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Filippo Ceccarelli (illustrazione di Gipi) 

Compagni di lotta e di tristezza

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INDIZI NEUROVISIVI
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Buonasera tristezza. È vero: ci sono momenti in cui tutto stinge e prende il colore di qualcosa che va finendo; forse dipende dal Covid, o dal fin troppo prolungato decadere dei partiti, o magari dalla raddoppiata combinazione delle due circostanze. Ma senza prenderla troppo alla lontana, e perdonando di cuore l’imprudente perentorietà dell’interrogativo: c’è qualcosa di più triste, oggi, in Italia, della Festa dell’Unità organizzata dal Partito democratico a Modena?

Pervengono da lì immagini che osservate per qualche secondo sulle rutilanti e selvagge piattaforme dei social appaiono al tempo stesso scontate e sconsolate, prevedibili, ma derelitte: capannoni deserti, luci tetre o abbaglianti, sparuti volontari necessariamente distanziati, dirigenti vanitosi e spompati, militanti solitari, spettatori che durante i dibattiti si concentrano sui telefonini; e quando la nebbia della noia si dirada, ecco cuochi e camerieri s…
Buonasera tristezza. È vero: ci sono momenti in cui tutto stinge e prende il colore di qualcosa che va finendo; forse dipende dal Covid, o dal fin troppo prolungato decadere dei partiti, o magari dalla raddoppiata combinazione delle due circostanze. Ma senza prenderla troppo alla lontana, e perdonando di cuore l’imprudente perentorietà dell’interrogativo: c’è qualcosa di più triste, oggi, in Italia, della Festa dell’Unità organizzata dal Partito democratico a Modena?

Pervengono da lì immagini che osservate per qualche secondo sulle rutilanti e selvagge piattaforme dei social appaiono al tempo stesso scontate e sconsolate, prevedibili, ma derelitte: capannoni deserti, luci tetre o abbaglianti, sparuti volontari necessariamente distanziati, dirigenti vanitosi e spompati, militanti solitari, spettatori che durante i dibattiti si concentrano sui telefonini; e quando la nebbia della noia si dirada, ecco cuochi e camerieri senza volto e senza sorriso, mostre perturbanti con le figurine dei calciatori come i fantasmi di Italia-Germania 4 a 3, e i volti di artisti appena scomparsi a rinverdire i recentissimi necrologi, mentre per il passato c’è una rassegna di foto su Gli ultimi giorni di Berlinguer; e così perfino i bomboloni fritti trasmettono il senso di un’affaticata desolazione che nessuna scritta sui moduli di cartongesso, Bella ciao, riesce a riscattare: «Non ci arrendiamo», si legge: ma chi può giurare che non sia già accaduto? E a poco, a nulla vale qui commemorare la gioiosa iconografia delle antiche feste, il pieno e la partecipazione, come
si diceva, a partire dai bimbi che all’ingresso spillavano le coccardine, l’allegro impegno di intere famiglie, l’efficace serietà delle cuoche
e dei rosticcieri, il fumo e gli odori delle salsicce, il fracasso degli altoparlanti, le moltitudini.
Una foto dalla Festa dell’Unità di Modena messa su Instagram 
Acqua passata, doveva andare così, non è colpa di nessuno. Ma quel che si proietta su Instagram fa pena lo stesso e pure di più; e anche se ben altre questioni – la pandemia, l’economia, il lavoro, la scuola, l’emigrazione, le elezioni, il referendum – stringono d’assedio la modesta e a volte mediocre dirigenza del Pd, al netto delle elucubrazioni pseudo-estetiche dei rubrichisti in vena sentimentale, si resta attoniti dinanzi alla coppia che si vede a tavola qui sotto. Scelta perché una delle pochissime immagini in cui i protagonisti sorridono. Lui ha anche una bella faccia da film anni 50, lei è graziosa, eppure sembra di cogliere qualcosa di fisso e di artificioso anche in quell’innocente esordio di cenetta, una posa di troppo, un vuoto d’immaginazione, un’ombra di dépliant, una perdita, un attimo ormai del tutto avulso dalla storia politica. O forse è solo un’impressione, e tutto invece procede per il meglio, chissà.

Sul Venerdì dell'11 settembre 2020