Fabbro littorio

L'ingresso della cripta Mussolini nel cimitero di San Cassiano a Predappio (Ansa)
L'ingresso della cripta Mussolini nel cimitero di San Cassiano a Predappio (Ansa) 

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I misteri della cripta nera e gli inesorabili rovesciamenti della storia. Per cui il padre di Benito Mussolini, Alessandro (1854-1910) fu agitatore socialista, ma poi fabbro ferraio con fucina e bottega a Dovia, frazione di Predappio. Con il che durante il regime fascista il Duce fu detto “il Figlio del Fabbro”, immagine che richiamava vigoria e origini popolari, e ferro, fuoco, frastuono persino mitologico, in Italia la retorica non facendosi mancare mai nulla. Sennonché, a distanza di quattro generazioni, la figura del fabbro si è riproposta ai Mussolinidi a proposito della tomba di famiglia nel cimitero di San Cassiano; dove l’altro giorno due discendenti, Orsola e Vittoria, hanno scoperto che altri famigliari avevano chiamato un fabbro per cambiare la serratura della cripta; e dopo una solenne arrabbiatura e l’immancabile comunicato stampa, ecco che anche loro hanno riconvocato un fabbro per procedere a un secondo cambio di serratura.

Da decenni il sepolcro, che la nuova amministrazione di centrodestra vorrebbe dichiarare monumentale – ma non ci sono i soldi per stipendiare un custode – è meta di periodici pellegrinaggi con un afflusso valutato tra le 80 e 180 mila presenze l’anno. E tuttavia dopo l’andirivieni dei fabbri non si capisce se quella tomba, che sembra la stiva di un vascello sommerso, è aperta o chiusa, riaperta o richiusa, restaurata o fatiscente, vigilata o abbandonata dalla Guardia d’Onore composta da giovani e anziani che indossavano un vistoso mantellone nero e che però a un certo punto si sono offesi per l’installazione di due telecamere interpretandola come segno di sfiducia nei loro confronti.

Sia consentito non entrare nel vivo dei conflitti di famiglia, così normalmente tignosi da lasciar immaginare perfino la comparsa di un terzo fabbro, a disdetta del bisnonno Alessandro e anche di Benito, la cui vita postuma già non è mai stata molto serena, per quanto lui stesso avesse predetto: «Sarei grandemente ingenuo se chiedessi di essere lasciato in pace dopo morto». Ciò che qui si può forse sottolineare è che mentre i Mussolini seguitano a litigare, da luogo di pellegrinaggio con i suoi ricordi irradianti e i suoi shop, Predappio si è compiutamente trasformata in parco tematico e secolarizzato, quindi sottoposto all’imprescindibile pressione dei consumi e delle merci. Una specie di Neverland alimentata da una nostalgia che del fascismo coglie ormai solo il dato stravagante, sintetico, commerciale, puro svago turistico e di folclore in precario equilibrio fra il supermarket di gadget “Predappio tricolore ProDuce” e “Souvenir Mussolini”. All’ombra dei cipressi domina ormai la materia. Non c’è più fabbro che possa forgiarla, se ne raccolgono solo i residui, piallature, polvere e schegge.

Sul Venerdì del 4 giugno 2021