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Ciriaco De Mita, nel suo primo giorno da sindaco di Nusco (Avellino), l'8 giugno 2014, e uno dei frigoriferi della Desmon (Ansa X 2) 

De Mita e la Nusco Valley

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Chi l'avrebbe mai detto: da Nusco un pezzetto di speranza, un briciolo di salvezza, un pensierino su come cambiano le cose - e per una volta - neanche male... Succede così che i vaccini anti Covid abbiano bisogno di speciali frigoriferi e che la meglio azienda che li produce, la Desmon, abbia sede proprio a Nusco, paese di circa 4.000 anime celebrato "balcone dell'Irpinia", ma soprattutto patria di Ciriaco De Mita, che ne è tuttora l'amatissimo sindaco alla bella età di 92 anni.
Per cui pare di vederlo spiegare con l'inconfondibile intonazione pedagogico-cantilenante che la fabbrica si è potuta insediare lì, come altre nell'area industriale Nusco-Lioni-Sant'Angelo, grazie all'articolo 32 della legge 219/81 sulla ricostruzione dopo il terremoto e per il particolare interessamento del futuro ministro, ovviamente irpino e ultra-demitiano, Salverino De Vito. Dal che De Mita avrebbe qualche titolo supplement…
Chi l'avrebbe mai detto: da Nusco un pezzetto di speranza, un briciolo di salvezza, un pensierino su come cambiano le cose - e per una volta - neanche male... Succede così che i vaccini anti Covid abbiano bisogno di speciali frigoriferi e che la meglio azienda che li produce, la Desmon, abbia sede proprio a Nusco, paese di circa 4.000 anime celebrato "balcone dell'Irpinia", ma soprattutto patria di Ciriaco De Mita, che ne è tuttora l'amatissimo sindaco alla bella età di 92 anni.
Per cui pare di vederlo spiegare con l'inconfondibile intonazione pedagogico-cantilenante che la fabbrica si è potuta insediare lì, come altre nell'area industriale Nusco-Lioni-Sant'Angelo, grazie all'articolo 32 della legge 219/81 sulla ricostruzione dopo il terremoto e per il particolare interessamento del futuro ministro, ovviamente irpino e ultra-demitiano, Salverino De Vito. Dal che De Mita avrebbe qualche titolo supplementare per togliersi definitivamente di torno l'eco del diffuso ludibrio post-sismico e, considerato il valore salvifico del vaccino per milioni di italiani, anche la soddisfazione di indicare agli avversari di un tempo questa formidabile coincidenza come il compimento di un fertile destino post-democristiano.

Sennonché solo pochi, anzi pochissimi fra cui l'attempato compilatore di questa rubrichetta, hanno fatto caso al ritorno di Nusco nelle cronache collegandolo all'importanza avuta nella storia politica e del costume negli anni 80. Quando carovane di giornalisti devoti o avvelenati, direttori e aspiranti direttori affrontavano un bel viaggio per raggiungere, scavallando le valli dell'Ofanto e del Calore, il natio borgo selvaggio di quello che ai tempi era l'uomo più potente d'Italia, tanto illuminato a Roma quanto patronale e padronale nella sua Nusco, i cui ristretti orizzonti, scrisse Montanelli, si limitavano alla visione di un caciocavallo - peraltro apprezzatissimo.
E comunque qui giungevano dopo infinite curve i cronisti pellegrini del demitismo reale; a volte per esaltare, altre per rovistare malignamente nelle saghe inter famigliari del leader dc, il papà sarto, il fratello rivale, il nipote ribelle; spesso rifocillati e catechizzati, alcuni fortunatissimi coinvolti e stracciati al tavolo da gioco dal velocissimo  e imbattibile padrone di casa a "Mariaccia". Erano gli anni, ormai lontani, in cui il Tg1 era detto "TeleNusco", il suo direttore Nuccio Fava "Nusco Fava", la politica estera italiana, polemicamente, ruotava attorno all'asse "Nusco-Mosca" e alla sala stampa di Montecitorio un giornalista, Ferdinando Regis, aveva composto un archeo-rap che esordiva con le parole: "Se rinasco resto a Nusco". 
Così passa la gloria del potere - ma per via degli ultrafrigoriferi anti-Covid, fino a un certo punto.

Sul Venerdì dell'11 dicembre 2020