Dappertutto mi danno del tu. Al bar, al ristorante, in autobus, in treno, all'ospedale. Dovunque abbia a che fare con qualcuno che pratica un servizio al pubblico, o il contatto con i clienti, vengo apostrofato con il Tu, come se le distanze tra le persone di età diversa – oramai sono entrato nella terza età – fossero di colpo abolite. Non è una cosa nuova, se qualche anno fa sul medesimo argomento Umberto Eco aveva scritto uno dei suoi fulminanti pezzi. Ho la sensazione che dopo la pandemia ci sia stato una ulteriore diffusione di questo costume linguistico. Il Covid ci ha resi tutti un po' parenti: mal comune, mezzo gaudio. E il gaudio comprende anche il Tu come una forma di affratellamento necessario dopo la prova della malattia infettiva, che ha fatto così tanti morti. Ma forse non è così. (ASCOLTA IL PODCAST)
Dappertutto mi danno del tu. Al bar, al ristorante, in autobus, in treno, all'ospedale. Dovunque abbia a che fare con qualcuno che pratica un servizio al pubblico, o il contatto con i clienti, vengo apostrofato con il Tu, come se le distanze tra le persone di età diversa – oramai sono entrato nella terza età – fossero di colpo abolite. Non è una cosa nuova, se qualche anno fa sul medesimo argomento Umberto Eco aveva scritto uno dei suoi fulminanti pezzi. Ho la sensazione che dopo la pandemia ci sia stato una ulteriore diffusione di questo costume linguistico. Il Covid ci ha resi tutti un po' parenti: mal comune, mezzo gaudio. E il gaudio comprende anche il Tu come una forma di affratellamento necessario dopo la prova della malattia infettiva, che ha fatto così tanti morti. Ma forse non è così. (ASCOLTA IL PODCAST)