"LE ASSICURO che il livello della tasse che noi paghiamo a livello globale non è basso". Di Google, nelle ultime settimane, si parla soprattutto per questioni fiscali. Le accuse di elusione, con i proventi dell'attività commerciale italiana fatturati in Irlanda. Il progetto di una web tax, per ora slittato a luglio. Nel giorno del lancio del portale dedicato al made in Italy Carlo D'Asaro Biondo, 49enne presidente area Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa della società, torna sul tema: "Viviamo in un mondo globalizzato e le norme servono a regolare queste interazioni. Noi discutiamo con organizzazioni internazionali come l'Ocse e il G20 per capire quale sia il migliore sistema possibile, anche fiscale".
Di certo questa iniziativa a sostegno del made in Italy distende gli animi con il governo...
"Con l'Italia Google ha sempre avuto un eccellente rapporto di collaborazione, per esempio con il ministero dei Beni culturali per la digitalizzazione di oltre un milione di volumi. Questa iniziativa non c'entra nulla con le questioni fiscali".
Il primo progetto che Google dedica a un sistema Paese. Come avete convinto Eric Schmidt?
"Lui ha studiato a Bologna, sa bene cosa è il made in Italy e lo apprezza. Ha capito che questo è un progetto in grado di portare grande valore all'Italia: l'export è una leva economica fondamentale uscire dalla crisi".
Che budget avete dedicato?
"Non parliamo mai nello specifico del budget dei nostri progetti. Per la parte che riguarda le borse di studio per giovani esperti di digitale, nel 2014 ne metteremo a disposizione 20 da 6mila euro ciascuna".
Sulla piattaforma si può guardare ma non comprare. Integrerete anche un e-commerce?
"No, vogliamo parlare dei prodotti del made in Italy, non delle singole aziende. Anche perché, essendo la partecipazione gratuita, non vogliamo favorire una a discapito delle altre dello stesso distretto. Per l'e-commerce ci sono altri strumenti, i nostri, che certo vogliamo promuovere, o quelli dei nostri concorrenti. Ma questo progetto è il passo preliminare, serve a far conoscere agli imprenditori delle opportunità".
Nella sua visita a Roma, a ottobre, Eric Schmidt è stato molto duro verso l'Italia. Ha detto che c'è bisogno di investire in tecnologia e sburocratizzare. Il messaggio secondo lei è arrivato?
"In termini di alfabetizzazione digitale e qualità della connessione internet l'Italia perde posizioni rispetto agli altri Paesi avanzati. L'economia digitale contribuisce solo per il 2% al Pil nazionale. Nella Rete ci sono potenzialità enormi, per esempio per l'export. Ma ho l'impressione che la politica non le abbia capite, in ogni caso molto meno della gente comune. La strada è chiara, non so se c'è la volontà di percorrerla".
Di certo questa iniziativa a sostegno del made in Italy distende gli animi con il governo...
"Con l'Italia Google ha sempre avuto un eccellente rapporto di collaborazione, per esempio con il ministero dei Beni culturali per la digitalizzazione di oltre un milione di volumi. Questa iniziativa non c'entra nulla con le questioni fiscali".
Il primo progetto che Google dedica a un sistema Paese. Come avete convinto Eric Schmidt?
"Lui ha studiato a Bologna, sa bene cosa è il made in Italy e lo apprezza. Ha capito che questo è un progetto in grado di portare grande valore all'Italia: l'export è una leva economica fondamentale uscire dalla crisi".
Che budget avete dedicato?
"Non parliamo mai nello specifico del budget dei nostri progetti. Per la parte che riguarda le borse di studio per giovani esperti di digitale, nel 2014 ne metteremo a disposizione 20 da 6mila euro ciascuna".
Sulla piattaforma si può guardare ma non comprare. Integrerete anche un e-commerce?
"No, vogliamo parlare dei prodotti del made in Italy, non delle singole aziende. Anche perché, essendo la partecipazione gratuita, non vogliamo favorire una a discapito delle altre dello stesso distretto. Per l'e-commerce ci sono altri strumenti, i nostri, che certo vogliamo promuovere, o quelli dei nostri concorrenti. Ma questo progetto è il passo preliminare, serve a far conoscere agli imprenditori delle opportunità".
Nella sua visita a Roma, a ottobre, Eric Schmidt è stato molto duro verso l'Italia. Ha detto che c'è bisogno di investire in tecnologia e sburocratizzare. Il messaggio secondo lei è arrivato?
"In termini di alfabetizzazione digitale e qualità della connessione internet l'Italia perde posizioni rispetto agli altri Paesi avanzati. L'economia digitale contribuisce solo per il 2% al Pil nazionale. Nella Rete ci sono potenzialità enormi, per esempio per l'export. Ma ho l'impressione che la politica non le abbia capite, in ogni caso molto meno della gente comune. La strada è chiara, non so se c'è la volontà di percorrerla".