Qualche settimana fa Pannella si è staccato dalla pietra, è caduto per terra e si è rotto in mille pezzi. Nessuno sa quando esattamente è successo, né il perché né il per come, ma di sicuro il volto in ceramica che adornava il monumento innalzato lo scorso maggio al leader radicale dall'amministrazione comunale di Teramo, città natale di Giacinto detto Marco, è finito misteriosamente in frantumi.
Come ovvio, verrà restaurato e restituito alla stele. Ma con una ribalda incursione nel pensiero magico, o se si preferisce nel mondo delle sincronie e delle coincidenze, si coglie qui l'occasione per far notare che lo strano incidente ha avuto luogo più o meno in contemporanea con il lancio del documentario Marco inedito di Giovanni Terzi e Simona Ventura, che raccoglie materiali registrati negli ultimi cento giorni di vita di Pannella, e con la messa in onda del Romanzo radicale, la docu-fiction girata da Mimmo Calopresti per la Rai.
Ora, non si entrerà qui nel merito delle due operazioni creative, se non per dire che la prima, certo mossa dall'affetto della coppia che ha assistito Pannella (Matteo Angioli e Laura Hart), finisce per schiacciarne un bel po' la figura sui personaggi ricchi, famosi e potenti che andarono a trovarlo in extremis; mentre per la seconda, che combina immagini di repertorio con sequenze recitate da attori, fermo restando la buona fede del regista dispiace qui confessare di averla trovata di una modestia a tratti persino imbarazzante.
Ma non è questo il punto. Con la suggestione della rovinosa fuga di Pannella dal suo stesso monumento ciò che si vorrebbe solo per un attimo mettere a fuoco è l'impossibile santificazione di una figura che a tale esito ha sempre strenuamente resistito, magari anche per il timore di essere rappresentato come un pupazzone oscillante fra sdolcinata oleografia e il museo delle cere.
Forse il ricordo di Pannella è ancora troppo vivo per essere addomesticato. Forse il suo personaggio resta troppo ingombrante per il piccolo schermo. Forse era troppo povero, coraggioso, ossessivo, rompiscatole, altruista e dissipatore di sé e degli altri per potersi trasformare in un prodotto commerciale. Forse è impossibile fare un film decoroso su una figura che della sua vita ha fatto il più splendido film.
Quando gli chiesero come s'immaginava l'aldilà, rispose: "Ci sono miliardi di atomi che se ne vanno nell'aria, la persona è energia, il pensiero di chi se n'è andato acquista uno stato attivo, una sua concretezza". Non suoni dunque troppo pazzesco ripensare a quella sua maschera di ceramica che dopo appena cinque mesi si ribella alla materia e se ne separa deflagrando insieme con l'omaggio postumo dei pigri bio-pic, la mesta vanità dei red carpet, i sensi di colpa e le code di paglia.
Pubblicato sul Venerdì del 25 novembre 2022