SONO ITALIANI gli uomini che un giorno potranno dire di aver 'fatto le scarpe' ai potenti; nel vero senso della parola. Si chiamano Artioli, vengono da Tradate (provincia di Varese) e, nonostante nel nostro Paese siano poco conosciuti, nel mondo il loro nome è sinonimo di calzature di altissima qualità. Un'azienda, Artioli, che ha percorso tutto il '900 tramandando di generazione in generazione l'Ars Sutoria e portando le proprie scarpe a calcare le strade dei cinque continenti ai piedi di capi di Stato, reali, star di Hollywood e grandi personaggi. Alla base del successo c'è la profonda passione per questo mestiere. Basta leggere il sito web per capirlo; le fasi e i processi di realizzazione vengono illustrati nei minimi dettagli; oltre duecento operazioni descritte con una cura che fa trasparire proprio l'amore che gli Artioli nutrono per ogni singolo paio di scarpe. Così, in ogni parte del pianeta, tutti si possono rendere conto del lavoro che c'è dietro un prodotto così esclusivo.
Le definiscono 'sculture'. Pensare che la loro storia inizia dietro un piccolo banchetto artigianale: è il 1912 quando Severino Artioli, capostipite della famiglia e fondatore del marchio, a soli sette anni decide di imparare il mestiere di calzolaio in una bottega del suo paese, Ferrara; dopo la guerra sceglie, però, di acquistare un banchetto per cucire tutto suo; negli anni '30 la svolta definitiva, con il trasferimento a Tradate e l'ingresso nello stabilimento che, dopo la seconda guerra mondiale, sarà 'casa Artioli'. È lì che Severino sperimenta nuovi attrezzi; è lì che mette a punto i moderni processi di lavorazione; è lì, assieme a meno di dieci operai, che si forma il primo nucleo di quello che diventerà un punto di riferimento per il settore calzaturiero mondiale.
Ma è già tempo di una nuova rivoluzione: con l'ingresso in azienda del figlio di Severino, Vito, agli Artioli inizia a stare stretta la provincia di Varese, fino a quel momento bacino d'utenza principale. Vengono disegnati nuovi modelli, si cercano pellami e materiali moderni, la scarpa è sempre quella artigianale e rifinita di sempre ma si cerca di farla andare di pari passo con le mode. Elementi che permettono agli Artioli di esportare la propria arte oltreconfine: prima in Svizzera, poi in Francia e Inghilterra, fino al grande salto negli Stati Uniti. Il Nord America diventa in poco tempo il mercato di riferimento per Artioli. Ma è forte l'attenzione per i mercati emergenti: con il crollo del muro di Berlino la Russia diventa un'altra roccaforte per le scarpe Artioli, assieme al centro Asia (Uzbekistan, Kazakistan, Ucraina), ai Paesi che si affacciano sul Golfo Persico, all'Australia e ovviamente all'estremo Oriente (Cina, Giappone, Singapore); col nuovo millennio la strada di Vito, ultimo discendente della famiglia, porta dritto anche in direzione dell'India.
Luoghi selezionati per scarpe selezionate: più di 90mila i modelli disegnati nel tempo, realizzati a mano, in piccole quantità per volta da un centinaio di operai, venduti in pochi negozi (pochissimi in Italia) ma tutti esclusivi: come i magazzini Harrods's di Londra, Battaglia a Beverly Hills, Saks sulla Quinta Strada di New York, Clarence a Parigi. Ma la clientela che negli anni si è legata alle scarpe Artioli basta e avanza per fare pubblicità al marchio. Si spazia dai leader globali come il presidente russo Vladimir Putin o l'ex numero uno Usa George Bush alle star dello spettacolo come il regista Billy Wilder o l'attore Danny Kaye; dai campioni dello sport come Michael Jordan ai quelli della musica come Michael Jackson. Reali compresi: Re Abdallah di Giordania, Amir del Marocco, il Sultano del Brunei (che arriva a ordinare fino a mille paia di scarpe per volta), gli Emiri Sauditi sono solo alcune delle teste coronate che hanno fatto visita (più o meno direttamente) a Tradate. Non è perciò un caso che nel 2012 le loro scarpe sono state premiate con il World Fashion Award (una specie di Oscar della moda). E agli Artioli non importa se le loro sono anche note per essere tra le scarpe più care al mondo; la qualità, la professionalità e la perfezione per loro non hanno prezzo.
