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Santi e peccatori

Da sinistra, Shia LaBeouf, che interpreta Padre Pio (a destra) nel film di Abel Ferrara 

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È sempre molto complicato capire che cosa avviene durante la lavorazione di un film tosto. Se poi si tratta del Padre Pio di Abel Ferrara, presentato a Venezia, si oscilla fra opera d’arte e strategia promozionale, fede e simonia, miracolo e showbiz. Si aggiunga che non c’è attore più intenso e turbolento di Shia LaBeouf, che prima di iniziare le riprese ha passato, secondo la cine-leggenda, chi dice due, chi dice quattro mesi dentro un vero convento di frati cappuccini in California e sarebbe atterrato in Italia con tanto di saio e barbone. Ferrara inoltre è buddista, mentre l’interprete del santo di Pietrelcina, che nella sua giovane vita ha già avuto parecchi problemi di dipendenza e guai giudiziari per risse, è di religione ebraica; ma dopo essersi così profondamente identificato in Padre Pio sarebbe passato dal buio alla luce, sul punto di convertirsi a Santa Romana Chiesa – e vai a sapere se è vero o…

È sempre molto complicato capire che cosa avviene durante la lavorazione di un film tosto. Se poi si tratta del Padre Pio di Abel Ferrara, presentato a Venezia, si oscilla fra opera d’arte e strategia promozionale, fede e simonia, miracolo e showbiz. Si aggiunga che non c’è attore più intenso e turbolento di Shia LaBeouf, che prima di iniziare le riprese ha passato, secondo la cine-leggenda, chi dice due, chi dice quattro mesi dentro un vero convento di frati cappuccini in California e sarebbe atterrato in Italia con tanto di saio e barbone. Ferrara inoltre è buddista, mentre l’interprete del santo di Pietrelcina, che nella sua giovane vita ha già avuto parecchi problemi di dipendenza e guai giudiziari per risse, è di religione ebraica; ma dopo essersi così profondamente identificato in Padre Pio sarebbe passato dal buio alla luce, sul punto di convertirsi a Santa Romana Chiesa – e vai a sapere se è vero o è per facilitare una proiezione del film in Vaticano, magari alla presenza del Papa. E però spesso lo scetticismo non tiene conto di come le persone, o se si vuole le anime più sensibili, fragili ed esposte siano proprio quelle a cui il Signore fa sentire con maggiore dolcezza e potenza il suo tocco; e andando a curiosare nella biografia di LaBeouf si scopre, guarda guarda, che il film che gli ha dato successo s’intitolava Guida per riconoscere i tuoi santi e che qualche anno fa si è sottoposto a una sorta di esperimento esistenziale, lanciato sui social con l’hastag #touchmysoul, rendendosi disponibile per quattro giorni di seguito al telefono a chiunque volesse appunto toccargli il cuore. Sono questioni delicate, intimamente spirituali e insieme condizionate dagli interessi pubblicitari, come potrebbero testimoniare i due grandi attori, Michele Placido per la Rai e Sergio Castellitto per Mediaset, che nel 2000 diedero vita ai precedenti Padre Pio. In nome di questa ambivalenza è dunque lecito un tot di diffidenza quando si mettono in scena i santi e la santità.
Spedito in Vaticano per la presentazione del San Pietro con Omar Sharif durante il Sinodo, il titolare di questa rubrichetta ascoltò con le sue orecchie l’attore egiziano che ispiratissimo parlò del film come di un’esperienza che gli aveva cambiato la vita; così come il regista Giulio Base trovò il modo di confessare l’emozione e il timore provati dinanzi alla richiesta di farsi crocifiggere a testa in giù senza ricorrere alla controfigura. Applausi, musica e via. Poi, tempo una settimana, venne fuori sui giornali che Sharif, alticcio, aveva dato un sacco di botte a un povero posteggiatore guatemalteco dopo una lauta cena a Beverly Hills. A riprova che siamo tutti peccatori, certo gli attori e i giornalisti, e al limite pure i santi.

Sul Venerdì del 16 settembre 2022