Ogni stagione politica ha i protagonisti e i comprimari che si merita, e un po’ anche le feste di compleanno. Questa di cui si vede qui sotto un frammento era per i 69 anni di Goffredone Bettini, inscalfibile cristallo del notabilato Pd, ma nessuno ha potuto rivendicarla come un evento privato perché nella villetta del suo storico autista alla Storta è confluita la più alta percentuale di uomini di potere per metro quadro. Solo a Roma d’altra parte può darsi una tale concentrazione all’insegna di una iper-mescolanza e turbo-intimità che i presenti possono spiegare in mille modi, anche sensati, ma a cui il genius loci capitolino assegna il nome, non sempre e non del tutto onorato, di “comunella”.
Se i vantaggi di tale consesso sono fin troppo evidenti, lo svolgimento e perfino l’estetica che segna i fuggevoli contorni della comunella fanno sì che quanti ne sono parte – quasi tutti maschi, quasi tutti vestiti allo stesso modo e quasi tutti con volti, sguardi e linguaggi che si riflettono gli uni negli altri come in un medesimo specchio – si ritrovino con l’idea di potersi dar di gomito e decidere sulla vita di tanti, anche se poi per fortuna quasi mai succede. In questo caso, grazie all’opportuno esordio del neo amministratore Fuortes, l’abbaglio del potere si appuntava sulle perenni nomine da fare in Rai e, dio ne scampi, al Quirinale.
Anche solo per questo ci si risparmia ogni possibile tirata moralistica sulla politica a inviti, la privatizzazione della cosa pubblica, l’insopprimibile deriva oligarchica e la separatezza del comando rispetto al suo stesso vuoto. Sia solo consentito di prendere come uno scherzo il fervorino di ringraziamento di Bettini che, tra uno sghignazzo e l’altro, ha ricordato come la politica si nutra anche di rapporti personali – e passi – ma con l’aria compiaciuta del reduce ha evocato in proposito le figure di Moro e Berlinguer. E qui non solo incespica e casca la civiltà del dialogo, ma si fa un torto alla storia perché è proprio dopo la morte – e che morti! – di quei due leader che cominciò la rotolata giù per la china che, comunella dopo comunella di superstiti, ha portato a Palazzo Chigi un signore di cui non si sa nemmeno che cosa abbia mai votato.
Così, dato che il tempo passa per tutti, ci si è consolati andando a rivedere le foto, by Umberto Pizzi, del 55esimo compleanno di Bettini in una villa sull’Appia Antica, 14 anni fa. Tutto abbastanza uguale a parte l’invecchiamento: dominavano i palazzinari recanti pacchi di cravatte scelte dalle segretarie, uno spiritoso venne con una busta del negozio “Veltroni Uomo” e Gianni Letta salutò con una carezza le figlie piccole del presidente Marrazzo. Di quel tempo senza tempo resta la sempiterna Crostatina per la gioia breve del Festeggiatone.
La Comunella di Roma
di Filippo Ceccarelli