"Lecce sembra fatta di castelli di sabbia, perché è costruita con la pietra di sabbia". Così Ferdinando Boero, docente di zoologia e biologia marina all'Università del Salento, descrive la storia della sua terra, quella storia che affonda le radici nei secoli passati e nell'utilizzo della pietra. "La nostra pietra è utilizzata da sempre, con un culmine architettonico nel Seicento. E' calcarea e risale al miocene, circa sei milioni di anni fa, quando il Salento era sott'acqua. La pietra leccese è facile da scolpire: gli scalpellini hanno prodotto le forme barocche che adornano i palazzi storici e le chiese". Anche Ferdinando Boero sarà ospite al Next, la Repubblica degli Innovatori giovedì 8 maggio dal Teatro Paisiello di Lecce.
Professore, che caratteristiche ha questa pietra leccese?
"E' fatta dal deposito degli scheletri calcarei di organismi unicellulari che vivevano in sospensione nell'acqua. I fossili dei calchi di gallerie scavate da antichi crostacei formano le tipiche alveolazioni a seguito del dissolvimento del materiale non perfettamente compattato che li circonda".
Perché sostiene che "non abbiamo la natura nella nostra cultura"?
"La natura non esiste nell'articolo 9 della Costituzione, e le scienze della natura non sono molto importanti nella formazione dei giovani italiani. L'ambiente non viene mai percepito come una priorità ed è il primo ad essere sacrificato in caso di restrizioni di tipo economico".
Ha dichiarato che "la biodiversità è il nostro capitale naturale, e noi lo stiamo dilapidando". In che modo dovremmo agire per invertire la rotta?
"L'uomo riceve beni e servizi dalla natura. I beni sono i materiali naturali, dal cibo alle fibre. I servizi sono, ad esempio, la produzione di ossigeno e la rimozione di anidride carbonica. In nome del progresso stiamo distruggendo il capitale naturale a favore del capitale economico. Il capitale naturale vale molto più di quello economico".
Dalle sue parole emerge il suo amore per Lecce e la Puglia. Cosa eccelle e invece cosa sarebbe da migliorare nella terra salentina?
"Le eccellenze sono l'agroalimentare, soprattutto vino ed olio, la bellezza del patrimonio naturale e la rinomanza del patrimonio culturale. Una malsana concezione di "sviluppo" ha provocato danni agli asset del Salento, ma ci sono ancora possibilità di invertire la tendenza. Col vino è stato fatto".
Un consiglio ai giovanissimi per diventare davvero "nexter", ovvero innovatori del proprio tempo?
"Ci dobbiamo rendere conto che siamo parte della natura e che senza di essa non possiamo vivere. Dobbiamo aspirare a vivere in armonia con la natura. Se la crescita economica implica la decrescita della natura, l'economia non è sana. Nel lungo termine i costi economici saranno superiori ai benefici ottenuti con questa visione miope".
Professore, che caratteristiche ha questa pietra leccese?
"E' fatta dal deposito degli scheletri calcarei di organismi unicellulari che vivevano in sospensione nell'acqua. I fossili dei calchi di gallerie scavate da antichi crostacei formano le tipiche alveolazioni a seguito del dissolvimento del materiale non perfettamente compattato che li circonda".
Perché sostiene che "non abbiamo la natura nella nostra cultura"?
"La natura non esiste nell'articolo 9 della Costituzione, e le scienze della natura non sono molto importanti nella formazione dei giovani italiani. L'ambiente non viene mai percepito come una priorità ed è il primo ad essere sacrificato in caso di restrizioni di tipo economico".
Ha dichiarato che "la biodiversità è il nostro capitale naturale, e noi lo stiamo dilapidando". In che modo dovremmo agire per invertire la rotta?
"L'uomo riceve beni e servizi dalla natura. I beni sono i materiali naturali, dal cibo alle fibre. I servizi sono, ad esempio, la produzione di ossigeno e la rimozione di anidride carbonica. In nome del progresso stiamo distruggendo il capitale naturale a favore del capitale economico. Il capitale naturale vale molto più di quello economico".
Dalle sue parole emerge il suo amore per Lecce e la Puglia. Cosa eccelle e invece cosa sarebbe da migliorare nella terra salentina?
"Le eccellenze sono l'agroalimentare, soprattutto vino ed olio, la bellezza del patrimonio naturale e la rinomanza del patrimonio culturale. Una malsana concezione di "sviluppo" ha provocato danni agli asset del Salento, ma ci sono ancora possibilità di invertire la tendenza. Col vino è stato fatto".
Un consiglio ai giovanissimi per diventare davvero "nexter", ovvero innovatori del proprio tempo?
"Ci dobbiamo rendere conto che siamo parte della natura e che senza di essa non possiamo vivere. Dobbiamo aspirare a vivere in armonia con la natura. Se la crescita economica implica la decrescita della natura, l'economia non è sana. Nel lungo termine i costi economici saranno superiori ai benefici ottenuti con questa visione miope".