Domande mal poste a tre settimane dalle elezioni: Meloni sarebbe Meloni senza Crosetto? Ci sono foto che scattate in un tempo abbastanza lontano acquistano uno speciale valore per il presente; non si diranno qui profetiche perché suona inutilmente solenne in un contesto di miseria culturale, giochi, meme e cartoni animati. Ma quando nel dicembre del 2012, sul palco dell’Auditorium di Roma, Guido Crosetto afferrò di peso la giovane leader di Fratelli d’Italia e la sollevò, beh, con lo sguardo di oggi quel gesto non sembra più un siparietto scherzoso, ma può assomigliare a un rituale, a un simbolo, a un annuncio, forse perfino a un destino. Sollevare non significa solo elevare da terra, ma anche sorreggere liberare, togliere problemi, il principale dei quali è per Meloni l’eredità del neofascismo. Crosetto ha un animo allegro e a suo modo anche delicato. Twittatore indefesso con l’emblema dell’orco Shrek, istrionico animatore di talk show, imitatore radiofonico, nel suo periodo a Forza Italia ha rivelato che a Villa La Certosa c’è una gelateria con macchina che produce finti scontrini. Ma non ha nulla a che fare con il mondo della nostalgia. Questo basta perché il sollevatore di Meloni venga vissuto come suo lord protettore, garante della defascistizzazione, ispiratore del moderatismo e dell’innocenza patriottica, benché presidente dell’associazione dei produttori d’armamenti. Quando fece quel numero, Giorgia era andata abbastanza in fissa col film Cattivissimo me e su Facebook si divertiva con il gioco delle identificazioni per cui lei era Edith e Gru, il gigante, Crosetto. Il personaggio, in effetti, misura quasi 2 metri per 130 chili. L’aspetto fisico è in lui non solo imprescindibile, ma continua fonte di richiami alla cultura di massa, gioie, dolori e fantasticherie a rischio bodyshaming. Per restare al cinematografo, quando l’allora ministro Tremonti lo vide insieme a Brunetta disse che gli sembrava il bar di Guerre stellari. La stessa performance dell’Auditorium, d’altra parte, venne salutata dai media lungo un arco che dal Circo Barnum giungeva al brano di Dalla-Pallottino, interpretato a Sanremo da Ron, Il gigante e la bambina. Infine Renzi, cui non difetta la fantasia maligna, vide una volta Crosetto, Meloni e La Russa e non seppe resistere ad appioppare al composito trio l’ennesima serie tv: La famiglia Addams. A riprova, viene da pensare, di come al giorno d’oggi non si dà autorevole presenza senza vistosa corporeità e adeguata evocazione pop. Meglio però se unica e irripetibile: cinque anni dopo la foto che si vede in questa pagina, a Trieste Crosetto, che ci aveva preso gusto, tentò il bis; Meloni, rassegnata, lasciò fare, ma come in un serial venuto un po’ così nessuno ci fece troppo caso. Sul Venerdì del 9 settembre 2022