SEMBRANO personaggi di un cartone animato. Animaletti stilizzati alti una ventina di centimetri, ognuno appollaiato sul proprio ramo: il pappagallo, il grillo, il gufo, lo scoiattolo, il gabbiano, il camaleonte: "Quello è il più richiesto", dice Alessandro Liani, 40 anni. Con questa collezione, il debutto del marchio Parson, vuole mostrare che una telecamera, a rivestirla di design, può pure essere bella. E intelligente, se piena di tecnologia, molto più di un semplice strumento di sorveglianza. Animals le ha chiamate, e sono da poco in commercio sul sito dell'azienda in attesa di trovare distributori e negozi in giro per il mondo. Ma neanche lui, dice, si aspettava di ricevere subito tanti ordini. Un campo da golf in Italia, degli alberghi negli Emirati Arabi. Un Paese europeo, ancora top secret, le installerà all'interno del suo padiglione di Expo2015. Risultato: già il prossimo anno gli animaletti con lo zoom negli occhi varranno un terzo degli incassi di Video Systems, l'azienda di cui Liani è amministratore.
Bel salto per una piccola impresa di Codroipo, provincia di Udine, abituata da vent'anni a produrre telecamere, ma per tutt'altro uso. Controllo qualità industriale, obiettivi puntati sulle macchine che lavorano acciaio o vetro per misurare la precisione delle linee e scartare i pezzi fallati. "Ma in fondo non è così diverso", riflette Liani. Racconta come l'azienda, fondata vent'anni fa con il padre, sia riuscita a costruirsi una reputazione, diventando fornitore dei più grandi gruppi mondiali della siderurgia come Danieli, ThyssenKrupp e AccelorMittal. "Progettiamo prodotti su misura in tutti i componenti", spiega, "dalla telecamera alla scheda elettronica". Di venti dipendenti oltre metà lavorano a ricerca e sviluppo. E dal 2007 la società ha cominciato a investire pure sul design: vetroresina al posto della lamiera e finiture con vernici trasparenti. "Serve quando hai clienti come i giapponesi che in una fabbrica vogliono anche pulizia ed eccellenza estetica".
Come dire: le competenze per passare al mercato di massa c'erano tutte. Ma serviva un'ispirazione e Liani l'ha trovata allo Iaad, l'Istituto di Arte applicata di Torino, dove era stato invitato a parlare della sua azienda. Una proposta di collaborazione, accettata dalla direttrice: venti studenti, per la loro tesi, provano a reinventare il concetto di telecamera. L'idea di travestirla da colomba è di una giovane disegnatrice, Eleonora Trevisanutto, che oggi lavora a tempo pieno per Video Systems: "Mi è piaciuto il messaggio, riportare la natura nella città buie e inquinate", ricorda Liani, "così le abbiamo commissionato l'intera collezione". Due anni dopo gli animaletti sono sul mercato. Pezzi unici, proprio come i prodotti per l'industria. Perché l'involucro in alluminio è realizzato da una piccola fonderia artigiana con stampi in terra a perdere, un singolo utilizzo. E verniciato da un restauratore di auto d'epoca. Il più grande, il gabbiano, costa oltre 2mila euro.
Non troppo, almeno a giudicare dagli ordini, visto che permette di dare al Grande Fratello un volto umano o, meglio, da animaletto del bosco: "Sappiamo di essere controllati", risponde Liani, "ma lo siamo anche e forse più attraverso il cellulare. D'altra parte le nostre città hanno bisogno di strumenti per raccogliere informazioni e noi li abbiamo resi meno intrusivi". La sorveglianza video, nel progetto dell'imprenditore friulano, è solo il primo passo. Il prossimo anno Parson dovrebbe lanciare una telecamera con un'ottica a 360 gradi, progettata per le videoconferenze. "In prospettiva pensiamo sia a prodotti per gli spazi pubblici sia per i privati, dalle città intelligenti alla casa connessa". Liani spiega che le telecamere hanno un computer interno, in grado di analizzare e filtrare i dati, per trasmettere solo quelli rilevanti. Immagina sensori capaci di leggere il traffico stradale. O di valutare l'intensità della luce in una stanza e regolare di conseguenza le lampadine. "Le tecnologie sono le stesse che sviluppiamo in ambito industriale e che possiamo applicare al largo consumo". Un passaggio che, nel mondo dell'innovazione, ha spesso funzionato.
Bel salto per una piccola impresa di Codroipo, provincia di Udine, abituata da vent'anni a produrre telecamere, ma per tutt'altro uso. Controllo qualità industriale, obiettivi puntati sulle macchine che lavorano acciaio o vetro per misurare la precisione delle linee e scartare i pezzi fallati. "Ma in fondo non è così diverso", riflette Liani. Racconta come l'azienda, fondata vent'anni fa con il padre, sia riuscita a costruirsi una reputazione, diventando fornitore dei più grandi gruppi mondiali della siderurgia come Danieli, ThyssenKrupp e AccelorMittal. "Progettiamo prodotti su misura in tutti i componenti", spiega, "dalla telecamera alla scheda elettronica". Di venti dipendenti oltre metà lavorano a ricerca e sviluppo. E dal 2007 la società ha cominciato a investire pure sul design: vetroresina al posto della lamiera e finiture con vernici trasparenti. "Serve quando hai clienti come i giapponesi che in una fabbrica vogliono anche pulizia ed eccellenza estetica".
Come dire: le competenze per passare al mercato di massa c'erano tutte. Ma serviva un'ispirazione e Liani l'ha trovata allo Iaad, l'Istituto di Arte applicata di Torino, dove era stato invitato a parlare della sua azienda. Una proposta di collaborazione, accettata dalla direttrice: venti studenti, per la loro tesi, provano a reinventare il concetto di telecamera. L'idea di travestirla da colomba è di una giovane disegnatrice, Eleonora Trevisanutto, che oggi lavora a tempo pieno per Video Systems: "Mi è piaciuto il messaggio, riportare la natura nella città buie e inquinate", ricorda Liani, "così le abbiamo commissionato l'intera collezione". Due anni dopo gli animaletti sono sul mercato. Pezzi unici, proprio come i prodotti per l'industria. Perché l'involucro in alluminio è realizzato da una piccola fonderia artigiana con stampi in terra a perdere, un singolo utilizzo. E verniciato da un restauratore di auto d'epoca. Il più grande, il gabbiano, costa oltre 2mila euro.
Non troppo, almeno a giudicare dagli ordini, visto che permette di dare al Grande Fratello un volto umano o, meglio, da animaletto del bosco: "Sappiamo di essere controllati", risponde Liani, "ma lo siamo anche e forse più attraverso il cellulare. D'altra parte le nostre città hanno bisogno di strumenti per raccogliere informazioni e noi li abbiamo resi meno intrusivi". La sorveglianza video, nel progetto dell'imprenditore friulano, è solo il primo passo. Il prossimo anno Parson dovrebbe lanciare una telecamera con un'ottica a 360 gradi, progettata per le videoconferenze. "In prospettiva pensiamo sia a prodotti per gli spazi pubblici sia per i privati, dalle città intelligenti alla casa connessa". Liani spiega che le telecamere hanno un computer interno, in grado di analizzare e filtrare i dati, per trasmettere solo quelli rilevanti. Immagina sensori capaci di leggere il traffico stradale. O di valutare l'intensità della luce in una stanza e regolare di conseguenza le lampadine. "Le tecnologie sono le stesse che sviluppiamo in ambito industriale e che possiamo applicare al largo consumo". Un passaggio che, nel mondo dell'innovazione, ha spesso funzionato.