Endocrinologia bellica ad alta plausibilità fake: Vladimir Putin avrebbe guai alla tiroide. Dalla Russia, senza amore, lo deducono dall'assidua presenza al suo fianco di un certo medico specialista di quei tumori che si annidano, spesso asintomatici, nella ghiandoletta che tutti abbiamo alla base anteriore del collo, non lontano dalla trachea, il che aumenta le suggestioni. Vedi lo storico Roy A. Medvedev che nell'indagare sulla salute mentale di Stalin citò un antico proverbio orientale: "I più diabolici fra i tiranni sono presi alla gola dalla paura dei loro sudditi". Ma nella grande guerra di balle che infuria sopra e dentro i massacri, questa storia del tumore alla tiroide suona al tempo stesso troppo generica e troppo studiata, quindi più che fasulla, oltre che relativamente inoffensiva, dato che quelle neoplasie, a dar retta alla Garzantina, presentano una crescita lenta e sono abbastanza controllabili da terapie che ottengono risultati positivi. Non c'entra nulla con la guerra in Ucraina, ma se la sono cavata egregiamente Pippo Baudo e Hillary Clinton, George Bush senior e Lorella Cuccarini. Tipico aspetto da paziente ipertiroideo, occhi lucidi a bulbo escrescente, aveva il grande comico britannico Marty Feldman, ma pure lui se n'è andato per altri malanni. Fra morbo di Hashimoto e di Graves-Basedow non s'intende qui perdersi nell'anatomia patologica per non incorrere in qualche inesorabile svarione; solo s'indugia, con ardimentoso svolazzo letterario, sulle caratteristiche del fatidico organo le cui disfunzioni, secondo Italo Svevo, implicano "il generosissimo, folle consumo della forza vitale ad un ritmo precipitoso, il battito di un cuore sfrenato". Pure in questo caso, a occhio, il riferimento a Putin appare incongruo e anzi in palese contraddizione con la sua sorvegliata freddezza. Ma a maggior ragione colpisce la pseudo rivelazione polemologico-ghiandolare in termini di spiegazione e speranziella; come se davvero i destini dell'Ucraina, della Russia e dell'Occidente, lo scoppio e l'esito di una guerra sempre più pesante e crudele in terre innaffiate dal sangue della storia si potessero risolvere grazie alla "pallocchia", chiamata a regolare o a sregolare le decisioni di un autocrate. E l'impressione è che questo accada perché la mente umana, specie quand'è confusa e spaventata, proprio come una tiroide guasta e ammattita comincia a fare i capricci e a produrre troppa energia nervosa, troppi brutti pensieri, troppe emozioni, e allora sbrocca. Per cui si conclude che Putin o è pazzo oppure ha messo in piedi l'ira di dio perché lì dentro, sotto il gargarozzo, c'è il male. Estrema semplificazione di un mondo nel quale per il pensiero complesso non c'è più spazio, figuriamoci per quello equilibrato.