La divinità del potere

La Nike metafisica, uno degli otto allestimenti realizzati a Brescia nell’ambito di Palcoscenici Archeologici (Alessandra Chemollo/ Fondazione Brescia Musei)
La Nike metafisica, uno degli otto allestimenti realizzati a Brescia nell’ambito di Palcoscenici Archeologici (Alessandra Chemollo/ Fondazione Brescia Musei) 

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MALE che vada, ci salveranno gli antichi Greci. In alto e in basso, per intero o a frammenti, nelle strade e dentro la polis, è fra le loro braccia che occorre gettarsi, invoca Francesco Vezzoli, «studiamoli fino allo sfinimento e capiremo tutto di noi». Ha appena preso vita a Brescia il progetto Palcoscenici Archeologici, dove l’età classica e quella contemporanea convivono manipolandosi l’un l’altra per mostrare come in piena civiltà visuale le cose passate si ripropongono nel presente lasciando intravedere qualche bagliore del futuro. Qui sopra uno degli otto allestimenti, una Nike metafisica cui Vezzoli ha inserito l’aurea capoccetta di un manichino alla De Chirico, a riprova che la vittoria non ha volto e si erge su cumuli di rovine.

È possibile che sia proprio la tecnologia a risvegliare l’antichità classica per ricavarne quel tanto di umana coscienza che manca ai robot e agli algoritmi del marketing. Ma intanto, con lo stesso spirito e senza che sembri una bizzarria, c’è modo di osservare l’Italia nell’era Draghi alla luce di Omero, Esiodo, Socrate, Euripide, Platone, Aristotele e, specie per noi italiani, l’insostituibile Aristofane, padre della commedia. L’occasione è un libro, La voce delle Sirene (Laterza) nel quale l’antichista Laura Pepe si sofferma sui Greci e l’arte della persuasione. Perché al dunque dipende chiaramente dal grado di convincimento individuale e collettivo il destino del Paese prima durante e dopo il Piano di Ripresa e Resilienza.

E dunque sarà bene sapere che i Greci identificavano la persuasione in una divinità femminile piuttosto complessa, Peithó, che attraverso la voce irresistibile – di qui le sirene – non solo acchiappa l’animo degli amanti, ma guida i governi, trascina le folle e orienta i tribunali tenendo insieme la potenza razionale delle argomentazioni, ma anche un tratto seduttivo, per non dire erotico, esercitato attraverso la parola.

Come s’intuisce, siamo nel nucleo più riposto e insidioso del potere. Ma soprattutto impressiona, nel saggio di Pepe, come l’odierno contesto possa sovrapporsi a quello dell’Atene del VI e V secolo: oracoli e sondaggi, l’Agorà come la tv e la rete, i talk show animati da sofisti, brachilogie in forma di tweet, verità penultime secondo la lezione di Protagora e perfino la pandemia. A parte i “sirenetti” Renzi e Salvini, e le “bimbe” social di Conte, grosso modo la conquista di Berlusconi e Grillo appare mossa da fascinazioni viscerali e incandescenti, mentre la Peithó di Draghi e Mattarella fa leva sulla più sorvegliata e fredda deliberazione.

La sintesi del futuro remoto, a occhio, può ritrovarsi nel recupero della natura femminile della dea. Tra un annetto la Nike di Vezzoli potrebbe addirittura installarsi al Quirinale.

Sul Venerdì del 18 giugno 2021