L'arma internazionale dello schifo nel tempo della sua riproducibilità social: da che partire? Dai 250 mila vaccini che l’Italia ha negato all’Australia o dalla rappresaglia che il blocco ha suscitato spingendo cittadini, consumatori e utenti di laggiù a colpire al cuore, con un semplice clic, l’identità italiana? Narrazioni ostili, attacchi al gusto di un popolo, oltraggi gastronomici. Chi ha reagito promettendo che d’ora in poi spezzerà in due gli spaghetti per poi cuocerli nel forno a microonde; chi metterà il parmisan sui frutti di mare e chi le zucchine nel ragù; chi mangerà la carbonara alla panna e chi la pizza con l’ananas. Sembrano scherzetti innocui, ma procurare la chiusura della bocca dello stomaco da remoto più che una dichiarazione di guerra incoraggia il diffondersi di una guerriglia dei sensi a livello globale e digitale.
Non sarebbe in realtà la prima volta che per ammoni…
Non sarebbe in realtà la prima volta che per ammoni…
L'arma internazionale dello schifo nel tempo della sua riproducibilità social: da che partire? Dai 250 mila vaccini che l’Italia ha negato all’Australia o dalla rappresaglia che il blocco ha suscitato spingendo cittadini, consumatori e utenti di laggiù a colpire al cuore, con un semplice clic, l’identità italiana? Narrazioni ostili, attacchi al gusto di un popolo, oltraggi gastronomici. Chi ha reagito promettendo che d’ora in poi spezzerà in due gli spaghetti per poi cuocerli nel forno a microonde; chi metterà il parmisan sui frutti di mare e chi le zucchine nel ragù; chi mangerà la carbonara alla panna e chi la pizza con l’ananas. Sembrano scherzetti innocui, ma procurare la chiusura della bocca dello stomaco da remoto più che una dichiarazione di guerra incoraggia il diffondersi di una guerriglia dei sensi a livello globale e digitale.
Non sarebbe in realtà la prima volta che per ammonire l’Italia si fa ricorso al cibo. Vedi gli “spaghetti in salsa cilena” evocati da Kissinger in vista del compromesso storico, o la copertina di Der Spiegel con la P38 sulla pastasciutta al tempo del terrorismo, o ancora gli spaghetti conditi col sangue nel video del governo turco quando il leader curdo Öcalan trovò ospitalità a Roma.
Il punto è che adesso l’affronto si è trasferito online, potenziandosi come vilipendio, profanazione, sacrilegio. Mentre ogni giorno milioni di italiani condividono a tutta callara piatti virtuali, consumi di status, trasgressioni dietetiche e nel momento in cui i sovranisti nostrani (convinti o problematici: Meloni e Salvini) si adeguano a tale andazzo reclamizzando fanaticamente il mangiare italiano, nel recentissimo Aggiungi un selfie a tavola (Egea), Luisa Stagi e Sebastiano Benasso, sociologi genovesi, offrono interessanti spunti sul grande discorso del cibo visivo senza trascurarne il rimbalzo economico verso il protezionismo, le implicazioni psicologiche nel razzismo e la deriva di un immaginario che sulle piattaforme va sempre più conformandosi al trionfo dell’osceno e di una nuova forma di pornografia.
Una volta nebulizzato nel cyber spazio, tutto appare al tempo stesso vecchio e nuovo, più pesante e più lieve, disgustoso e pericoloso. Dalle ingenue pennette tricolore del cuoco di Berlusconi e dalle goffe performance diplomatiche del duo D’Alema-Vissani sembra passato un secolo. Se anche il Covid è nato a tavola assaporando pipistrelli con guarnizione di virus, come ricordano Stagi & Benasso, certo è meno grave l’orrifica carbonara che si vede nella foto qui sopra, proposta dal sito francese Demotivateur. Eppure nel caos impressionano anche di più le minacce di morte lanciate da casa nostra a uno chef scandinavo fattosi incauto promotore di una languida pizza prosciutto e kiwi.
Sul Venerdì del 19 marzo 2021
Non sarebbe in realtà la prima volta che per ammonire l’Italia si fa ricorso al cibo. Vedi gli “spaghetti in salsa cilena” evocati da Kissinger in vista del compromesso storico, o la copertina di Der Spiegel con la P38 sulla pastasciutta al tempo del terrorismo, o ancora gli spaghetti conditi col sangue nel video del governo turco quando il leader curdo Öcalan trovò ospitalità a Roma.
Il punto è che adesso l’affronto si è trasferito online, potenziandosi come vilipendio, profanazione, sacrilegio. Mentre ogni giorno milioni di italiani condividono a tutta callara piatti virtuali, consumi di status, trasgressioni dietetiche e nel momento in cui i sovranisti nostrani (convinti o problematici: Meloni e Salvini) si adeguano a tale andazzo reclamizzando fanaticamente il mangiare italiano, nel recentissimo Aggiungi un selfie a tavola (Egea), Luisa Stagi e Sebastiano Benasso, sociologi genovesi, offrono interessanti spunti sul grande discorso del cibo visivo senza trascurarne il rimbalzo economico verso il protezionismo, le implicazioni psicologiche nel razzismo e la deriva di un immaginario che sulle piattaforme va sempre più conformandosi al trionfo dell’osceno e di una nuova forma di pornografia.
Una volta nebulizzato nel cyber spazio, tutto appare al tempo stesso vecchio e nuovo, più pesante e più lieve, disgustoso e pericoloso. Dalle ingenue pennette tricolore del cuoco di Berlusconi e dalle goffe performance diplomatiche del duo D’Alema-Vissani sembra passato un secolo. Se anche il Covid è nato a tavola assaporando pipistrelli con guarnizione di virus, come ricordano Stagi & Benasso, certo è meno grave l’orrifica carbonara che si vede nella foto qui sopra, proposta dal sito francese Demotivateur. Eppure nel caos impressionano anche di più le minacce di morte lanciate da casa nostra a uno chef scandinavo fattosi incauto promotore di una languida pizza prosciutto e kiwi.
Sul Venerdì del 19 marzo 2021