Un tempo il cinico reperimento e la sottrazione con destrezza delle foto dei protagonisti della cronaca nera era la croce e la delizia delle redazioni, basti pensare che nel caso Montesi i giornalisti andarono a raschiare l'ovale con l'immagine della povera Wilma sulla tomba di famiglia. Da qualche tempo invece - e poi dici le novità dei social! - non c'è fattaccio che non offra i volti e i corpi di vittime e presunti colpevoli già esposti in bella posa da loro stessi sulle piattaforme Facebook e Instagram. Così, solo questa estate si sono potuti vederei carabinieri corrotti di Piacenza, la mamma e il bimbo scomparsi e poi tragicamente ritrovati in Sicilia, i fratelli picchiatori della discoteca di Colleferro.
Ultimi in un'impressiva serie di auto-raffigurazioni social, i due giovanotti che si vedono qui, indagati insieme ad altri sei per uno stupro ai danni di due quindicenni in una festa privata in Basilicata. La vicenda è infame e…
Ultimi in un'impressiva serie di auto-raffigurazioni social, i due giovanotti che si vedono qui, indagati insieme ad altri sei per uno stupro ai danni di due quindicenni in una festa privata in Basilicata. La vicenda è infame e…
Un tempo il cinico reperimento e la sottrazione con destrezza delle foto dei protagonisti della cronaca nera era la croce e la delizia delle redazioni, basti pensare che nel caso Montesi i giornalisti andarono a raschiare l'ovale con l'immagine della povera Wilma sulla tomba di famiglia. Da qualche tempo invece - e poi dici le novità dei social! - non c'è fattaccio che non offra i volti e i corpi di vittime e presunti colpevoli già esposti in bella posa da loro stessi sulle piattaforme Facebook e Instagram. Così, solo questa estate si sono potuti vederei carabinieri corrotti di Piacenza, la mamma e il bimbo scomparsi e poi tragicamente ritrovati in Sicilia, i fratelli picchiatori della discoteca di Colleferro.
Ultimi in un'impressiva serie di auto-raffigurazioni social, i due giovanotti che si vedono qui, indagati insieme ad altri sei per uno stupro ai danni di due quindicenni in una festa privata in Basilicata. La vicenda è infame e dolorosa, ma senza nulla toglierle in termini di responsabilità morale e penale, la foto certifica in modo netto l'appartenenza culturale dei soggetti, che sono cantanti trapper e come tali appaiono consapevoli e compiaciuti portatori di una vera e propria estetica che in rete fa moda e modello mietendo consensi fra un pubblico di ragazzini, a partire dai 10-11 anni.
I loro nomi d'arte, Red Michael e Meu Deus, dicono poco, come poco dicono le loro tracce musicali, giudicate modeste dagli addetti ai lavori, quanto incomprensibili e sguaiate da chi è fuori dal giro. Conta molto di più lo stile dei personaggi, la postura e l'espressione d'abbandono, i bicchierozzi che di solito ospitano sospette misture di bibite dolci e allarmanti medicinali, poi il tappeto di banconote, il gusto carico degli indumenti, la rilevanza ottica degli accessori e dei marchi esibiti a garanzia di luxury.
Di immagini così se ne trovano a bizzeffe online. In questo autoritratto d'Italia profonda restano semmai in ombra due elementi che potrebbero renderlo ancora più colorito e diavolesco. Da un lato l'ostentazione gangsta, criminale, che mette in scena revolver e gesti minacciosi tipo "ti taglio la gola"; dall'altro i due tipi sembrano indietro rispetto ad altri trapper quanto a feticismo corporeo: niente tatuaggi sul volto, niente orologioni preziosi (c'è chi ne porta anche tre o quattro), niente sopraddenti d'oro (in gergo: grillz); al collo modeste catenine da prima comunione. Eppure il quadretto risulta lo stesso ipnotico, grottesco e demenziale, quindi attrattivo. Perché sarà pure una scopiazzatura dei trapper afroamericani, come l'amerecano a Roma di Sordi, ma nel magnetismo si misura tutta la brace incandescente e tutta la disperazione di un futuro che forse è già cominciato.
Sul Venerdì del 25 settembre 2020
Ultimi in un'impressiva serie di auto-raffigurazioni social, i due giovanotti che si vedono qui, indagati insieme ad altri sei per uno stupro ai danni di due quindicenni in una festa privata in Basilicata. La vicenda è infame e dolorosa, ma senza nulla toglierle in termini di responsabilità morale e penale, la foto certifica in modo netto l'appartenenza culturale dei soggetti, che sono cantanti trapper e come tali appaiono consapevoli e compiaciuti portatori di una vera e propria estetica che in rete fa moda e modello mietendo consensi fra un pubblico di ragazzini, a partire dai 10-11 anni.
I loro nomi d'arte, Red Michael e Meu Deus, dicono poco, come poco dicono le loro tracce musicali, giudicate modeste dagli addetti ai lavori, quanto incomprensibili e sguaiate da chi è fuori dal giro. Conta molto di più lo stile dei personaggi, la postura e l'espressione d'abbandono, i bicchierozzi che di solito ospitano sospette misture di bibite dolci e allarmanti medicinali, poi il tappeto di banconote, il gusto carico degli indumenti, la rilevanza ottica degli accessori e dei marchi esibiti a garanzia di luxury.
Di immagini così se ne trovano a bizzeffe online. In questo autoritratto d'Italia profonda restano semmai in ombra due elementi che potrebbero renderlo ancora più colorito e diavolesco. Da un lato l'ostentazione gangsta, criminale, che mette in scena revolver e gesti minacciosi tipo "ti taglio la gola"; dall'altro i due tipi sembrano indietro rispetto ad altri trapper quanto a feticismo corporeo: niente tatuaggi sul volto, niente orologioni preziosi (c'è chi ne porta anche tre o quattro), niente sopraddenti d'oro (in gergo: grillz); al collo modeste catenine da prima comunione. Eppure il quadretto risulta lo stesso ipnotico, grottesco e demenziale, quindi attrattivo. Perché sarà pure una scopiazzatura dei trapper afroamericani, come l'amerecano a Roma di Sordi, ma nel magnetismo si misura tutta la brace incandescente e tutta la disperazione di un futuro che forse è già cominciato.
Sul Venerdì del 25 settembre 2020