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 Il Pio albergo Trivulso, dove oltre trecento anziani ricoverati sono morti per Covid-19 (Ansa) 

Giovani contro vecchi

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Se ridendo si finisce per dire ciò che si pensa; e se i social rappresentano l’inconscio della società, ecco che nei giorni più tosti del coronavirus su Instagram si è affacciato un giovane aspirante comico che però non faceva tanto ridere, un ragazzo con i capelli e la barbetta rossicci: «Il più grande problema di questo Paese» questo l’esordio «sono i vecchi». Quel suo breve sketch suonava ispirato da una rabbia poco riconoscibile: «Non fraintendetemi, io non sto dicendo che bisogna uccidere i vecchi». E qui il giovanotto si fermava ammiccando: «Però...». Altra pausa: «Però se tutti morissimo a 75 anni: pensioni, lavoro, sanità: risolti». Un po’ grossolana risultava la chiusa, con ritorno allo spietato assunto iniziale: «Il più grande problema di questo Paese non è l’africano, è tu’ nonna!».

Per que…
Se ridendo si finisce per dire ciò che si pensa; e se i social rappresentano l’inconscio della società, ecco che nei giorni più tosti del coronavirus su Instagram si è affacciato un giovane aspirante comico che però non faceva tanto ridere, un ragazzo con i capelli e la barbetta rossicci: «Il più grande problema di questo Paese» questo l’esordio «sono i vecchi». Quel suo breve sketch suonava ispirato da una rabbia poco riconoscibile: «Non fraintendetemi, io non sto dicendo che bisogna uccidere i vecchi». E qui il giovanotto si fermava ammiccando: «Però...». Altra pausa: «Però se tutti morissimo a 75 anni: pensioni, lavoro, sanità: risolti». Un po’ grossolana risultava la chiusa, con ritorno allo spietato assunto iniziale: «Il più grande problema di questo Paese non è l’africano, è tu’ nonna!».

Per quel che può contare, il tenutario di questa rubrichetta è rimasto abbastanza colpito. Giravano proprio in quei giorni strane foto di giovani americani che leccavano i prodotti nei supermercati, ma anche di luoghi nei quali la tragedia nelle residenze per anziani era già divampata: qui sotto, per lo scatto di Matteo Bazzi, l’ingresso del Pio Albergo Trivulzio. Scrivere di quel procurato contagio anti-senile e di quella tirata social sui vecchi sarebbe stato di dubbio gusto; per cui non se n’è fatto nulla. Sennonché il malricordo è riaffiorato l’altro giorno in una ricerca Censis-Tendercapital sulla Silver Economy e le sue conseguenze nell’Italia del post Covid. In poche parole viene fuori che un millenial su due (49,3 per cento) è convinto che nell’emergenza i giovani vadano curati prima degli anziani; così come una percentuale minore, ma consistente (35), pensa che la spesa destinata agli anziani sia eccessiva, con il che i nonni sono visti come dissipatori di risorse pubbliche.

Fra i graziosi regali dell’epidemia c’è dunque che non solo la tanto cantata e illustrata longevità italiana – vedi il costante flusso di immagini di vecchi felici e in gruppo, che si fanno i selfie e vanno in altalena, se la spassano in viaggio e si corteggiano – ha finito di essere un valore, ma nella società si è di colpo aperta un’inedita ferita e insieme una piaga purulenta. Dopo la guerra fra poveri e quella agli immigrati ecco i nuovi capri espiatori del rancore – fatte salve le pronte difese del Papa, della Comunità di Sant’Egidio e di Amnesty International. L’indagine è fitta di spunti civili e di misteri sentimentali. Altro che bonus di 1.200 euro! Il dato più triste, ma anche il più tenero, è che pur sentendosi gli occhiacci dei giovani addosso, sempre più i nonni si preoccupano della crescente povertà di figli e nipoti, e moltissimi di loro sono stati aiutati proprio nel lockdown, forse anche il giovanotto di Instagram.

Sul Venerdì del 10 luglio 2020