Essere uomini, essere donne. Essere pronti a dare, donare, ascoltare. Uomini e donne così: uomini e donne che non chiedono da dove vieni, perché hai freddo o fame. Donne e uomini di un Paese che ti lascia raccontare e non ti fa domande. È l’Italia solidale, generosa, accogliente. Umana.
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Bussa, e ti sarà aperto. Chiedi, e ti sarà dato. In cambio di che? In cambio di tutto e di niente: in cambio di un sorriso; in cambio di un abbraccio, di uno sguardo timido che ringrazia con gli occhi bassi e impauriti. In cambio di una, dieci, mille storie che non vorremmo smettere mai di sentire. Storie di violenza, sopraffazione, morte. Storie di guerre dove le armi non distinguono (non l’hanno mai fatto) la ragione e il torto, la giustizia e l’iniquità. Storie di fame, di bambini che crescono in fretta senza giocare.
Bussa, e ti sarà aperto. Lo diciamo in tanti; e lo facciamo. Perché siamo uomini e donne di un Paese accogliente. È l’Italia che non ha fretta e sa tornare sui suoi passi per rincuorare chi è rimasto indietro. C’era, c’è ancora, un Paese così. Forse non lo vediamo; oppure lo guardiamo distrattamente e lo dimentichiamo. Ma basta percorrere lo Stivale in lungo e in largo per riscoprire tutto. Riscoprire, rivedere quell’Italia capace di dare senza chiedere, di nutrire senza pretendere il “conto”, di vestire, abbracciare, stringere mani, dare speranza e futuro a chi era convinto di aver perso l’una e l’altro.
Un Paese così: il Paese dei progetti realizzati, come recita il nuovo slogan della campagna CEI per l’8xmille alla Chiesa Cattolica. Ogni spot si chiude con il taglio di un nastro tricolore; le forbici si aprono e si apre il Paese: si aprono le porte, si ricomincia a vivere, sperare, programmare il domani. Un domani più vicino e più lontano. Lontano dalle ferite, dalla fame, dalla droga, dalla violenza sulle donne, dall’infanzia negata. Un domani dove si tornerà a prendersi per mano.
“Il nastro tricolore, certo – rincara don Ivan Maffeis, sottosegretario CEI –: perché questa è l’Italia che conosciamo, quella che vogliamo. Non il Paese del rancore, della diffidenza, delle porte chiuse”.
Si passa, così, dal “Chiedilo a loro”, slogan che ci ha accompagnati negli anni scorsi a “Il Paese dei progetti realizzati”. Questo cambio di rotta ce lo spiega bene Stefano Palombi, creativo e regista della nuova campagna: “La CEI voleva mettere in evidenza i valori alla base delle opere sostenute dall’8xmille. I valori del Vangelo: accoglienza, futuro, speranza, riscatto, conforto. Ho cercato così di raccontare un Paese parallelo, moderno nelle soluzioni e antico nei gesti, fonte d’ispirazione anche per l’Italia “altra”: quella confusa, disillusa, insoddisfatta. Ogni frase della nuova campagna è ispirata a un Vangelo vissuto, che da parola diventa azione. In ogni spot c’è poi un codice “segreto”, una frase che rompe il ritmo, sorprende, scuote”.
I progetti realizzati: sono oltre sedicimila, messi in piedi in Italia ma anche altrove, come si può vedere nella “mappa” del sito. Gli spot ne mostrano un’eloquente porzione: dal Centro diurno per persone con disabilità a Caprarola (VT) alla Casa Emmaus per chi vive in strada di Caserta. Poi la “Casa nel Villaggio” (Bologna) per detenuti ammessi alle misure alternative; l’“Officina delle 4S”, scuola di italiano per stranieri (Piacenza); “Piccolo mondo”, asilo multietnico a Roma…
La storia, le storie continuano. Ed esordiscono, in ogni spot, con “C’è un Paese che…”.
Un Paese dove per entrare basta essere umani. Un Paese coraggioso. Il coraggio di essere umani.