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La telemedicina porta la salute nelle carceri

La telemedicina porta la salute nelle carceri

Radiografie ed ECG refertati da remoto, televisite specialistiche, esami ematochimici in pochi minuti. Così l’assistenza sanitaria dietro le sbarre diventa più efficace e si dimezzano i trasferimenti al pronto soccorso. È il risultato del progetto “Telemed-Oltrelemura”

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Una rete integrata di assistenza che supera le barriere fisiche del carcere e riduce gli accessi – spesso impropri e sempre costosi – al pronto soccorso. Per rispondere alle criticità del sistema sanitario penitenziario nazionale, segnato da carenza di personale e costi elevati, nasce il progetto “Telemed-Oltrelemura”, sperimentato nell’Istituto penitenziario di Arghillà dall’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. Secondo classificato al Premio Innovazione digitale in sanità 2025 del Politecnico di Milano, sarà presto esteso agli altri istituti della provincia, con la prospettiva di una diffusione regionale e nazionale.

Poca salute a caro prezzo

«Nel 2023, nei cinque istituti penitenziari della provincia, è emersa una carenza cronica di professionisti e costi sanitari esorbitanti», spiega la dottoressa Carmen Francesca Zagaria, direttrice Uoc Programmazione e controllo di gestione dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, promotrice del progetto. La mancanza di medici in carcere comporta trasferimenti al pronto soccorso con mezzi speciali e scorte. «Da qui l’idea di usare una piattaforma di telemedicina – Chromo, Chronic Patient Monitoring di Plus Innovation – personalizzata per le nostre esigenze», aggiunge Zagaria. Il progetto, condiviso dalla Dg dottoressa Lucia Di Furia e autorizzato dalla Direzione giudiziaria del carcere, è partito nell’istituto di Arghillà, con 400 detenuti, molti stranieri e con patologie psichiatriche. Grazie alla flessibilità del software Chromo, è stato possibile adottare PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) digitali, migliorando la gestione delle cronicità e la continuità delle cure anche in carcere. Un modello già collaudato in altri contesti della sanità pubblica.

Più prestazioni, meno ospedale

Tra maggio e dicembre 2024, la rete “Telemed-Oltrelemura” ha erogato 390 teleconsulti, dimezzando i trasferimenti al pronto soccorso, e oltre 600 attività di telemonitoraggio. «Sono stati eseguiti ECG e radiografie in loco, refertati da remoto, esami ematochimici urgenti grazie ai point-of-care, e televisite specialistiche, individuando con precisione le urgenze reali da trasferire», spiega la dirigente. Il servizio è stato attivo anche di notte e per detenuti psichiatrici in fase acuta. «Nonostante il personale non fosse nativo digitale», prosegue, «ha partecipato attivamente, seguendo corsi di formazione e adottando le best practices». Fondamentale la collaborazione dei reparti di Cardiologia degli ospedali di Locri e Polistena, di Radiologia di Melito e Polistena e del coordinamento sanitario degli istituti penitenziari.

Telemedicina per tutti gli istituti

Terminata la sperimentazione, il progetto è stato esteso ai carceri di San Pietro, Laureana, Palmi e Locri. «La fase pilota ha coinvolto 400 detenuti, ma su base provinciale parliamo di circa 1.100 persone», precisa Zagaria. «Ogni istituto ha un’area sanitaria interna collegata in telemedicina con i reparti ospedalieri. L’obiettivo è estendere il modello a tutte le strutture penitenziarie della provincia e, in prospettiva, all’intera Calabria, grazie all’interoperabilità con la piattaforma nazionale di telemedicina».

Un nuovo standard per il diritto alla salute

La digitalizzazione sanitaria nel sistema penitenziario, grazie a strumenti come Chromo di Plus Innovation, può davvero diventare lo standard per un accesso equo e continuo alle cure, anche attraverso l’attuazione piena dei PDTA in ambito carcerario. Un passo avanti concreto per i diritti fondamentali, anche oltre le mura.