Dice che adesso anche Salvini si è fatto il suo cerchio magico. Ben gli sta. Per la freschezza della vita pubblica saranno quasi vent'anni che ogni tanto se ne forma qualcuno, ogni volta assestando il colpo di grazia a chi invece in tal modo vorrebbe proteggersi. Il primo cerchio magico risale al Bossi del dopo coccolone (2004), e fu detto così per via delle sedie disposte in tondo nella clinica, ma anche perché a casa del Senatùr erano andati abbastanza in fissa con la magia, cosa che non risparmiò una delle più ingloriose decadenze e lo schianto. Venne poi il cerchio magico e cortigiano raccoltosi, con i dovuti avvicendamenti ma sempre al femminile, attorno al declinante Berlusconi, che all'inizio un pochino si dispiacque e provò a negarne l'esistenza, "di magico" disse "ci sono solo io" - ma era una battuta. Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, anche dalle parti del Pd il gruppo dei più stretti collaboratori dell'allora segretario Bersani, quasi tutti emiliani come lui, vennero più o meno allegramente individuati come il Tortello magico, reso immangiabile alle elezioni del 2013; e in seguito, passando dal livello regionale a quello municipale, arrivò la stagione di Matteo Renzi e del Giglio magico - e anche in quel caso mal gliene incolse. Così come, nella capitale, con l'infelice amministrazione cinque stelle di Virginia Raggi maturò il Raggio magico, penultimo restringimento leaderistico foriero di scivoloni, figuracce e sconfitte - il contrario, insomma, di chi si affida alla magia per ottenerne fama, successo e duratura prosperità. Forse è anche per questo che già a prima vista il cerchio magico di Salvini appare, con i suoi improbabili personaggi e spericolati viaggi, più tragico e insieme più buffo di tutti gli altri; anche se viene da pensare che il continuo, diffuso e generale proliferare di queste forme di potere dice con chiarezza che l'immiserimento degli ideali, il deficit di partecipazione e il narcisismo dei capi ha portato la politica a una compiuta tribalizzazione di cui forse ancora non si vedono gli esiti. E tuttavia al grazioso quadretto manca l'elemento magico o stregonesco che pure a suo modo si rispecchia non solo nel nome, ma anche nel fenomeno: la necessità di asserragliarsi attorno al leader, oggetto di venerazione, tenendo il più possibile lontane le forze del male. Ma più che l'antico occultismo, ecco che fra gufi, cornetti, idoletti, talismani a forma di rosario e credenze terrapiattiste, l'odierna politica finisce per assomigliare a una parodia della scaramanzia in veste angosciosa, grottesca, illogica, cialtrona e caciarona. Cerchi vani, cerchi funesti e cerchi del nulla, incapaci di cogliere la realtà e per questo pronti a scambiarla con ciò che non ha senso.