È il mare della Slovenia, pieno di avventura e di glorioso passato. Portorose, Pirano, Isola, Capodistria sono le città che su questo mare vivono, parlano, raccontano storie di sale, di sapori forti, di natura esuberante, wellness ed emozione
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C’è mare e mare; c’è il mare che divide e quello che unisce. Il mare che qui vi raccontiamo unisce: unisce noi e loro, Italia e Slovenia. Andiamo a scoprire le spiagge e le città litoranee di questo Paese che, seppur così vicino, ci riserva mille sorprese.
Pirano
La cosiddetta “Venezia slovena” è un monumento a cielo aperto: ogni vicolo, ogni edificio racconta i fasti del passato. C’è il medioevo e il Rinascimento, c’è un popolo e mille popoli: quelli che nel passato hanno guerreggiato o, semplicemente, si sono scambiati merci, idee, arti. Qui nacque Giuseppe Tartini, celebre compositore e violinista; girando tra i vicoli prima o poi si arriva alla piazza che porta il suo nome. Sempre a Tartini è intitolato il festival internazionale di musica da camera che qui si tiene ogni estate.
Assolutamente consigliata una visita alle saline, in primis quelle del Parco Naturale di Sicciole; c’è da imparare, da ascoltare e ci sono i colori: perché il bianco, volendo, può assumere mille tinte diverse.
Portorose
Siamo nella Slovenia che vive la notte tirando tardi fino all’alba; quella che poi, sotto il sole, ci sorprende con la vastità delle spiagge.
Portorose è il centro del divertimento e del comfort a cinque stelle: sono qui le più importanti e più lussuose strutture ricettive, anche se non mancano le soluzioni intermedie per andare incontro alle diverse tasche. A proposito di tasche: il Grand Casinò, fondato nel 1913, richiama visitatori da ogni dove.
Dal divertimento al benessere, ancora sotto il segno del sale: già gli antichi romani scoprirono le proprietà benefiche dei fanghi e delle acque “madri” per il corpo. Portorose, città termale, vanta una tradizione secolare che oggi si è arricchita con le moderne tecniche di talassoterapia e con i richiami della filosofia Ayurveda.
Capodistria
La storia di questa città, che risale all’Età del Bronzo, si “respira” lungo le facciate degli edifici ed all’interno di questi. C’è la Capodistria bizantina (Justinopolis) e quella romana (Capris, perché anticamente popolata da capre); la Capodistria veneziana e quella asburgica. Poi c’è il mare, da sempre spettatore e motore della città (qui il porto più importante), i suoi commerci, le sue sfide. Un mare in cui bagnarsi o guardare dall’alto, salendo sulla torre del Palazzo Pretorio (XV Secolo) o dal campanile della Cattedrale di San Nazario, alto ben 55 metri (XIV Secolo).
Isola
15mila abitanti per altrettante storie di terra e di mare. Questo grazioso dedalo di viuzze medievali pavimentate in pietra e costellate di trattorie caratteristiche e gallerie d’arte, ci rapisce con i suoi colori, i suoi rumori autentici, le sue luci. C’è il mare che i pescatori trascinano a terra con sudore e fatica (qui nacque la prima fabbrica per la lavorazione e la conservazione del pesce); c’è il vino, sincero, carezzevole o forte, e c’è un passato capace di fondersi e confondersi con il presente. Anche qui arte, dal romano al gotico, dal barocco al contemporaneo.
46 chilometri di mare ma, anche, di sapori; i sapori di una cucina mediterranea con la M maiuscola dove il pesce convive con le tradizionali zuppe e, addentrandosi nel Carso, ci si imbatte in piatti a base di carne, di patate e di mille altre idee capaci di deliziare anche i palati più esigenti, italiani compresi: il celeberrimo olio d’oliva viene utilizzato anche per i dolci.