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Giustizia tutta da ridere

(lapresse)

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Dando seguito al mio percorso» l’esordio è suonato un tantino burocratico «intendo dare continuità al mio racconto»; con il che l’ex presidente radiato dell’Anm Luca Palamara ha annunciato in conferenza stampa la decisione di candidarsi alle elezioni suppletive di Roma «con il mio simbolo». Quest’ultimo gli era stato messo poco prima sotto il naso, in formato A3, da Monica Macchioni, alacre press agent e spin doctor delle cause impossibili, come del resto confermato dal claim della rinomata, anche per le sue feste, “Macchioni Communications”: “Comunicare l’impossibile”, appunto.

Alla destra di Palamara c’era Maurizio Turco, il segretario di quel Partito radicale che nel bene e nel male incarna la continuità con le battaglie pannelliane per la giustizia giusta che da ormai mezzo secolo, tra un referendum e l’altro, calamita dalle parti di Torre Argentina la più v…

Dando seguito al mio percorso» l’esordio è suonato un tantino burocratico «intendo dare continuità al mio racconto»; con il che l’ex presidente radiato dell’Anm Luca Palamara ha annunciato in conferenza stampa la decisione di candidarsi alle elezioni suppletive di Roma «con il mio simbolo». Quest’ultimo gli era stato messo poco prima sotto il naso, in formato A3, da Monica Macchioni, alacre press agent e spin doctor delle cause impossibili, come del resto confermato dal claim della rinomata, anche per le sue feste, “Macchioni Communications”: “Comunicare l’impossibile”, appunto.

Alla destra di Palamara c’era Maurizio Turco, il segretario di quel Partito radicale che nel bene e nel male incarna la continuità con le battaglie pannelliane per la giustizia giusta che da ormai mezzo secolo, tra un referendum e l’altro, calamita dalle parti di Torre Argentina la più vasta schiera di “colpevoli” e “innocenti” di gran fama e contraddizione, da Braibanti a Cicciolina, da Toni Negri a Tortora, dal bancarottiere della mafia Michele Sindona, che Pannella cercò invano di far candidare, ad alcuni efferati capi della ‘ndrangheta iscritti al Pr come «cosa scandalosa e bellissima». Alla sinistra del neocandidato si faceva notare l’attore e regista Edoardo Sylos Labini, che dal best-seller dell’ex magistrato con Alessandro Sallusti, Il Sistema (Rizzoli), ha tratto uno spettacolo e che in un empito di euforia ha proposto Palamara come prossimo Guardasigilli – anche se nel frattempo Macchioni s’è accontentata di proporlo sui social in compagnia di Mara Venier. Tutto insomma nell’ordinaria amministrazione di questo Paese e di questo tempo sventuratello.

Sennonché i simboli, anche quelli delle liste elettorali usa e getta, giocano; e poi scherzano e soprattutto i simboli rivelano. In questo caso la prima cosa che salta agli occhi nel suo insieme è la bruttezza e la mancanza di fantasia e originalità solennizzate dall’hashtag tricolore. Però poi – e si va al punto – è l’immagine allegorica della Giustizia una rivelazione essa stessa. Ora non si pretende che nell’impersonificare la dea della Giustizia, Palamara o chi per lui si rivolgesse ai grandi dell’arte, da Raffaello a Sironi, che hanno ritratto Dike. No, e infatti per 29 euri ha affittato una grafica da computer che ritrae una creatura iper stilizzata di cui non si capisce se ha la benda sugli occhi, garanzia di imparzialità, e come mai tiene nascosta la spada che richiama la punizione. È una giustizia insomma un po’ così: sciatta, a buon mercato, confusa per non dire ambigua, in una parola elettorale. Peccato che nella fotina non si veda bene, ma dietro Palamara che mostra il suo simbolo si notano, in foto, Pannella e il Dalai Lama che si fanno una gran risata.

Sul Venerdì del 20 agosto 2021