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La politica di Pippo

Il comico Pippo Franco ha annunciato la candidatura per il centrodestra alle comunali di Roma (ansa) 

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All’insegna dello strano ma vero si è letto che alle elezioni di Roma sarà in lista con il centrodestra Pippo Franco. Ma forse non tutti sanno che è la sua seconda volta e che nel 2006, quando gareggiò al Senato con la Democrazia cristiana per le Autonomie, ebbe addirittura il voto del Mostro Sacro per antonomasia della Prima Repubblica, Giulio Andreotti. Spiegò il Divo che era rimasto impressionato dal modo «splendido e profondo» con cui lo aveva sentito parlare all’Università di Padova. Ma la verità è che i comici sono sempre un gran mistero buffo, e Pippo Franco lo è a partire dalla faccia, tanto da aver lui stesso raccontato che preso in braccio la prima volta, la levatrice si chiese: «Ma da dove si guarda?».

Sennonché il suo umorismo elementare e stralunato poco si combina con la vita anch’essa abbastanza enigmatica dell’81enne Francesco Pippo…

All’insegna dello strano ma vero si è letto che alle elezioni di Roma sarà in lista con il centrodestra Pippo Franco. Ma forse non tutti sanno che è la sua seconda volta e che nel 2006, quando gareggiò al Senato con la Democrazia cristiana per le Autonomie, ebbe addirittura il voto del Mostro Sacro per antonomasia della Prima Repubblica, Giulio Andreotti. Spiegò il Divo che era rimasto impressionato dal modo «splendido e profondo» con cui lo aveva sentito parlare all’Università di Padova. Ma la verità è che i comici sono sempre un gran mistero buffo, e Pippo Franco lo è a partire dalla faccia, tanto da aver lui stesso raccontato che preso in braccio la prima volta, la levatrice si chiese: «Ma da dove si guarda?».

Sennonché il suo umorismo elementare e stralunato poco si combina con la vita anch’essa abbastanza enigmatica dell’81enne Francesco Pippo, come è registrato all’anagrafe. Per cui ha studiato da pittore e voleva fare il musicista, mentre nella maturità ha preso a coltivare accesi afflati spirituali, lui dice evangelici, comunque da sannyasin cristiano, che l’hanno portato a condividere apparizioni con una veggente di Medjugorje, pure dedicandosi all’esoterismo e appassionandosi alla medicina non tradizionale. Quest’ultima branca l’ha messo in contatto con il leader del movimento dei Responsabili, l’indimenticabile Scilipoti.

Così come gli attivisti lgbt non gli perdonano – e si può capirli – di aver pregato per la loro “guarigione”. Eppure, è in nome del suo ruolo sulla scena pubblica e dell’audience milionaria ottenuta in tv con i programmi del Bagaglino, da Biberon e Crème caramel in poi, che qui si chiederebbe di non alzare tanto il sopracciglio dinanzi al candidato Pippo. Perché non c’è mattatore, spalla, maieuta o testimonial che meglio di lui abbia rivelato il grottesco latente della commedia politica all’italiana; e nulla più che il miscuglio di buoni sentimenti e volgarità elementare messo in scena al Salone Margherita ha anticipato il disfacimento, prima televisivo e ora social, della politica, la sua riduzione al cachinno, i ritmi concitati e a vuoto, le maschere, i sosia, gli strilli, le mazzate, i calci in culo, le ballerine mezze nude e le lingue di fuori. Vestito da pasticcere, con aplomb sadomaso già vent’anni orsono, Pippo Franco ha letteralmente distribuito torte in faccia a un pezzo di ceto politico lieto di ingaglioffirsi in prime time. Una delle sue canzoni più celebri fa: “Con tanti galli che cantano/ chicchirichì chì-chi/ troppe galline rispondono/ coccorocò cò-cò/ e se i piccioni spariscono/ cuccurucù cù-cù/ tutte le papere piangono/ quaquaraquà quà-quà”: si può leggere benissimo come una metafora dello stato del sistema dei partiti sull’orlo del consueto baratro.

Sul Venerdì del 10 settembre 2021