Incalzatrice della storia. Freno del tempo. Tu Bomba/ Giocattolo dell'universo. Massima rapinatrice di cieli...". Corsi e ricorsi della bomba atomica, col soccorso di Gregory Corso e la minaccia, elementare nella sua rozzezza, del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. Per cui ancora e ancora, se si pensa che quasi tre generazioni sono passate dalle esplosioni che misero fine alla Seconda guerra mondiale, varrà la pena di ricordare, se non lo shock e il disastro che da allora cominciò a gravare sul mondo, almeno la fantasia che quella catastrofe cosmica accese nell'arte: "Bomba sei crudele come l'uomo ti fa e non sei più crudele del cancro/ Ogni uomo ti odia preferirebbe morire in un incidente d'auto per un fulmine annegato/ Cadendo dal tetto sulla sedia elettrica di infarto di vecchiaia di vecchiaia O Bomba...". Era il 1958 quando uscì questo poemetto beat che Gregory Corso volle impaginare in un lungo foglio verticale con i versi che cadevano giù a forma di fungo. Già poche settimane dopo Hiroshima e Nagasaki, d'altra parte, Salvador Dalì aveva dipinto Idillio atomico e Urano melanconico, incubo a tinte blu e nere con tanto di bombardiere. Anche in Italia nel 1948, a Livorno, l'avanguardia eaista piegò l'informale in un brulichio di elettroni, grovigli di onde, orbite impazzite, scoppi gassosi. Di lì a poco l'abnormità percettiva della bomba ispirò a Sergio Dangelo ed Enrico Baj il Manifesto tecnico della pittura nucleare di cui il quadro qui sotto, dal titolo Emisfero sinistro, tra macchie e colature intensifica la potenza anche sonora dei poster e dei fumetti, "Bum", a testa in sotto. Da Kennedy a Krusciov passando per un paio di pontefici fino all'ultimo essere vivente, l'idea stessa della bomba e l'incandescente paura radioattiva attraversarono zigzagando l'immaginario del Novecento, alimentarono marce e sommovimenti, profezie, isterie, melodie, modi di dire e fantascienza. Nel 1955 il filosofo Bertrand Russel scrisse una Dichiarazione rivolta agli uomini di scienza e per primo volle farla firmare ad Albert Einstein, vecchio e malato, che morì proprio in quei giorni, ma non senza aver prima sottoscritto, quasi un testamento morale, quel testo di apocalittica contemporanea - "Il peggio può accadere e nessuno può escluderlo" - incentrato sul dilemma che la scorsa settimana ha richiamato Papa Francesco: "Metteremo fine al genere umano o l'umanità saprà rinunciare alla guerra?". Chi avrebbe mai detto che nel tempo dei videogame e dell'apericena, sazi, distratti e insieme spaventati da mille cose inutili, gli uomini e le donne avrebbero riguardato il cielo pensando ai missili balistici intercontinentali? La bomba, ancora: così brutale, così semplice, così cieca. L'atrocità assoluta tornata di moda.