Tecnologia

Difendersi dai cyber attacchi? È sempre più difficile

Lo rivela uno studio condotto da IBM che include 138 interviste a responsabili della sicurezza in varie società. Il 60% di loro crede che le capacità di difesa delle loro organizzazioni non siano all’altezza degli hacker
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La lotta ai crimini informatici è sempre più difficile: le minacce esterne aumentano  giorno dopo giorno e le tecniche diventano sempre più sofisticate. Le aziende non sono pronte. E siamo tutti vulnerabili. Come dimostra l’IBM X - ForceThreat Intelligence report 2015: un miliardo sono, infatti, le informazioni personali che i cracker hanno rubato solo lo scorso anno. Dall’altra parte ci sono loro, gli esperti di sicurezza: cyber poliziotti attenti a ogni evoluzione della tecnologia. E preoccupati per il futuro delle nostre vite online, diventate ormai un’estensione del reale. Secondo uno studio di Big Blue rilasciato alla fine dello scorso anno, il 60% degli chief information security officer (CISO) crede che per proteggerci non facciamo ancora abbastanza. Mentre la sicurezza dovrebbe essere un affare prioritario.
Più nel dettaglio, l’analisi - condotta dall’IBM Center for Applied Insights, in collaborazione con IBM Security - ha incluso 138 interviste a dirigenti IT e responsabili di business di più alto livello che si occupano della security nelle rispettive organizzazioni. E hanno un’importanza crescente. “I CISO hanno finalmente voce nei consigli di amministrazione”, ha commentato Brendan Hannigan, General Manager, IBM Security. “I manager della sicurezza devono ora sfruttare questa loro posizione di influencer per fornire risultati migliori, ovvero per meglio definire le priorità nella protezione degli asset critici, focalizzare gli investimenti sull’intelligence e reclutare i migliori talenti del settore".
L’obiettivo dello studio era scoprire e comprendere come le compagnie si stanno proteggendo dai cyber-attacchi nell’era digitale. I risultati: il 70% dei responsabili delle sicurezza crede di poter disporre di tecnologie tradizionali mature. Con un particolare focus sulla prevenzione dalle intrusioni di rete (network intrusion prevention), sul rilevamento di malware (advanced malware detection) e sulla scansione delle vulnerabilità di rete (network vulnerability scanning). Le minacce esterne sono state considerate la sfida principale dal 40% degli intervistati, seguite con ampio distacco dall’assenza di una governance globale nella lotta al crimine informatico (15%). Un capitolo a parte riguarda i tre prossimi principali ambiti d’interesse nel mondo della protezione digitale. Si tratta del cloud, la cui importanza è ritenuta in aumento dal 75% degli esperti; dei big data (70%); e del mobile che è il tallone d’Achille del sistema, in quanto solo il 45% dei responsabili della sicurezza afferma di avere un approccio efficace alla gestione di questi dispositivi.
Tutto però potrebbe essere organizzato con efficienza dalla piattaforma di sicurezza di IBM che fornisce la security intelligence necessaria per aiutare le aziende a proteggere in modo onnicomprensivo i propri dipendenti, dati, applicazioni e infrastrutture. IBM offre soluzioni il controllo delle identità e degli accessi, delle informazioni e degli eventi di sicurezza, la sicurezza dei database, lo sviluppo delle applicazioni, la gestione del rischio, la gestione degli endpoint, la protezione dalle intrusioni di next generation e molto altro. IBM ha a disposizione una delle maggiori organizzazioni al mondo di ricerca e sviluppo in ambito security, e un’altrettanto vasta organizzazione globale per il delivery dei servizi di sicurezza.