✕

Il Quirinale ai dadi

L'artista Iginio De Luca (in camice bianco) con i suoi dadi in piazza del Quirinale nel 2013  

Ascolta l'audio

1 minuti di lettura

Se continua così. Se il gioco della tattica, dietro cui si nascondono l'indecisione e l'inconcludenza va ancora avanti a suon di mosse e contromosse, conciliaboli e retromarce, proclami generici e chiacchiere ipocrite, beh, viene da pensare: meglio tirarselo a sorte, il presidente della Repubblica, affidarsi al caso, al fato, alla fortuna, al destino, al cielo, alle stelle, o magari alla Provvidenza. Dal senso di estraneità e separatezza, mai così evidenti come oggi, promana il vagheggiamento di un Quirinale d'azzardo. Al potere della fortuna nelle cose umane, d'altra parte, e al modo di resistere ad essa è interamente dedicato il XXV capitolo del Principe di Machiavelli. Là dove anche il Segretario fiorentino, teorico del realismo politico, ammetteva di essere incline all'idea che qualche volta sia possibile "lasciarsi governare dalla sorte". 

Bene. Riaffiora dunque dagli anfratti della memoria visuale l…

Se continua così. Se il gioco della tattica, dietro cui si nascondono l'indecisione e l'inconcludenza va ancora avanti a suon di mosse e contromosse, conciliaboli e retromarce, proclami generici e chiacchiere ipocrite, beh, viene da pensare: meglio tirarselo a sorte, il presidente della Repubblica, affidarsi al caso, al fato, alla fortuna, al destino, al cielo, alle stelle, o magari alla Provvidenza. Dal senso di estraneità e separatezza, mai così evidenti come oggi, promana il vagheggiamento di un Quirinale d'azzardo. Al potere della fortuna nelle cose umane, d'altra parte, e al modo di resistere ad essa è interamente dedicato il XXV capitolo del Principe di Machiavelli. Là dove anche il Segretario fiorentino, teorico del realismo politico, ammetteva di essere incline all'idea che qualche volta sia possibile "lasciarsi governare dalla sorte". 

Bene. Riaffiora dunque dagli anfratti della memoria visuale la foto che si vede qui sopra, scattata a piazza del Quirinale il 4 aprile 2013, due settimane prima della ridda che tra sfiancanti votazioni e franchi tiratori portò poi alla rielezione di Napolitano. L'uomo con la barba e il camice bianco accanto al carabiniere è un artista contemporaneo, Iginio De Luca, che si era fatto una certa notorietà proiettando in notturna un gregge di pecore sulla facciata di Palazzo Chigi, la scritta "Lavami" sulla Cupola di San Pietro e la locandina del film Ladro lui ladra lei sulla sede della Regione Lazio.

In quel caso il blitz, durato pochi minuti, consisteva nel far rotolare due enormi dadi sotto il palazzo della presidenza della Repubblica. Contro l'impasse e l'impotenza, era il messaggio di civica ironia, aggrappiamoci al fato; ma siccome le opportunità, data anche la posta in gioco, non potevano limitarsi a un macroscopico lancio di dadi, Iginio aveva integrato e rafforzato la sua performance dandole un titolo insieme dialettale e devozionale: C'a Maronna c'accumpagn'!. Ognuno può giudicare se l'esito di quell'elezione rispettò o meno gli auspici. Sennonché il tema della fortuna, che secondo Machiavelli è "arbitra della metà delle azioni nostre" lasciandoci il governo dell'altra metà, o quasi, resta lì sul piatto anche nella successione di Mattarella. Strano - e a dirla tutta anche un po' sospetto - che nessuno dei protagonisti vi faccia mai riferimento. Eppure la storia, la più antica, insegna che tra il potere e il caso i rapporti sono tanto stretti quanto imprevedibili. Nell'aprire la guerra civile varcando il Rubicone sembra che Giulio Cesare, più che "il dado è tratto", abbia detto "che il dado sia lanciato"; mentre qualche secolo prima, nell'India del Maharabharata, un sovrano si era giocato a dadi il regno perdendolo - anche se poi la partita era truccata.

Sul Venerdì del 31 dicembre 2021