Pasotti Ombrelli, come uscire dalla crisi investendo sulla Rete
di LUCA PIERATTINIDal garage di Castellucchio (Mantova) ai video di Rihanna e Jennifer Lopez. La storia dell'azienda che si è rilanciata puntando sul digitale. Un affare che ha portato l'impresa in 55 paesi nel mondo
LA CHIAMANO la Apple degli ombrelli. La storia della Pasotti Ombrelli di Castellucchio (Mantova) è simile a quella di Cupertino: è partita in un garage, ha affrontato periodi di crisi e poi si è rilanciata affermandosi come un'azienda leader nel mondo. Dalla rimessa di Ernesta Pasotti ai video di Rihanna e Jennifer Lopez. Un'azienda che ha deciso di dare un calcio alla crisi, puntando su internet. Un investimento che ha portato l'impresa ad essere presente in 55 paesi in tutto il mondo.
La storia. Ernesta Pasotti inizia a lavorare in un ombrellificio di Milano, ma non le basta, sente il bisogno di avere qualcosa di più. Averne uno tutto suo. Allora decide di mettersi in proprio. Nel garage di casa passa le ore a produrre ombrelli che poi rivende in motorino in tutto il mantovano. In 10 anni mette su un'azienda da 100 dipendenti che produce tremila ombrelli al giorno. Non aveva calcolato la concorrenza cinese che porta con sé manodopera a basso costo, …
La storia. Ernesta Pasotti inizia a lavorare in un ombrellificio di Milano, ma non le basta, sente il bisogno di avere qualcosa di più. Averne uno tutto suo. Allora decide di mettersi in proprio. Nel garage di casa passa le ore a produrre ombrelli che poi rivende in motorino in tutto il mantovano. In 10 anni mette su un'azienda da 100 dipendenti che produce tremila ombrelli al giorno. Non aveva calcolato la concorrenza cinese che porta con sé manodopera a basso costo, …
LA CHIAMANO la Apple degli ombrelli. La storia della Pasotti Ombrelli di Castellucchio (Mantova) è simile a quella di Cupertino: è partita in un garage, ha affrontato periodi di crisi e poi si è rilanciata affermandosi come un'azienda leader nel mondo. Dalla rimessa di Ernesta Pasotti ai video di Rihanna e Jennifer Lopez. Un'azienda che ha deciso di dare un calcio alla crisi, puntando su internet. Un investimento che ha portato l'impresa ad essere presente in 55 paesi in tutto il mondo.
La storia. Ernesta Pasotti inizia a lavorare in un ombrellificio di Milano, ma non le basta, sente il bisogno di avere qualcosa di più. Averne uno tutto suo. Allora decide di mettersi in proprio. Nel garage di casa passa le ore a produrre ombrelli che poi rivende in motorino in tutto il mantovano. In 10 anni mette su un'azienda da 100 dipendenti che produce tremila ombrelli al giorno. Non aveva calcolato la concorrenza cinese che porta con sé manodopera a basso costo, permettendo di abbattere il costo del prodotto. Una mazzata che mette in crisi tutto il settore negli anni novanta. "L'Italia era leader nel mondo, venivano da tutta Europa e dagli Stati Uniti a comprare da noi. Solo a Castellucchio, che ha 4mila abitanti, c'erano due ombrellifici. Dopo è cambiato tutto", racconta Nicola Begotti, direttore commerciale di Pasotti Ombrelli. Le aziende furono messe di fronte a una scelta: o importare i prodotti cinesi e guadagnare sul ricarico oppure continuare a puntare sul Made in Italy ma con una nuova prospettiva: scegliere il mercato del lusso e dell'eccellenza. Si scelse la seconda strada. L'azienda fu ridimensionata: da 100 dipendenti si passò a 15, da 3mila ombrelli al giorno a circa 150. Ma non più un prodotto di massa bensì un ombrello ricercato sia nei tessuti che nell'impugnatura.
L'investimento sulla Rete. C'era bisogno di un cambio radicale. I nuovi prodotti erano diretti a una clientela selezionata e difficile da raggiungere. Internet era il mezzo che faceva al caso loro. "Ci credevamo fin da subito, ma abbiamo visto che il sito da solo non bastava. Così' abbiamo fatto un accordo con Google per avere visibilità nei mercati che ci interessavano. Abbiamo rinunciato ai rappresentanti e puntato su una showroom online sulla quale i nostri clienti possono trovare il nostro catalogo e comunicare direttamente con noi", spiega Begotti.
