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La troika secondo la tradizione russa: una slitta (o una carrozza) trainata da tre cavalli 

I cavalli di Troika

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Sul Venerdì dell'8 maggio 2020
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Fate i bravi, sennò arriva la Troika... E corre un brivido lungo la schiena ai popoli di manica larga, perché a differenza dell’Uomo Nero e del Babau, la Troika non è uno spauracchio per bimbi birichini, ma si è ben vista in opera qualche anno fa in Grecia, e sono stati dolori veri.
Attenzione pure agli inganni lessicali, dato che i rappresentanti dell’Unione, della Banca centrale e del Fondo Monetario si presentano di norma come “istituzioni europee”, ma la belva tricefala in grisaglia rimane appunto la Troika, tanto più asettica, quanto più spietata.

L’origine dei nomignoli, semmai, apre inusitati percorsi nell’immaginario. Per cui in Russia la troika designa una carrozza o una slitta tirata da tre cavalli. Gli artisti di laggiù la raffigurano con sentimento fra campanelli e balalaike, zoccoli scalpitanti sul ghiaccio e betulle intirizzite sotto il pallido sole della tundra. Esistono anche diverse …
Fate i bravi, sennò arriva la Troika... E corre un brivido lungo la schiena ai popoli di manica larga, perché a differenza dell’Uomo Nero e del Babau, la Troika non è uno spauracchio per bimbi birichini, ma si è ben vista in opera qualche anno fa in Grecia, e sono stati dolori veri.
Attenzione pure agli inganni lessicali, dato che i rappresentanti dell’Unione, della Banca centrale e del Fondo Monetario si presentano di norma come “istituzioni europee”, ma la belva tricefala in grisaglia rimane appunto la Troika, tanto più asettica, quanto più spietata.

L’origine dei nomignoli, semmai, apre inusitati percorsi nell’immaginario. Per cui in Russia la troika designa una carrozza o una slitta tirata da tre cavalli. Gli artisti di laggiù la raffigurano con sentimento fra campanelli e balalaike, zoccoli scalpitanti sul ghiaccio e betulle intirizzite sotto il pallido sole della tundra. Esistono anche diverse melodie dedicate a quel particolare calesse, da Prokofiev a Troika Galop, quest’ultima eseguita dal coro dell’armata rossa con sconcertanti effetti che fanno pensare a Walt Disney.

Già meno festoso l’uso che della Troika si fece per designare, in epoca sovietica, la concentrazione del potere nelle mani del Pcus, del Governo e dello Stato, così il dopo Stalin fu gestito dall’ameno trio Malenkov, Beria e Kruscev, con relativi addentellati nella polizia segreta – e in questa occhiuta sorveglianza e nella sanguinosa resa dei conti ci si avvicina a chi nel vecchio continente ha accumulato debiti e deve vedersela con l’insolvenza sovrana. Ecco allora che la favola della formica e della cicala si converte in quella del gatto col topo, e la gabbia di ferro si rivela una trappola etica. Anche in questo caso il linguaggio della Troika si ammanta di buoni propositi, “progetti di risanamento”, “piani di salvataggio”; ma in pratica ce n’è quanto basta per dimostrare che l’asfissia finanziaria produce file ai bancomat, pensionati alla fame, tagli alla spesa pubblica, mancanza di medicinali, blocco di prestiti, soldi riposti in casa nei nascondigli più impensabili, perfino dentro le saponette; e per le strade dimostrazioni, fumogeni e guerriglia.

Disse Alexis Tsipras nel 2015 che gli uomini di Bruxelles erano dei “rapinatori”. La prospettiva del default come una pistola alla tempia, le banche usate come carrarmati, il raggiungimento degli obiettivi della Troika come “un colpo di Stato finanziario”. In questi frangenti si dice di solito, ed è anche vero: bisognava pensarci prima. Ma non è che il poi, oltretutto in un’Europa tutt’altro che innocente, autorizzi a varcare i confini del disumano. Dopo tutto, la vita dei popoli, anche dei più allegri, resta sempre più importante dei loro peccati – con annesse pietre da scagliare.