Per fare la guerra, e quindi scannare quanti più nemici possibile, i potenti, come del resto i soldati da essi spediti in cielo in mare e sui campi di battaglia, hanno bisogno di essere o almeno di sembrare ben saldi sulle gambe. Vecchio e malato, invece, papa Francesco non ce la fa a stare in piedi per via del ginocchio e così, rivelando al mondo la propria fragilità, da due settimane ha trasformato la sedia a rotelle su cui è costretto nel più umile e maestoso trono della pace. Spesso i simboli, pure quelli alla rovescia, si ripropongono nella storia come in un'ideale sequenza, per cui la disabilità del Papa in qualche modo richiama gli ultimi anni del pontificato di Karol Wojtyla, il Grande, la voce debole e gracchiante, l'incedere stremato con un aiutante che da dietro lo manovrava con un'invisibile imbracatura, il continuo tremolio; a un certo punto lo scrutinio impietoso delle telecamere restituì lo scandalo di un filo di bava. Nell'era delle visioni a distanza, più i Grandi della Terra si facevano belli caldi tonici asettici e climatizzati, più quel corpo che si era presentato come "l'atleta di Dio" predicava senza parole la gloria dolorosa e terminale della condizione umana. L'auspicio è che il ginocchio di Francesco si sistemi, ma il fatto che oggi sia un'icona in carrozzina amplia l'orizzonte, l'intensità e l'autenticità del suo messaggio contro la guerra, anzi contro le guerre, per la semplice ragione che chi viene dalla tribolazione ha un motivo in più per trovare in sé la sapienza e l'energia, cambiare la realtà, ottenere una tregua. In questo, al netto della rabbia e dell'amarezza, basta aver anche solo provvisoriamente provato il divieto di camminare per comprendere che il cuore, gli occhi e il pensiero incontrano meno limiti e la volontà si rinsalda. Lo prova al massimo livello planetario l'epopea di Franklin Delano Roosevelt che per dodici anni - e che anni! - fu presidente degli Stati Uniti; ma pure qui in Italia viene da pensare alla lotta di tanti e tante che in ambiti diversi, generazioni lontane e su barricate anche opposte, hanno comunque seguitato a esprimersi al meglio delle loro potenzialità, arte, impeto, leggerezza, da Modugno a Bertolucci, da Evola a Elvina Pallavicini, dai programmi tv di Fiamma Satta alle iniziative del giovane consigliere regionale toscano Jacopo Melio. Stare fermi vuol dire arrivare là dove non era immaginabile. In un commento sull'Avvenire su Francesco in carrozzella il teologo Giuseppe Lorizio ha ricordato che il protagonista e vincitore finale del Trono di spade, Bran lo Spezzato, conquista il regno da una sedia a rotelle: "No, non potrai più camminare - gli aveva predetto il corvo - però potrai volare". Non sia mai sui campi di un'Ucraina pacificata.