Agorà democratiche dovrebbero chiamarsi le iniziative sollecitate dal nuovo segretario Letta per ridare vita al Pd. Ma cosa è più, ormai, un'agorà? Tanto più le parole galleggiano nell'indistinto, nell'ovvio o al contrario nel sensazionale, tanto più facilmente tradiscono uno sbaffetto di retorica che le squalifica. Così andando all'archeologia dell'agorà, ecco qui sotto ciò che resta dello spazio pubblico della antica Atene. Un luogo di rovine e qualche ciuffo d'erba. Se il proposito era dare l'idea del disastro democratico, il paesaggio è perfetto. Se invece si trattava di lanciare una formuletta, una trovatina, una scorciatoia pop o un brand del nuovo corso, beh, sia detto col massimo rispetto, ma al netto della pigrizia mentale, il richiamo all'agorà suona come la più caotica dissipazione di senso.
Non è un capriccio lessicale, né un attardarsi sulle immagini. È che solo l'automatismo di chi sta fuori da questo tempo poteva battezzare il processo rigenerativo del Pd e lo strumento per restituire dignità alla politica con quella parola troppo piena e troppo vuota. Perché a parte un'antica piattaforma radicale, una scenografia di congresso fine anni 90, il titolo di un filme di un programma di Rai3 (e di TeleSud); a parte lo stadio del ghiaccio di Milano, un paio di radio, una mezza dozzina di cineteatri e un'area ricavata nientemeno che a villa La Certosa, Agorà è il nome assegnato a bar e ristoranti sparsi per quanto è lunga e larga l'Italia: Brissago, Agrigento, Roma, Baronissi, Assago, Vignola Monferrato, Termoli, Rende, Segesta, Nibionno, Melegnano, Palermo.
Risultano poi alberghi Agorà a Biella e in Puglia (specializzato per la cura di disturbi dello stomaco); ci sono almeno due complessi e assai più agenzie immobiliari, poi congressi medici, organizzazioni di eventi (anche Luxury, a Napoli), diverse soluzioni engineering, svariate cooperative sociali, tre fra palestre e società di ginnastica, un numero imprecisato di portali, siti, blog, pagine social e un supermarket. In tale affollato contesto in autunno - campa cavallo - dovrebbero partire le agorà del Pd, modello di omologazione e insieme di concorrenza della politica col resto del mondo. Perché Agorà si chiamano pure: una torta, un vino rosé, una cantinetta-botte, una bicicletta, un videogioco, uno specchio retroilluminato, una pergola bioclimatica, una mattonella, un tipo di pavimento gres, un divano da casa, un lettino da giardino, una linea di mobili etnici, una cappa da camino.
Arrivato a scoprire che Agorà era anche il nome di un sedile copri-water (marca Calvit ceramiche) il tenutario di questa vana rubrichetta ha interrotto le sue ancor più vane ricerche per congedarsi con la rima più facile: che s'ha da fa pe' agorà.
Sul Venerdì del 9 aprile 2021
Non è un capriccio lessicale, né un attardarsi sulle immagini. È che solo l'automatismo di chi sta fuori da questo tempo poteva battezzare il processo rigenerativo del Pd e lo strumento per restituire dignità alla politica con quella parola troppo piena e troppo vuota. Perché a parte un'antica piattaforma radicale, una scenografia di congresso fine anni 90, il titolo di un filme di un programma di Rai3 (e di TeleSud); a parte lo stadio del ghiaccio di Milano, un paio di radio, una mezza dozzina di cineteatri e un'area ricavata nientemeno che a villa La Certosa, Agorà è il nome assegnato a bar e ristoranti sparsi per quanto è lunga e larga l'Italia: Brissago, Agrigento, Roma, Baronissi, Assago, Vignola Monferrato, Termoli, Rende, Segesta, Nibionno, Melegnano, Palermo.
Risultano poi alberghi Agorà a Biella e in Puglia (specializzato per la cura di disturbi dello stomaco); ci sono almeno due complessi e assai più agenzie immobiliari, poi congressi medici, organizzazioni di eventi (anche Luxury, a Napoli), diverse soluzioni engineering, svariate cooperative sociali, tre fra palestre e società di ginnastica, un numero imprecisato di portali, siti, blog, pagine social e un supermarket. In tale affollato contesto in autunno - campa cavallo - dovrebbero partire le agorà del Pd, modello di omologazione e insieme di concorrenza della politica col resto del mondo. Perché Agorà si chiamano pure: una torta, un vino rosé, una cantinetta-botte, una bicicletta, un videogioco, uno specchio retroilluminato, una pergola bioclimatica, una mattonella, un tipo di pavimento gres, un divano da casa, un lettino da giardino, una linea di mobili etnici, una cappa da camino.
Arrivato a scoprire che Agorà era anche il nome di un sedile copri-water (marca Calvit ceramiche) il tenutario di questa vana rubrichetta ha interrotto le sue ancor più vane ricerche per congedarsi con la rima più facile: che s'ha da fa pe' agorà.
Sul Venerdì del 9 aprile 2021