Davvero poco simpatico, oltre che sterile, è un atteggiamento sprezzante e schifato dinanzi alla cultura pop e alla modernità di massa con le sue inesorabili discese e diramazioni nella volgarità - e però! Però l'istituzionalizzazione della caccola, intesa come muco rappreso in estrazione e fantasticamente trasfigurato in uvetta da panettone, beh, aldilà di qualsiasi contegno estetico, un pensierino e una rubrichetta forse se la merita. Accade quindi che la Lombardia, la regione più evoluta e provata dal Covid, nella persona del suo presidente Fontana, che pure appare nient'affatto burlone e anzi abbastanza mesto, per comunicare gli aiuti economici extra ristori statali abbia arruolato come testimonial Massimo Boldi, eroe del cinepanettone, genere che del recente passato costituisce l'ombrosa e sgangherata autobiografia.
Seduto in poltrona, vestito di blu, in primo piano il volto rotondo e chiaro come la luna, "Cipolli…
Seduto in poltrona, vestito di blu, in primo piano il volto rotondo e chiaro come la luna, "Cipolli…
Davvero poco simpatico, oltre che sterile, è un atteggiamento sprezzante e schifato dinanzi alla cultura pop e alla modernità di massa con le sue inesorabili discese e diramazioni nella volgarità - e però! Però l'istituzionalizzazione della caccola, intesa come muco rappreso in estrazione e fantasticamente trasfigurato in uvetta da panettone, beh, aldilà di qualsiasi contegno estetico, un pensierino e una rubrichetta forse se la merita. Accade quindi che la Lombardia, la regione più evoluta e provata dal Covid, nella persona del suo presidente Fontana, che pure appare nient'affatto burlone e anzi abbastanza mesto, per comunicare gli aiuti economici extra ristori statali abbia arruolato come testimonial Massimo Boldi, eroe del cinepanettone, genere che del recente passato costituisce l'ombrosa e sgangherata autobiografia.
Seduto in poltrona, vestito di blu, in primo piano il volto rotondo e chiaro come la luna, "Cipollino" riprende un antico monologo di Eccezzziunale... veramente (1982, ormai) nel quale in modo elegiaco celebrava allora Milano e oggi la Lombardia che "davvero ha un certo sapore, i navigli, la nebbia, il panettone con l'uvetta..." e a questo punto, irresistibilmente, fa il gesto di scaccolarsi arrotolando poi fra le dita il prezioso materiale organico. Ciò che per qualche istante oscura il messaggio dell'araldo dei ristori che poi si congeda con una triplice invocazione straniante e al tempo stesso patetica: "Ciao, cipollini lombardi, vi voglio bene, vi voglio bene, vi voglio beneeeee".
E poco altro resta da dire di Boldi, che fa il suo lavoro e recita se stesso, qui pure gratis. Certo anche lui nei mesi della pandemia è rimasto così scosso da essersene uscito con qualche scemenza semicospirativa che sconfinava nel negazionismo social. Ma forse non è questo il punto. Forse la faccenda, che non solo a causa delle parodie sta cominciando a farsi seria, riguarda piuttosto il rapporto con la realtà, l'efficacia comunicativa, lo spessore culturale (anche pop), insomma le performance degli apparati promozionali delle Regioni ormai fuori controllo. O meglio: sempre più prostrati al gusto, ai sogni e ai capricci dei governatori che si fanno sceneggiatori, registi, produttori e se ne inventano di tutti i colori con l'ovvio vantaggio di non dover pagare di tasca loro. Sennonché i loro bamboleggiamenti hanno le gambe corte. Vedi l'esempio del costosissimo super spot di Muccino che fra mare blu e agrumeti cantava l'incanto della Calabria, profumato giardino d'Italia, appena tre settimane prima della farsa nera dei commissari alla Sanità e dell'arresto del presidente del Consiglio regionale. Così fra le clementine di Raoul Bova e le caccole di Cipollino si consuma il grottesco cataclisma all'italiana.
Sul Venerdì del 4 dicembre 2020
Seduto in poltrona, vestito di blu, in primo piano il volto rotondo e chiaro come la luna, "Cipollino" riprende un antico monologo di Eccezzziunale... veramente (1982, ormai) nel quale in modo elegiaco celebrava allora Milano e oggi la Lombardia che "davvero ha un certo sapore, i navigli, la nebbia, il panettone con l'uvetta..." e a questo punto, irresistibilmente, fa il gesto di scaccolarsi arrotolando poi fra le dita il prezioso materiale organico. Ciò che per qualche istante oscura il messaggio dell'araldo dei ristori che poi si congeda con una triplice invocazione straniante e al tempo stesso patetica: "Ciao, cipollini lombardi, vi voglio bene, vi voglio bene, vi voglio beneeeee".
E poco altro resta da dire di Boldi, che fa il suo lavoro e recita se stesso, qui pure gratis. Certo anche lui nei mesi della pandemia è rimasto così scosso da essersene uscito con qualche scemenza semicospirativa che sconfinava nel negazionismo social. Ma forse non è questo il punto. Forse la faccenda, che non solo a causa delle parodie sta cominciando a farsi seria, riguarda piuttosto il rapporto con la realtà, l'efficacia comunicativa, lo spessore culturale (anche pop), insomma le performance degli apparati promozionali delle Regioni ormai fuori controllo. O meglio: sempre più prostrati al gusto, ai sogni e ai capricci dei governatori che si fanno sceneggiatori, registi, produttori e se ne inventano di tutti i colori con l'ovvio vantaggio di non dover pagare di tasca loro. Sennonché i loro bamboleggiamenti hanno le gambe corte. Vedi l'esempio del costosissimo super spot di Muccino che fra mare blu e agrumeti cantava l'incanto della Calabria, profumato giardino d'Italia, appena tre settimane prima della farsa nera dei commissari alla Sanità e dell'arresto del presidente del Consiglio regionale. Così fra le clementine di Raoul Bova e le caccole di Cipollino si consuma il grottesco cataclisma all'italiana.
Sul Venerdì del 4 dicembre 2020