Per dire quanto facilmente si sbaglia, anche se poi neppure troppo, nell'ormai lontana primavera del 2009 il tenutario di questa rubrica di indizi visivi e non ancora neurovisivi ne dedicò una al già allora ferocissimo satrapo della Cecenia iniziando con le seguenti e temerarie parole: "Chi scommetterebbe anche solo 20 centesimi sul futuro non solo politico di Ramzan Kadyrov"? Mai proporre scommesse, tantomeno sulla carriera dei dittatori; perché sono passati più di 13 anni e quel medesimo Kadyrov, alla testa del suo personale esercito di kadyrovisti, è uno dei personaggi chiave non solo della guerra in Ucraina, ma degli stessi equilibri del Cremlino quale falco tra i falchi, nemico acerrimo del ministro della Difesa Serghej Shoigu nonché fautore della bomba nucleare tattica. Tra i motivi che nel 2009 l'avevano posto all'attenzione del Venerdì, oltre ovviamente all'assassinio della giornalista Anna Politkovskaja e di altri scomodi personaggi che infastidivano Putin, c'era la combinazione estetica di microfono, anellone al mignolo e incredibile pistola d'oro da killer cinematografico, là dove i tre elementi, sullo sfondo di una smagliante camicia bianca, s'imponevano come la rappresentazione geometrica e simbolica dell'eterno dispotismo: propaganda, ricchezza e violenza. Debitamente incorniciata alle spalle del tiranno, completava il quadretto in forma d'ectoplasma la vera sorgente del potere assoluto, rozzo e vistoso di quel barbuto giovanotto: il ritratto-icona di Putin che sembrava benedire l'esibizione del suo utile protetto. Chissà dove è finito il revolver dorato. Nel frattempo Kadyrov ha continuato ad allevare tigri nel suo zoo privato, ha incrementato il suo parco macchine con ulteriori Ferrari e Bentley, ha promesso rubli, farina e zucchero ai poveri che battezzano un figlio con il nome di Maometto. Sennonché gli autocrati pencolano sempre un po' verso l'infanzia, così ha invitato a Grozny Mike Tyson, è voluto scendere in campo da titolare in una partita del cuore contro il Brasile campione mondiale di Ronaldinho e Kakà, ha recitato una particina di action movie con Van Damme e ballato una "infuocata lezginka" con Ornella Muti, peraltro toccatissima da quella "gente meravigliosa". Su Instagram lo si può vedere festeggiato per il suo compleanno, con diplomi, invocazioni e donne dal velo bianco; eccolo poi che corre in montagna, doma cavalli, bacia cerbiatti, tira da solo pesantissimi trattori, spaventa i compagni di gita campestre sventolandogli sotto il muso un serpentello. Fu un errore ribaldo, tanto tempo fa, scommettere sulla sua durata al comando. Ma anche oggi, onestamente, tra congiure, ostentato lifestyle ed esplosioni nucleari un tipetto così si fa prima a perderlo che trovarlo.