Da Rihanna a Meryl Streep. L'esposizione globale e il mercato online ha avvicinato le grandi star internazionali all'azienda di Castellucchio: da Rihanna a Jennifer Lopez, fino a Fergie dei Black eyed peas tutte hanno avuto un ombrello Pasotti all'interno dei propri video musicali. Ma non solo: "Una volta per il compleanno di Meryl Streep ci ha chiamato il suo staff: l'attrice aveva visto i nostri ombrelli in un film e loro avevano deciso di farglieli come regalo", dice Begotti. "Dieci anni fa eravamo in crisi e non sapevamo cosa fare. È facile dire adesso, a posteriori, che investendo è possibile superare la crisi, avevamo paura di osare. Si trattava di fare un salto nel buio, cambiare strategia aziendale senza certezze. È andata bene e ce l'abbiamo fatta", afferma Begotti. A volte in periodi di crisi serve rischiare. L'azzardo di Pasotti ha pagato. La sua storia può essere d'esempio per altre aziende italiane.
La storia. Ernesta Pasotti inizia a lavorare in un ombrellificio di Milano, ma non le basta, sente il bisogno di avere qualcosa di più. Averne uno tutto suo. Allora decide di mettersi in proprio. Nel garage di casa passa le ore a produrre ombrelli che poi rivende in motorino in tutto il mantovano. In 10 anni mette su un'azienda da 100 dipendenti che produce tremila ombrelli al giorno. Non aveva calcolato la concorrenza cinese che porta con sé manodopera a basso costo, permettendo di abbattere il costo del prodotto. Una mazzata che mette in crisi tutto il settore negli anni novanta. "L'Italia era leader nel mondo, venivano da tutta Europa e dagli Stati Uniti a comprare da noi. Solo a Castellucchio, che ha 4mila abitanti, c'erano due ombrellifici. Dopo è cambiato tutto", racconta Nicola Begotti, direttore commerciale di Pasotti Ombrelli. Le aziende furono messe di fronte a una scelta: o importare i prodotti cinesi e guadagnare sul ricarico oppure continuare a puntare sul Made in Italy ma con una nuova prospettiva: scegliere il mercato del lusso e dell'eccellenza. Si scelse la seconda strada. L'azienda fu ridimensionata: da 100 dipendenti si passò a 15, da 3mila ombrelli al giorno a circa 150. Ma non più un prodotto di massa bensì un ombrello ricercato sia nei tessuti che nell'impugnatura.
L'investimento sulla Rete. C'era bisogno di un cambio radicale. I nuovi prodotti erano diretti a una clientela selezionata e difficile da raggiungere. Internet era il mezzo che faceva al caso loro. "Ci credevamo fin da subito, ma abbiamo visto che il sito da solo non bastava. Così' abbiamo fatto un accordo con Google per avere visibilità nei mercati che ci interessavano. Abbiamo rinunciato ai rappresentanti e puntato su una showroom online sulla quale i nostri clienti possono trovare il nostro catalogo e comunicare direttamente con noi", spiega Begotti.
Da Rihanna a Meryl Streep. L'esposizione globale e il mercato online ha avvicinato le grandi star internazionali all'azienda di Castellucchio: da Rihanna a Jennifer Lopez, fino a Fergie dei Black eyed peas tutte hanno avuto un ombrello Pasotti all'interno dei propri video musicali. Ma non solo: "Una volta per il compleanno di Meryl Streep ci ha chiamato il suo staff: l'attrice aveva visto i nostri ombrelli in un film e loro avevano deciso di farglieli come regalo", dice Begotti. "Dieci anni fa eravamo in crisi e non sapevamo cosa fare. È facile dire adesso, a posteriori, che investendo è possibile superare la crisi, avevamo paura di osare. Si trattava di fare un salto nel buio, cambiare strategia aziendale senza certezze. È andata bene e ce l'abbiamo fatta", afferma Begotti. A volte in periodi di crisi serve rischiare. L'azzardo di Pasotti ha pagato. La sua storia può essere d'esempio per altre aziende italiane.