Non è difficile immaginare che destino avrà l'elenco dei 194 che l'altro mese si sono candidati a quattro posti nel prossimo Consiglio d'amministrazione Rai. C'è lì dentro un piccolo campionario nazionale d'ambizioni e illusioni con omonimie e scambi di persona tipo Daniele Silvestri e Luigi Di Majo, più alcuni misteri di aspiranti che vantano esperienze nel campo della termoidraulica, dei surgelati e dei beni confiscati, oltre a Pinuccio di Striscia la notizia. Dopo aver fatto finta di verificare i requisiti di legge, i partiti chiuderanno la solita tragicommedia spartendosi i posti e annunciando una nuova legge. E tuttavia, osservati per tanti anni gli impicci, le glorie e le male arti del potere, in questi giorni sarebbe bellissimo potersi trasformare in una mosca per assistere dal vivo, svolazzando nelle stanze giuste di una palazzina dalle parti di Villa Borghese, all'elevata procedura selettiva che il governo ha affidato alla società di cacciatori di teste Egon Zehnder per individuare le due persone che occuperanno le poltrone che contano davvero, il presidente e l'amministratore delegato dell'azienda di viale Mazzini. Come per il Piano di Ripresa e Resilienza, la cui stesura è stata affidata a un'agenzia di consulenza internazionale, così per l'imminente tornata di nomine, circa 600 oltre alla Rai, l'esecutivo ha fatto capire che si rivolgerà ai cacciatori di teste. All'estero, specie nel mondo anglosassone, tale scelta non farebbe nessun effetto - magari anche perché si saprebbe subito quanto viene a costare. Ma siccome l'Italia è l'Italia, con tutto il rispetto per l'acclarata competenza e il desiderio di trasparenza della Egon Zehnder, che è addirittura svizzera e coltiva evoluta sensibilità generazionale e di genere, beh, insomma, come diceva Andreotti, che qualcosina del suo Paese l'aveva capita: a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre - e purtroppo non solo sui costi a carico dello Stato. Il sospetto è che la variante italiana della caccia alle teste finisca un po' per riflettere un certo spirito di adattamento, o accomodamento, o arrangiamento creativo riguardo a quelli che s'immaginano le necessità e i gusti del potere "dei migliori". Là dove fin troppo bene si sanno le magagne dei partiti, molto meno le storture della tecnocrazia che oltre al silenzio, privilegia il valore dei capitali, i circuiti di relazione, la fredda angolarità dei numeri e dei bilanci da far quadrare. Pare che i temibili cacciatori di teste del Borneo, qui sopra raffigurati, conservassero le capoccette rinsecchite delle loro vittime come trofeo, ma anche come deposito cautelativo delle relative anime. Per mettersi al riparo, ma anche per sollevare gli dei dalle più seccanti incombenze. Sul Venerdì del 28 maggio 2021