Le definiscono 'sculture'. Pensare che la loro storia inizia dietro un piccolo banchetto artigianale: è il 1912 quando Severino Artioli, capostipite della famiglia e fondatore del marchio, a soli sette anni decide di imparare il mestiere di calzolaio in una bottega del suo paese, Ferrara; dopo la guerra sceglie, però, di acquistare un banchetto per cucire tutto suo; negli anni '30 la svolta definitiva, con il trasferimento a Tradate e l'ingresso nello stabilimento che, dopo la seconda guerra mondiale, sarà 'casa Artioli'. È lì che Severino sperimenta nuovi attrezzi; è lì che mette a punto i moderni processi di lavorazione; è lì, assieme a meno di dieci operai, che si forma il primo nucleo di quello che diventerà un punto di riferimento per il settore calzaturiero mondiale.
Ma è già tempo di una nuova rivoluzione: con l'ingresso in azienda del figlio di Severino, Vito, agli Artioli inizia a stare stretta la provincia di Varese, fino a quel momento bacino d'utenza principale. Vengono disegnati nuovi modelli, si cercano pellami e materiali moderni, la scarpa è sempre quella artigianale e rifinita di sempre ma si cerca di farla andare di pari passo con le mode. Elementi che permettono agli Artioli di esportare la propria arte oltreconfine: prima in Svizzera, poi in Francia e Inghilterra, fino al grande salto negli Stati Uniti. Il Nord America diventa in poco tempo il mercato di riferimento per Artioli. Ma è forte l'attenzione per i mercati emergenti: con il crollo del muro di Berlino la Russia diventa un'altra roccaforte per le scarpe Artioli, assieme al centro Asia (Uzbekistan, Kazakistan, Ucraina), ai Paesi che si affacciano sul Golfo Persico, all'Australia e ovviamente all'estremo Oriente (Cina, Giappone, Singapore); col nuovo millennio la strada di Vito, ultimo discendente della famiglia, porta dritto anche in direzione dell'India.
Luoghi selezionati per scarpe selezionate: più di 90mila i modelli disegnati nel tempo, realizzati a mano, in piccole quantità per volta da un centinaio di operai, venduti in pochi negozi (pochissimi in Italia) ma tutti esclusivi: come i magazzini Harrods's di Londra, Battaglia a Beverly Hills, Saks sulla Quinta Strada di New York, Clarence a Parigi. Ma la clientela che negli anni si è legata alle scarpe Artioli basta e avanza per fare pubblicità al marchio. Si spazia dai leader globali come il presidente russo Vladimir Putin o l'ex numero uno Usa George Bush alle star dello spettacolo come il regista Billy Wilder o l'attore Danny Kaye; dai campioni dello sport come Michael Jordan ai quelli della musica come Michael Jackson. Reali compresi: Re Abdallah di Giordania, Amir del Marocco, il Sultano del Brunei (che arriva a ordinare fino a mille paia di scarpe per volta), gli Emiri Sauditi sono solo alcune delle teste coronate che hanno fatto visita (più o meno direttamente) a Tradate. Non è perciò un caso che nel 2012 le loro scarpe sono state premiate con il World Fashion Award (una specie di Oscar della moda). E agli Artioli non importa se le loro sono anche note per essere tra le scarpe più care al mondo; la qualità, la professionalità e la perfezione per loro non hanno prezzo.