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(agf)

Il ritorno dell'alcol

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Caro vecchio alcol o alcool, con due o, come si diceva una volta, sei tornato di moda? Quanti tipi di alcol esistono? Almeno sei o sette: metanolo, etanolo, propanolo, eccetera.

Il metanolo è l’alcol della strage di bevitori diversi decenni fa, nel 1986, quando vennero immesse in commercio bottiglie di vino in cui era presente il metanolo usato per addizionare gli zuccheri. Ne aveva parlato all’epoca Primo Levi in un suo memorabile articolo.

L’alcol di oggi è l’etanolo quello che si usa, o si usava un tempo, per disinfettare, il liquido di colore rosso che era sempre presente nelle case. Poi era stato superato da altri prodotti disinfettanti dai nomi commerciali sempre diversi. Ma sempre di disinfettanti si trattava. L’etanolo ha la prerogativa di uccidere i microrganismi denaturando, per cui è noto come “alcol denaturato”, che si compra nei negozi, oltre che nelle farmacie: denatura le proteine dei microbi, come si dice…
Caro vecchio alcol o alcool, con due o, come si diceva una volta, sei tornato di moda? Quanti tipi di alcol esistono? Almeno sei o sette: metanolo, etanolo, propanolo, eccetera.

Il metanolo è l’alcol della strage di bevitori diversi decenni fa, nel 1986, quando vennero immesse in commercio bottiglie di vino in cui era presente il metanolo usato per addizionare gli zuccheri. Ne aveva parlato all’epoca Primo Levi in un suo memorabile articolo.

L’alcol di oggi è l’etanolo quello che si usa, o si usava un tempo, per disinfettare, il liquido di colore rosso che era sempre presente nelle case. Poi era stato superato da altri prodotti disinfettanti dai nomi commerciali sempre diversi. Ma sempre di disinfettanti si trattava. L’etanolo ha la prerogativa di uccidere i microrganismi denaturando, per cui è noto come “alcol denaturato”, che si compra nei negozi, oltre che nelle farmacie: denatura le proteine dei microbi, come si diceva una volta, prima che imparassimo la distinzione tra batteri e virus; così dissolve i loro lipidi e li mette fuori gioco. Uccide batteri, funghi e virus, compreso quello della SARS e anche il coronavirus. Ma anche lui ha dei limiti: non ce la fa con le spore dei batteri. Come dire che non c’è un disinfettante a effetto totale.

Un tempo non c’era casa che non avesse nell’armadietto dei medicinali un bel flacone rossiccio. Era un oggetto ritenuto pericoloso, perché oltre a disinfettare – le ferite o sbucciature che ci si procurava da ragazzi bruciavano – era anche infiammabile, per cui ci intimavano di stare attenti. L’attrazione del fuoco è incredibile per i ragazzini, come dimostrano tanti racconti che hanno per protagonisti bambini piromani. Le mamme lo tenevano perciò nel ripiano in alto e minacciavano terribili punizioni se lo avessimo usato per scopi diversi da quello per cui era stato acquistato. Poi è stato sostituito dall’acqua ossigenata o perossido di idrogeno, che non brucia e riempie di schiuma biancastra le ferite.

Oggi al supermercato la commessa sparge con un panno l’alcol sul ripiano della cassa e lo ripulisce dopo il mio passaggio. Tornato di moda? Necessariamente sì, come anche l’acqua ossigenato o l’ipoclorito di sodio, nota come candeggina, quella del bucato. Così tutti a comprarlo nei negozi e a usarlo per disinfettare, ad esempio il cellulare o la tastiera del computer dove si annidano batteri, e dove speriamo non ci sia il terribile coronavirus. Se c’è lo uccidiamo senza pietà con la soluzione al 70%.