di una cura per suo fratello, affetto da schizofrenia. Nel corso della sua vita riuscì a sviluppare ben 3 medicinali, oggi inseriti nella lista dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Con lo stesso spirito vogliamo partire dai bisogni - che siano delle comunità o dei singoli pazienti - e grazie a ricerca e innovazione offrire delle risposte".