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Fuochi d’artificio a Piazza del Popolo, a Roma, durante le proteste per le chiusure dovute al Covid-19 

Non si scherza con i fuochi

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La protesta contro le chiusure delle attività per il Covid-19 aprono la stagione del dissenso a colpi di razzi e bengala. E le piazze diventano pirotecniche
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Bùm fanno i petardi che esplodono tra le gambe dei poliziotti; bàaaang risuona la bomba carta nelle strette vie dei centri storici; mentre i bengala sibilano nel cielo buio, i razzi sfrigolano prima di fare il botto e i fumogeni frusciano grigi, bianchi, rossi e verdi colorando la guerriglia urbana. Iper pirotecnica di protesta nella stagione Covid. Come spesso accade, gli indizi neurovisivi lavorano ai margini, sui confini delle cose importanti; così mai si era vista e sentita un’accensione simultanea e universale di fuochi d’artificio da parte dell’estrema destra, dei centri sociali, dei tifosi ultrà, dei delinquenti semplici e di quelli della criminalità organizzata, oltre che dei ragazzini che in queste nottatacce hanno scoperto il fascino proibito degli scontri di piazza.

Era cominciata già durante il primo lockdown quando alcuni partecipanti a una grigliata clandestina sui tetti dello Sperone, a Palermo, avevano accolt…
Bùm fanno i petardi che esplodono tra le gambe dei poliziotti; bàaaang risuona la bomba carta nelle strette vie dei centri storici; mentre i bengala sibilano nel cielo buio, i razzi sfrigolano prima di fare il botto e i fumogeni frusciano grigi, bianchi, rossi e verdi colorando la guerriglia urbana. Iper pirotecnica di protesta nella stagione Covid. Come spesso accade, gli indizi neurovisivi lavorano ai margini, sui confini delle cose importanti; così mai si era vista e sentita un’accensione simultanea e universale di fuochi d’artificio da parte dell’estrema destra, dei centri sociali, dei tifosi ultrà, dei delinquenti semplici e di quelli della criminalità organizzata, oltre che dei ragazzini che in queste nottatacce hanno scoperto il fascino proibito degli scontri di piazza.

Era cominciata già durante il primo lockdown quando alcuni partecipanti a una grigliata clandestina sui tetti dello Sperone, a Palermo, avevano accolto un elicottero della Polizia sparandogli contro una specie di missiletto. Poi, con la seconda ondata è stata Napoli, mater sanctissima della polvere pirica, a  inaugurare il nuovo ciclo; Roma l’ha seguita simulando uno straordinario capodanno purpureo a Piazza del Popolo; poi parecchie altre città d’Italia hanno cambiato colore e registro sonoro rimbombando di esplosioni. Tutto questo perché i fuochi d’artificio sono immediati e spettacolari, non hanno bisogno di spiegazioni e vengono benissimo in foto e sui social. Anche il fatto che vanno in scena di notte, se da un lato chiama alla ribellione contro la chiusura delle attività, dall’altro li rende non solo trasgressivi, ma pure vagamente demoniaci, per quanto legali e reperibili sul mercato.

Al momento non esistono dati sul consumo e l’eventuale rincaro dei prezzi, ma è inutile negare che nella guerra simulata delle ultime due settimane i petardi, i razzi, i fumogeni e i bomboni costituiscono l’artiglieria immaginaria dopo la quale, in escalation, possono entrare in gioco armi più concrete e offensive come le bottiglie molotov, peraltro già segnalate negli scontri, e poi il piombo. Così la rivolta nel tempo della pandemia segna la seconda vita dei fuochi d’artificio che finora il potere aveva usato per intrattenere il popolo in festa o per consacrare se stesso.

C’è una piccola grande casistica, anche recente, di cui l’episodio più spassoso resta quello di Berlusconi che per onorare Putin, in vacanza a villa La Certosa, gli offrì una grande serata pirotecnica, che però andò storta dato che per errore i traccianti puntarono sulla terrazza dove si trovavano il padrone di casa con il suo illustre ospite, il cantante Bocelli, famiglie e security. Una scena pazzesca, bùm, bàaang, crash: comunque attenti tutti a scherzare coi fuochi.

Sul Venerdì del 13 novembre 2020