"A' Draghi! A' Draghi! A' Draghi..". Come un'irriverente salmodia, o come ci si rivolge a un compagno di scuola, Mauro Fortini, ubiquo tele-presenzialista riconoscibile alle spalle dei politici per la penna in bocca, si rivolge a "Draghi" invocando il licenziamento del ministro Speranza e intanto si filma per postare l'incontro sulla sua pagina Instagram. "Io dico, a' Draghi, ma porca miseria! - insiste - quello vo' fa' tornà tutto rosso!". Al che Draghi, che in realtà è un attore, l'ultimo di una ormai storica e inesauribile classe di sosia televisivi, cerca dapprima di sottrarsi accennando un rapido saluto, ma Fortini sa il fatto suo, "a' Draghi! a' Draghi!", e allora da tecnico del palcoscenico, forse anche solo per toglierselo dai piedi gli concede un gesto all'altezza della situazione, cioè fa le corna, fotogramma immortalato qui sotto in un maldestro screenshot.
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"A' Draghi! A' Draghi! A' Draghi..". Come un'irriverente salmodia, o come ci si rivolge a un compagno di scuola, Mauro Fortini, ubiquo tele-presenzialista riconoscibile alle spalle dei politici per la penna in bocca, si rivolge a "Draghi" invocando il licenziamento del ministro Speranza e intanto si filma per postare l'incontro sulla sua pagina Instagram. "Io dico, a' Draghi, ma porca miseria! - insiste - quello vo' fa' tornà tutto rosso!". Al che Draghi, che in realtà è un attore, l'ultimo di una ormai storica e inesauribile classe di sosia televisivi, cerca dapprima di sottrarsi accennando un rapido saluto, ma Fortini sa il fatto suo, "a' Draghi! a' Draghi!", e allora da tecnico del palcoscenico, forse anche solo per toglierselo dai piedi gli concede un gesto all'altezza della situazione, cioè fa le corna, fotogramma immortalato qui sotto in un maldestro screenshot.
La farsa va in scena in via degli Uffici del Vicario, in quel momento ostruita da un camion dell'immondizia, ma non tanto da nascondere, poco più avanti, le bianche mura del palazzo di Montecitorio dove proprio quel giorno il vero Draghi presentava alla Camera il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, evento solenne e decisivo. E non si vorrebbe essere disfattisti, o figurare nella categoria dei renitenti all'ottimismo o peggio dei cinici rispetto alla gravità del momento e agli sforzi impiegati al massimo livello istituzionale per tirar fuori il Paese dai dolori e dai guai. Sia solo concesso di far notare, se non altro per la coincidenza di data, luogo e genere di spettacoli di strada e di tv, che esiste anche un'Italia inappropriata, espressiva, pazzoide, buffonesca, che si afferma, prospera e si perde nei millenni, indegnità dopo indegnità, pagliacciata dopo pagliacciata, e con cui l'Italia della Ripresa e della Resilienza deve pur fare i conti.
Per cui si potrà confinare la faccenda dei presenzialisti e dei sosia nell'ambito dell'irrilevanza capziosa o della suggestione post-debordiana (non a caso Striscia la notizia è la grande fabbrica dei Doppelgänger); così come si può divagare sul fatto che Draghi avrebbe davvero un sosia messicano o che sulla rete gli si trova un certa somiglianza col terrorista Cesare Battisti da giovane, con l'attore americano Gary Sinise o con Eros Pagni, entrambi nel ruolo di poliziotti. Ma il punto vero, misterioso e delicato, è come e quanto quell'altra Italia, al tempo stesso ridanciana e anarcoide, selvaggia ma vitale, possa intaccare la serietà, la forza dei numeri, il contegno, l'autorevolezza di Draghi presso i mercati e gli organismi internazionali. Piano Nazionale, dunque, ma di Ripresa e Resilienza da una parte, di Riproduzione e Riproposizione dall'altro. In mezzo il baratro.
Sul Venerdì del 7 maggio 2021
La farsa va in scena in via degli Uffici del Vicario, in quel momento ostruita da un camion dell'immondizia, ma non tanto da nascondere, poco più avanti, le bianche mura del palazzo di Montecitorio dove proprio quel giorno il vero Draghi presentava alla Camera il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, evento solenne e decisivo. E non si vorrebbe essere disfattisti, o figurare nella categoria dei renitenti all'ottimismo o peggio dei cinici rispetto alla gravità del momento e agli sforzi impiegati al massimo livello istituzionale per tirar fuori il Paese dai dolori e dai guai. Sia solo concesso di far notare, se non altro per la coincidenza di data, luogo e genere di spettacoli di strada e di tv, che esiste anche un'Italia inappropriata, espressiva, pazzoide, buffonesca, che si afferma, prospera e si perde nei millenni, indegnità dopo indegnità, pagliacciata dopo pagliacciata, e con cui l'Italia della Ripresa e della Resilienza deve pur fare i conti.
Per cui si potrà confinare la faccenda dei presenzialisti e dei sosia nell'ambito dell'irrilevanza capziosa o della suggestione post-debordiana (non a caso Striscia la notizia è la grande fabbrica dei Doppelgänger); così come si può divagare sul fatto che Draghi avrebbe davvero un sosia messicano o che sulla rete gli si trova un certa somiglianza col terrorista Cesare Battisti da giovane, con l'attore americano Gary Sinise o con Eros Pagni, entrambi nel ruolo di poliziotti. Ma il punto vero, misterioso e delicato, è come e quanto quell'altra Italia, al tempo stesso ridanciana e anarcoide, selvaggia ma vitale, possa intaccare la serietà, la forza dei numeri, il contegno, l'autorevolezza di Draghi presso i mercati e gli organismi internazionali. Piano Nazionale, dunque, ma di Ripresa e Resilienza da una parte, di Riproduzione e Riproposizione dall'altro. In mezzo il baratro.
Sul Venerdì del 7 maggio 2021